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Oggi è facile incontrare adepti di guru-maghi bene addestrati. Se sei in crisi, ti offrono il rimedio in oasi artificiali, a patto che ti stacchi dal mondo e impari a meditare ripiegato su te stesso. Qualora poi la crisi perduri, c’è per te uno studio, aperto dallo stesso guru, e uno psicologo di sua fiducia, assistito da guaritori fai-da-te. Qualcuno s’impegnerà a coltivare i tuoi sensi di colpa: «Amico – ti potrà dire – hai violato le regole della “meditazione profonda”!». Oppure ti chiederà (come sanno bene gli abitanti di Farneta, nell’aretino) se hai fatto il bagno freddo e il digiuno, se hai dormito per terra, se mattina e sera hai riempito il modulo dell’esame di coscienza, se sei stato alla riunione settimanale e mensile e al corso annuale, se hai obbedito al direttore spirituale, se ti sei astenuto da… e giù una lista delle piccole-grandi gioie che allietano la vita. Così il cerchio si chiude. Ti aspetta una delle dipendenze peggiori: quella dell’anima da una serie fitta di pratiche esteriori. E questo lo pagherai in denaro, o in terre e case, o in lavoro nero privo di qualsiasi sicurezza. Può anche capitare che un “amico” t’inviti a casa per un misterioso incontro. Non troverai pentole con il fondo così e così…, o creme che tolgono una ventina d’anni. In ballo c’è ben altro. Troverai psicologi che si dicono capaci di farti scoprire in cinque giorni l’“io profondo”. Il corso ha luogo nella martoriata Aquila. Costa alcune decine di euro, più le spese d’albergo, ecc. Ma cosa sono quattro soldi, di fronte a un’esplorazione che nessuno speleologo potrà mai offrirti? Questi casi mi sono tornati in mente per contrasto quando, trovandomi a Capolona, ho avuto modo di ripensare a Roberto Assagioli e alla “psicosintesi”. Già, perché il grande “medico dell’anima” è morto il 23 agosto 1974 a villa La Nussa, dove per trent’anni aveva passato l’estate, seguito da studiosi di tutto il mondo. Ora, un trafiletto non può esporre la sua complessa teoria sull’«intelligenza dell’amore». Ma è almeno in grado di destare una sana curiosità. Racconta Piero Ferrucci che una volta il suo maestro Assagioli gli disse: «Noi uomini siamo come la ninfea: la sua bellezza, il suo profumo sono alla luce del sole, ma le radici stanno sotto il pelo dell’acqua, nel fango». Al che il discepolo, in tono polemico: «Ecco il moralismo! Gli istinti, la sessualità, il corpo sono il “fango”, lo spirito è bello perché separato dalla materia». Ferma e chiara la risposta di Assagioli: «Per nulla. Il moralista sei tu. Pensi infatti che il fango sia brutto e sporco. Per me è una sostanza viva e fertile, bene unita al fiore. Senza di esso la ninfea non vivrebbe». Il lavoro d’integrazione della persona, attivato da Assagioli, si propone di favorire l’unione fra l’anima e il corpo, fra conscio e inconscio, fra il “Sé” (l’identità vera dell’uomo) e il tessuto delle relazioni interpersonali, fra meditazione e azione. Muovendo dall’idea che la malattia è divisione, la psicosintesi vuol guarire creando dovunque unità. Ma «l’unità – avverte Assagioli – non è punto di partenza, non è dono gratuito: è una conquista, è l’alto premio di una lunga opera; opera faticosa ma magnifica, varia, affascinante, feconda per noi e per gli altri, ancor prima di essere ultimata». «Per gli altri» la psicosintesi insegna che la sostanza del nostro essere dipende dai nostri rapporti. Il modo più diretto per migliorare la salute psicofisica consiste nel creare legami con gli altri. Con la propria gente, non solo con gli affiliati alla medesima setta, costruiti in serie dal guru. In particolare, vanno condivisi l’amore e la gioia. Se la sofferenza umana è spesso causata dalla negazione di questi sentimenti, il “paradiso” consiste nella certezza dell’amore e della gioia. Lo psichiatra Ronald Laing ha scritto: «La nostra civiltà non reprime solo gli istinti e la sessualità, ma anche ogni forma di trascendenza… Ultimamente però quello che è stato rimosso sta riemergendo sotto forma di nuova sensibilità religiosa, connotata da esiti spesso ambivalenti. Da un lato la moda dell’occulto, le sette, il fascino dell’esotico e dell’esoterico, la sottomissione a sedicenti guru, le superstizioni. Dall’altro la ricerca di un’autentica esperienza spirituale, vissuta in prima persona, senza intermediari, mediante un lavoro interiore che coniughi contemplazione e azione». Il cristiano (Assagioli era un credente) trova il cuore della psicosintesi nella parola rivolta da Gesù a un sordomuto, prigioniero del corpo malato. “Effata!”, “Apriti!”. La vita del “profeta itinerante”, spesa completamente per gli altri, indica il senso generale di questa espressione che vale un programma: apriti ai tuoi simili e al mondo. Apriti per conoscere la realtà meditando e per cambiarla agendo. Giacché «chi vuol salvare la propria vita la perde, e chi la dà senza calcoli la salva». |