A Sanremo un affronto alle donne: una riflessione di Rossana Farini

Non ci bastava Salvini che scampanella alle case alla caccia di spacciatori, no! Abbiamo voluto esagerare e ci siamo concessi il lusso del rapper Junior Cally a Sanremo. Tanto per farci capire che paese siamo, quale persone lo rappresentano e in che modo vogliamo essere rappresentati. Salvini lo lascio alla sua pena. Se ce l’avesse avuto davvero “duro”, come ha fatto notare Fabio Volo, forse avrebbe suonato ad altri campanelli. Quello che mi interessa adesso, a pochi giorni dall’inizio della nostra kermesse nazionale, è il rapper poco prima citato. Basta ascoltare qualche suo pezzo e tutto si fa chiaro: a Sanremo qualcuno ha esagerato. Creare attenzione verso un evento per paura dell’audience? Doppio affronto alle donne italiane. Piccolo errore? Imperdonabile quando di mezzo ci sono fiumi di soldi e una manifestazione simbolo. I soldi sono i nostri o mi sbaglio? Se Sanremo ha bisogno di questo Junior Cally anche solo per creare attesa, forse dovremmo tutti fare una corposa riflessione sugli scivoli in cui siamo saliti.

Su certe cose non si scherza. Le sue “canzoni” (ma come si fa a chiamarle così?), inneggiano alla violenza contro le donne e vengono utilizzati termini di una volgarità allucinante. Basta leggere un brano del 2017 in cui il ragazzetto cantava: «Lei si chiama Gioia / balla mezza nuda, dopo te la dà / Si chiama Gioia perché fa la tro.. / L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa / c’ho rivestito la maschera».

Nessuno mi potrà convincere che sono una ignorante e che di musica non ci capisco nulla. E nessuno mi potrà dire che qui c’è arte che non capisco, che sono agèe e che i giovani oggi si esprimono così. La verità è che viviamo in una società sessista. La verità è che la gente ama sentire e dire queste cose nascondendosi dietro l’arte. Ma l’arte non è il passaporto dell’orrore. E se questo ragazzotto dice che il rap è finzione io rifiuto questa finzione. L’arte veicola dei messaggi e se i messaggi che lui intende veicolare sono questi, io mi schiero con chi vuole boicottare Sanremo.

E poi, mi chiedo, perché sulle questioni femminili facciamo sempre parlare gli uomini con abito talare o senza? Parliamone noi, è noi che toccano certe questioni. Facciamoci sentire, magari dicendo al Vescovo di Ventimiglia, che è intervenuto sulla questione del rapper, “Ok grazie Eccellenza, ma ci pensiamo noi”.

I passi indietro fatti dopo le polemiche non contano più. Mio nonno diceva sempre “Ci dovevi pensare prima”, santa saggezza contadina. A Sanremo sono state chiamate un sacco di donne per fare cosa, mi chiedo? La storia è sempre quella: vestiti, pezzi di pelle, sorrisi, poche parole e tanta audience. Impopolare? Sì sono impopolare, noiosa, “ista” ma soprattutto non mi va di essere presa in giro come donna e come cittadina. Se la tv nazionale ci offre questo, guarderò un bel film.

Rossana Farini