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Scritto da Agostino Salvi
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Tutto è iniziato moltissimi anni fa, precisamente nella seconda metà del XIX secolo quando, a seguito della riduzione dei privilegi nobiliari introdotti dal Granduca Leopoldo e dalla successiva abolizione delle leggi feudali avvenute con l’unità d’Italia, la famiglia Ubertini che per secoli aveva posseduto il Feudo e il Castello di Chitignano si trovò senza un reddito, senza alcuna professionalità e con l’obbligo di versare i tributi sulla proprietà al neonato stato italiano. Inizialmente furono venduti i poderi, una volta vanto dei conti Ubertini, che portavano ora solo tasse e niente ricchezze, poi terminati i possedimenti, nel 1892, il fisco si impossessò del castello di Chitignano per venderlo all’asta e ricavare di che soddisfare le legittime pretese. L’attento e irreprensibile funzionario statale del periodo pensò di trovarsi a disposizione un bene troppo grande da vendere a un solo proprietario, così che decise di suddividerlo in tre lotti: ala Sud, ala Nord ed intera mobilia. In quel periodo di grandi rivoluzioni industriali, sociali e storiche si faceva avanti un nuovo tipo di ricchi: gli impresari. Fu così che i terreni svenduti per necessità furono acquistati in gran parte da una famiglia proveniente dalla Romagna. Tale famiglia intendeva sfruttare l’agricoltura in maniera più imprenditoriale di quanto non fosse stato fatto dai conti e dal loro contado, illudendosi forse di ottenere gli stessi risultati della più fertile terra d’oltre Appennino e, trovandosi nella necessità di avere dei magazzini dove conservare i raccolti, acquisirono anche una parte del castello di Chitignano (l’ala sud) destinandola appunto a granaio. Si trattava della famiglia Beni. |
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Scritto da Roberto Gennari
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Fabio Butteri: dopo vent’anni con i giovani il Subbiano nel destino, per la sua prima avventura con i “grandi”
Incontriamo Fabio Butteri, 46 anni, mister del Subbiano, davanti a una pizza in un ristorante del posto, subito dopo la fine dell’allenamento. L’incontro è informale, molto informale, perché, come ci dice lui stesso, «non sono tipo da interviste vere e proprie, non ci sono abituatoı. Insieme a lui, Mauro Arrigucci, Direttore sportivo della squadra casentinese, l’uomo che ha convinto Butteri a provare davvero a fare l’allenatore di una prima squadra, dopo una lunga – e piena di successi – carriera da allenatore di squadre giovanili. Il suo curriculum ormai quasi ventennale fa di lui l’allenatore che ha vinto di più a livello giovanile nelle nostre zone, da diversi anni a questa parte. Ben cinque campionati vinti, quattro finali all’attivo (due finali regionali e due finali di Coppa Toscana), alla guida di squadre come Chimera, Sansepolcro, Tuscar, Bibbiena. Logico aspettarsi, dunque, che prima o poi sarebbe approdato a una squadra grande. Ma perché proprio a Subbiano? E quanta differenza c’è tra allenare dei giovani e una prima squadra? Lo sentiamo dalle parole di Fabio. |
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Scritto da Roberto Gennari
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L’U.S.D. Capolona vola verso il mezzo secolo di vita con rinnovato entusiasmo e un settore giovanile che continua a essere un fiore all’occhiello La storia della società sportiva cono
sciuta oggi come U.S.D. Capolona (ma che da sempre si è chiamata Unione Sportiva Capolona) ha inizio nel lontano 1961, praticamente insieme a quella del paese che attualmente è il capoluogo del comune omonimo. Una storia fatta di alti e bassi, come la maggior parte di quelle delle società sportive del nostro territorio, ma che negli ultimi anni ha conosciuto una nuova ventata di entusiasmo, dopo che si era dovuti ripartire dalla Terza categoria per varie vicissitudini che qui sarebbe complicato e forse anche poco opportuno raccontare in tutti i suoi risvolti. |
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Scritto da Christian Bigiarini
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È nata la nuova Polisportiva che riparte con lo sport più amato dagli italiani ■ Ogni società sportiva, ogni squadra di calcio, blasonata o meno, ha subito nel corso della sua storia alterne vicissitudini. Momenti di gloria e momenti bui. Dall’altare alla polvere e viceversa. |
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