16 luoghi magici del Casentino. E lei (o lui) ti dirà di sì… ;-)

Viaggio semiserio in alcuni  luoghi di incanto e suggestione della vallata casentinese, ambientazioni ideali per quelle tre-quattro domande fondamentali della vita da fare al tuo partner. Quelle che  non prevedono un no come risposta

1. 16. Il Monte Penna

(foto Andrea Gambassini)

Penn, dio celtico delle alture, protettore dai rischi e dalle insidie della montagna (in special modo negli Ap-Pen-nnini, che da lui prendono nome) crediamo sarà certamente un valido aiuto anche nel non farvi inciampare nella dialettica delle argomentazioni.
Ma il nostro consiglio è un alba sul Monte Penna. Quando la bruma si dissolve con il sole nascente, lasciando spazio ad una vista mozzafiato…

2. 16. Matelda

(Foto coop. Inquiete)
“ …Ma non erano solo i menestrelli l’oggetto della concupiscenza della nobil signora, paggi e piccoli cavalieri, artigiani e lavoranti, non aveva molta importanza…
I requisiti fondamentali è che fossero giovani, belli e aitanti.
Ovviamente non sappiamo chi fu il primo della nutrita lista di amanti della giovane dama, ma sappiamo che ben presto ci fu un via vai di giovani che entravano tra le mura del maniero; ma non ne uscivano più . Matelda, dopo l’amplesso, faceva uscire i giovani amanti da un passaggio segreto; i giovani,ancora storditi dall’avventura,passavano su trabocchetti che si spalancavano e inghiottivano tutti,senza lasciare traccia del loro passaggio…”
Luogo di grande suggestione… percorrete le mura del castello di Poppi, cercate con lo sguardo la Torre del diavolo… siamo certi che il fascino della contessa ancora aleggi tra le mura, affacciatevi dalle torri… e guardate a valle.
E chissà, magari Matelda potrà darvi una mano con le sue abilità di incantatrice. Ma fate attenzione. E soprattutto… occhio ai trabocchetti.

3. 16. Il lago degli Idoli

(foto A.G.)

“nullus enim fons non sacer” (Servio, ad Aen, 7, 84). E se tutte le fonti sono sacre… la sacralità del momento è assicurata. Anche perché i riti legati all’acqua presentano sempre una certo fascino. Se volete concedervi un lusso, potete anche avventurarvi nel ricordare il mito bretone di Excalibur, la spada magica di re Artù, restituita alla Signora del lago (o le prosaiche monetine gettate in fontana di Trevi, per volare basso). Una promessa, qui, assume davvero un significato particolare…

4. 16. La Foresta della Lama

(Andrea Gambassini photographer)

L’angolo di paradiso del Parco Nazionale non poteva mancare in questo escursus di luoghi delle emozioni. Una superba foresta che improvvisamente si apre tra torrenti, scogliere, discese ardite, risalite. Piante secolari, sorgenti, ruscelli e una flora ed una fauna ricchissime (La Lama gode di un microclima tutto suo) che contribuiscono a creare questa atmosfera fiabesca che, ne siamo certi, garantirà una giornata degna di essere ricordata. E pazienza se al ritorno dovrete affrontare lo scoglio degli scalandrini. In fondo… Parigi val bene una messa…

5. 16. Fangacci

(by coop. Inquiete)

E qui, qui la vista la fa da padrona. Lo sguardo si perde in un susseguirsi di boschi incantati, il lago di Ridracoli: 103 metri di altezza, 36 metri di larghezza dell’invaso, 432 metri di lunghezza, 600.000 metri cubi di calcestruzzo. Risultato? Ridracoli: dove la foresta si specchia sul lago. Praticamente un miracolo. Da vedere

6. 16. La Croce del Pratomagno

(by Casentino Selvaggio-Valter Ceccherini)

Il crinale. Percorrere il sentiero 00, la dolcezza dei saliscendi del grande prato, specialmente durante la stagione della fioritura predispone certamente l’animo in senso positivo.
1592 mt di altezza sul livello del mare, e una serie di viste mozzafiato dovrebbero essere una garanzia per ottenere il risultato sperato. Esiste anche la possibilità di avventurarsi alla ricerca della Spada nella roccia (che non riuscirete ad estrarre, ve lo anticipiamo, quindi non fatevi prendere la mano dal pathos del momento). Ma poi, basta arrivare alla Croce, orientare lo sguardo a 360°. E probabilmente non ricorderete nemmeno perché siete saliti fin lassù…

7. 16. Il bosco delle Fate

(Photo Alessandro Ferrini)

La Forestale lo sa. Ci sono gnomi e fate. “Potrebbero essere rappresentazioni sensibili dello spirito del bosco – spiega Stefano Cazora, capo ufficio stampa del Corpo Forestale dello Stato e autore di un libro, “Luoghi della meraviglia”, dedicato agli itinerari del fantastico in Italia – se il bosco ha una sua forma di intelligenza, stando ad alcuni studi scientifici, a questa potrebbe corrispondere una forma di spiritualità semplice di cui lo gnomo è rappresentazione” (intervista a La Stampa 2015). Gnomi dell’Appennino, fate nel Casentino.  Questa è la geografia da tenere presente. Guardare verso il basso quindi. E tornare un po’ bambini. Che non guasta mai.

8. 16. La buca del tesoro

(fonte Escursionando)

Alla ricerca del tesoro di Annibale. Qui l’escursione si fa impegnativa. Bisogna salire sul Montefatucchio, nel giorno di giugno in cui si radunano le fate. Poi rintracciare l’antica spada lungo il terrente Corezzo, una lunga corda, 8 monete. Attendere poi il 2 di novembre, dirigersi nel punto più alto tra Rotta dei Cavalli e Poggio dei tre vescovi e poi… e poi… e poi mica possiamo dirvi tutto noi. (Comunque al termine di tutto questo ci sentiamo di garantire il risultato. Un tesoro, siamo sicuri,  lo troverete certamente).

9. 16. La Giogaia

(photo Alessandro Ferrini)

“Indi la valle come ‘l dì fu spento dal Pratomagno a gran giogo coperse di nebbia; E ‘l ciel di sopra  fece intento, sì che ‘l pregno aure in acqua si converse;”

E qui, d’obbligo la citazione dantesca. Purgatorio. V Canto. Dove Dante Alighieri racconta il momento drammatico di una guerra, immortalando nei versi l’attimo prima del temporale che coprì i corpi senza vita della battaglia di Campaldino. A questa immagine di dolore del Giugno 1289 (nella quale appunto egli ricorda il gran giogo), preferiamo senza dubbio l’immagine della dolcezza del tramonto alla Giogaia nel Luglio del 2016. Certi che, se il sommo poeta fosse qui  adesso, probabilmente troverebbe un modo per rappresentare tale bellezza.

10. 16. D’Annunzio docet

(Photo Alessandro Ferrini)

“È un mattino di settembre, dopo l′equinozio. L′aria è temprata d′una così chiara toscanità
[…]La campagna ha un odore appassionato, forse di foglie che il settembre cuoce.[…]
[…]Tutto quel che v′è di pio e di rubesto nel Casentino sembra a un tratto scendermi nel più profondo a ritrovare le matrici del mio genio originario.[…]
[…] vorrei esser nato qui, nella terra della Verna e di Michelagnolo. Qui, più che altrove, posso io irrobustire la mia pertinace salvatichezza nativa e nel tempo medesimo spiritualizzare fino all′apice della grazia ogni mio istinto selvaggio.”

(Gabriele D’Annunzio, Il secondo amante di Lucrezia Buti, 1924)

Quindi provate a declamare anche voi. In fondo la Eleonora Duse perse la testa per questa vena poetica. Un particolare: il vate declamava cavalcando nudo sulla Piazza d’armi di Romena… immedesimarsi va bene. Ma fino ad un certo punto. Chiaramente.

11. 16. Cena al Castello

(photo Roberta Fabbrini)

Ah se gli alberi e i muri potessero parlare…” Entrare nel Castello degli Ubertini, a Chitignano, è come  essere catapultati in un’epoca passata, tra leggende e misteri… La scala segreta (che collega la cucina della servitù con la camera padronale ndr) il camino millenario, le prigioni, la sala della tortura, il ballatoio delle sentenze. Avventuratevi nelle sue scalinate, tra percorsi tortuosi  e mura ciclopiche, perdetevi nelle stanze delle guardie o nel piano della principessa, nella sua storia, nei suoi misteri, cercate di decifrare i misteriosi e inusuali affreschi… e vedrete che, come ha detto qualcuno: “Al castello degli Ubertini può accadere di tutto, il contrario di tutto, e tutto il contrario”. Quindi perché no… metti una sera, a cena…

12. 16. Le fonti di energia

(fonte Vecchievie.it)

Location piena di energia questa. Da tutti i punti di vista. L’impianto eolico di Secchieta. Ideale se avete a che fare con persone sensibili alle energie rinnovabili. E dominata dal vento. Dalla potenza del vento, dal rumore del vento, dal silenzio del vento. Dovendo inerpicarsi un po’… suggeriamo anche altre fonti energetiche alternative: portatevi panini con prosciutto e birre per esempio. Prosciutto tassativamente Pratomagno. Ah, e un nostro augurio: che, dopo tanta fatica,  non siano parole al vento le vostre…

13. 16. Per metterla (o metterlo) a suo agio…

(fonte Panoramio Paolo Biguzzi)

Campo dell’Agio. Appunto.  Strane storie di caprioli con gli occhi rossi si narrano da queste parti. Possiamo a torto o ragione ritenere che la robusta fama di latin lovers dei badiani abbia avuto in questo luogo un degno teatro :“Dio me cechi se ‘nnè vero” mi dice un amico. 

” S’allè vera allè bella ” rispondo. (I’ lo sapìo prima de lu’ ;-))

14. 16. Chiediglielo al tramonto

(IsaccoEmilianiphotographer)

E qui andiamo sul sicuro. Qualunque tipo di richiesta (che non sia un prestito… di questi tempi) di fronte a tanta bellezza dovrebbe trovare un sicuro accoglimento. Praticabile in ogni angolo di Casentino.

15. 16. O sotto le stelle

(photo Valter Segnan)

Ovviamente…

16. 16. E se tutto questo non funziona…

(photo arezzoora)

La spiegazione più probabile a questo punto potrebbe essere che abbiate scambiato lucciole per lanterne. E allora, date retta a noi… fatevene una ragione. 😉

 

 

 

 

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Roberta Fabbrini
Roberta Fabbrini, nata a Bibbiena (AR), (ma cresciuta a Cetica ndr) vive e lavora in Casentino, dove fin dal 1996 svolge la libera professione di Architetto. Appassionata di Arte, Architettura e Paesaggio, e di Recupero del patrimonio storico, collabora stabilmente con Casentinopiù fin dal 2010, tenendo una sua rubrica dal titolo Architettura & dintorni. Appassionata verso tutto ciò che riguarda il Casentino e i casentinesi , scrittrice sempre per passione, si è scoperta da poco tempo anche amante dell'escursionismo naturalistico e del trekking. E della buona tavola. Ma questo da sempre. Tutti settori che rendono il Casentino la sua terra ideale.