Anche il Casentino alla decima edizione di Oltreterra

Alla sua decima edizione, Oltreterra si riscopre più giovane che mai. Le nuove generazioni, studenti, professionisti freschi e ora anche attivisti del movimento per la rinascita della montagna, nato nell’Alta Val Bidente dall’idea di Slow Food Italia e Legambiente, con il sostegno del Parco delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna e Romagna Acque, hanno preso voce e “dettato la linea” di quello che alla montagna servirà per affrontare le sfide del futuro.

Nella seconda giornata di lavori, dopo quella di giovedì in cui sono state presentate 16 relazioni di esperti  su cui hanno lavorato ben sette tavoli tematici con la partecipazione di circa 140 delegati, si sono tirate le somme e messi sul piatto gli obbiettivi da realizzare da qui all’immediato futuro. Proposte che sono state consegnate anche alle istituzioni, a cominciare dalla Direzione generale dell’economia montana e delle foreste del Ministero dell’agricoltura rappresentato dalla direttrice stessa Alessandra Stefani, da sempre al fianco di Oltreterra. Partecipi anche i sindaci della Vallata del Bidente e del Casentino:  Daniele Valbonesi di Santa Sofia, Francesca Pondini di Galeata,  Nicolò Caleri di Pratovecchio Stia.

“La cosa meravigliosa di queste due giornate è stata la parola più volte ripetuta:  competenza, competenza, competenza. Prima di tutto riferita ai giovani sul territorio, che devono trovare la dignità per poter rimanere e continuare a conservare la montagna – commenta Gabriele Locatelli, ideatore di Oltreterra con Slow Food Italia -. Tante delle figure che hanno gestito finora questi luoghi stanno andando in pensione e se non ci preoccupiamo di sostituirle con  giovani che abbiano passione e conoscenze rischiamo davvero di far morire la montagna. Mi ha colpito vedere a questa edizione anche tante donne in più e quindi sono ottimista sul fatto che la nostra montagna possa rinascere”.

Quello che è emerso è che certamente ora la montagna nell’agenda politica è presente e Oltreterra ha avuto in questo un ruolo, basta pensare che l’“Accordo di foresta” divenuto norma è partito proprio da qui. Ora ci sono già nuovi progetti su cui lavorare, oltre a quelli avviati e da portare avanti.

“Vorremmo certamente arrivare in fondo con la nuova normativa sui dei crediti di carbonio, ma questo è un progetto nazionale -aggiunge Gabriele Locatelli -. Per quanto riguarda Oltreterra sicuramente porteremo avanti le istanze proposte dai giovani per le politiche utili a ricucire le comunità di montagna. Lavoreremo sui legni storici, crediamo che la rete sia stata formata e che ora possa partire: avere legni storici significa dare valore ai legnami italiani che hanno creato la bellezza artistica e architettonica del nostro Paese. Ma il tema più rivoluzionario e stimolante  è quello legato ai pascoli. Slow Food è partita da qui un anno fa con il progetto nazionale sulle aree aperte e i prati stabili  ed è un’idea sfidante perché nei pascoli si trova la gestione corretta della democrazia: lì devi capire dove sta l’equilibrio fra allevatori, animali, predatori, turisti, cani da guardiania e devi imparare a  esercitare in maniera perfetta la vita di ogni comunità”.

In sintesi le proposte dei sette tavoli di lavoro di Oltreterra 2023

 Politiche per ricucire un paese

“I giovani chiedono lavoro e formazione per restare” ha scandito bene Alessia Martella, studentessa di antropologia culturale. Oltreterra propone di creare competenze puntando sui giovani presenti nei territori montani per  facilitare la permanenza di chi già in queste terre ci vive. Solo la presenza di competenze qualificate può permettere alle risorse rese utili dai diversi canali finanziari di essere trasformate in progetti in grado di essere messe in cantiere, poi correttamente rendicontate. Servono poi “luoghi di comunità” in tutti i comuni di montagna, dove si concentrino servizi pubblici, somministrazione, vendita, cultura, opportunità per residenti e turisti. Sul modello francese del programma “mille bistrot”, Stato e Regioni possono intervenire finanziariamente per costruire questi luoghi.  Serve poi una maggiore fiducia fra cittadini e istituzioni, mantenimento e implementazione di servizi pubblici, una fiscalità agevolata per la montagna.

Pascoli e aree aperte

“Sostenere le piccole aziende montane è fondamentale per gestire il territorio – ha sottolineato Davide Alberti, del Parco Foreste Casentinesi -. Attraverso la valorizzazione dei pascoli si possono sposare le esigenze di conservazione con le economie di montagna”. Da Oltreterra si rilancia quindi l’idea di continuare la formazione attraverso la scuola di pastorizia attivata dal Parco delle Foreste Casentinesi per l’avvio di nuove aziende e per  creare anche un collegamento fra domanda di manodopera e offerta, le richieste di partecipazione sono state infatti per questo primo anno oltre le attese.  È importante affrontare il problema delle frodi nell’aggiudicazione dei contributi europei, dare rilievo ad aziende locali “piccole e sostenibili” e promuoverne i prodotti, sfavorendo l’aggregazione di grandi superfici, lavorando sulla creazione di bandi virtuosi, anche per dare risposta alla domanda di “accesso alla terra”.  Esiste poi un problema di convivenza con i grandi carnivori, una questione culturale che genera uno scontro ideologico e polarizzato, spesso esacerbato dalla strumentalizzazione politica. Occorre favorire sensibilità diverse, giovani e positive sul tema e l’applicazione delle buone pratiche esistenti. Per affrontare questo delicato aspetto è stata proposta l’istituzione della figura di un mediatore di conflitto specializzato in questo ambito.

Accordi di foresta

Ad Oltreterra è nato l’Accordo di foresta che oggi è norma, ma non è finita qui. L’Accordo di foresta si sta dimostrando uno strumento efficace sotto vari punti di vista, sia per la sua duttilità che per l’effettiva capacità di azione. La caratteristica più importante dell’Accordo è quella di attribuire in modo chiaro compiti e responsabilità ai vari sottoscrittori, pubblici e privati, con la possibilità di individuare un “soggetto esecutore” dell’accordo stesso. Dai primi esempi di attuazione emergono tuttavia alcune criticità che necessitano di essere affrontate e chiarite per proseguire e irrobustire l’operatività dello strumento. La proposta è quindi quella di sfruttare l’occasione di Oltreterra, dalle prossime dizioni, per organizzare un “Forum degli accordi di foresta” che consenta di illustrare le caratteristiche e il funzionamento dei vari accordi già sottoscritti e permetta il confronto tra le varie realtà. Finalizzare inoltre le inee guida di sintesi che sono già state abbozzate per poterle rendere disponibili agli interessati e infine animare la pagina internet di Reterurale perché possa fungere da agorà virtuale degli Accordi di foresta.

Turismo forestale del benessere

Antonio Brunori, segretario di Pefc Italia h sintetizzato le proposte sul turismo del benessere legato alla fruizione dei boschi e delle foreste. “Se la pratica del forest bathing (immersione nella foresta) è vista come prodotto turistico, il bosco deve essere fruibile e il suo accesso deve essere garantito, nel tempo e nello spazio, preferibilmente in un bosco gestito e con certificazioni di gestione forestale sostenibile verificate da enti terzi. Sarebbe auspicabile che le pratiche di forest bathing e di terapia forestale fossero riconosciute dal Sistema sanitario nazionale, con specifici protocolli per entrambe. Fondamentale è che il benessere forestale sia inclusivo, per evitare un turismo elitario. I benefici apportati dalle pratiche di forest bathing dovrebbero essere alla portata di tutti. Si tratta di pratiche fattibili con una gestione forestale sostenibile, attenta all’impianto logistico in cui praticare queste attività con un’offerta di una rete sentieristica idonea a queste pratiche, con la possibilità di scegliere accompagnatori formati e competenti”.

Legni storici

L’obiettivo che Oltreterra si è proposta è quello di valorizzare l’impiego dei legni storici per ristrutturazioni e restauri e parallelamente quello di valorizzare sul mercato le produzioni delle aree storiche. “Per questo è necessario realizzare una rete di aree forestali che comprende quelle di riserva storica e insieme quelle storiche di produzione forestale – ha spiegato il professor Luigi Hermanin -. Le aree forestali di riserva storica sono quelle in cui il fine prioritario è quello di allevare alberi, o popolamenti, di dimensioni e qualità tali da poter soddisfare nei restauri le specifiche di sicurezza previste per gli edifici. Tali aree andrebbero individuate in foreste storicamente utilizzate per trarne legname impiegato in grandi edifici pubblici. Queste aree dovrebbero essere registrate nei piani di assestamento, come aree a destinazione speciale, soggette a normativa particolare, ma in grado di svolgere anche le altre funzioni della foresta, in particolare quella di fruizione di ristoro, ma anche specifica funzione culturale. Le aree storiche di produzione sono localizzate e definite in uno spazio geografico locale. Per esse può essere creato un marchio di origine garantita”.

Crediti di carbonio

“Ci accorgiamo che la vendita dei crediti di carbonio non è solo una opportunità di ottenere un reddito integrativo ma anche uno strumento per incentivare la gestione forestale sostenibile – ha sintetizzato  Saverio Maluccio del Crea -. Questa gestione inoltre aumenta la resilienza dei boschi ai disturbi, come possono essere gli eventi estremi. L’approvazione di linee guida istituzionali per la generazione certificazione e vendita dei crediti di carbonio è una attività prevista anche dal regolamento europeo sui carbon removal che è ormai in fase di definizione e di approvazione finale.

La testimonianza che viene dagli amici di Oltreterra è che è necessario rendere lo strumento del mercato dei crediti di carbonio più semplice da attuare.  Per questo motivo sono necessari degli accorgimenti per rendere economicamente vantaggioso la vendita dei crediti. La certificazione, il regime fiscale, il costo degli interventi di gestione sono al momento molto onerosi rispetto al guadagno offerto dai crediti di carbonio agli attuali prezzi di mercato”.

Festesagge

E’ il modello di festa di paese  sostenibile dal punto di vista ambientale e fortemente radicato  alla storia e ambiente di un territorio. Un’idea che con Oltreterra è cresciuta negli anni. Emerge dal confronto che i principi di festasaggia caratterizzano ormai in maniera permanente le azioni delle diverse associazioni aderenti che oggi sono una ventina. Le attività del progetto hanno rappresentato la base anche per l’evoluzione verso nuove esperienze di sviluppo locale a partire dalle risorse endogene: es le coop di comunità. Ora gli obbiettivi prossimi sono: consolidare il rapporto con le scuole, sondare il gradimento dei partecipanti alle feste, esplicitare all’interno della festa il manifesto con i principi di Festasaggia e la presentazione dei produttori e di piatti in modo da stimolare atteggiamenti di verifica e monitoraggio sulla coerenza tra gli obiettivi e le proposte concrete; Incoraggiare e incrementare ancora di più il gemellaggio tra feste di ambiti territoriali diversi, qualificare la gestione dei rifiuti prodotti dalle feste, incoraggiare la fidelizzazione di chi partecipa a più Festesagge nell’arco dell’anno da un lato e dall’altro consolidare la rete dei diversi soggetti coinvolti, produttori, artigiani, associazioni, ristoranti.

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