Ancora una settimana per “Roma e la sua campagna. Immagini e testi del Grand Tour”, nella Casa Museo Ivan Bruschi di Arezzo

Una delle tele selezionate in esposizione

Il fascino del viaggio. La meraviglia di Roma. Un intreccio armonioso impresso nell’emozione di un dipinto. Di una selezione di dipinti. Raccolti ed esposti in uno dei più caratteristici luoghi d’arte d’Arezzo: la Casa Museo di Ivan Bruschi. Inaugurata il 22 maggio, e aperta ancora per una settimana, fino al 3 luglio, la mostra Roma e la sua campagna. Immagini e testi del Grand Tour, organizzata dalla Fondazione Ivan Bruschi e curata da Renato Mammucari e Fabrizio Nevola, ripercorre i molteplici frammenti vissuti da quei viaggiatori che, dal XVII secolo in avanti, si spinsero a visitare l’Italia affascinati dall’arte e dalla cultura. Le loro esperienze ed emozioni, il loro stupore e la loro meraviglia emergono silenziosamente dalle pennellate a olio o ad acquerello che definiscono i colori e i paesaggi della Roma antica e delle sue campagne. Queste opere di rara bellezza sono ora visibili, a chiunque fosse interessato, tutti i giorni tranne il lunedì, in via Corso Italia 14 (Arezzo), dalle 10 alle 19 (orario estivo).

La Casa Museo che ospita la mostra, originariamente una storica dimora nobiliare, venne restaurata da Ivan Bruschi, appassionato antiquario locale, che ne divenne presto il proprietario. A lui si deve la nascita dell’ormai affermata Fiera Antiquaria che si tiene ad Arezzo ogni prima domenica del mese, senza aver subito mai un’interruzione, dal 1968.

Nelle «sale di questo palazzo – si legge nel dépliant esplicativo che viene fornito ad ogni visitatore della mostra –, Bruschi riunì tutti i modi di vivere e di concepire il mondo tramontati; soprattutto è un luogo di suggestioni e di stati d’animo, atmosfere e dettagli». Infatti, percorrendo le vecchie stanzette della casa e le scalinate che conducono da un piano all’altro della palazzina, ci si imbatte in una esposizione eterogenea di oggetti che spaziano dalle urne etrusche ai libri antichi, dagli elmetti e le armature di guerra alle ceramiche, alle porcellane e alle statuette africane. Per non menzionare busti, sarcofaghi, oggetti di valore religioso e manufatti. In queste sale, dall’eleganza ancora antica, con mobili d’epoca e macchine per cucire del XIX secolo, si incontrano persino ventagli orientali e un kimono cinese di fine ‘800; il tutto, con qualche opera d’arte contemporanea qua e là che si inserisce in un contesto di raffinata originalità.

Attraversato questo variegato mondo culturale, si giunge infine nella sala dei dipinti. Selezionati e «provenienti dalle più eminenti collezioni di studiosi e cultori del tema», come scrive l’Avv. Gian Paolo Taddei, conservatore emerito della Casa Museo, le opere invitano il visitatore ad immergersi negli ambienti romani, quasi incontaminati, che rappresentavano la capitale della cultura mondiale di allora, come di oggi. E rappresentati così come li percepirono i viaggiatori del periodo che vollero immortalarli nelle loro tele, tutte realizzate tra fine ‘700 e inizio ‘900. L’esposizione tende a rievocare quindi, intorno alla città, una sorta di piccolo Grand Tour. Termine che pian piano andò a rappresentare storicamente un periodo ben preciso, in cui la cultura, sempre appannaggio dei più abbienti, diveniva però il tratto distintivo di una prestigiosa formazione individuale. In cui l’Europa si onorava di ospitare nobili rampolli e ricchi signori in giro per i suoi luoghi più rinomati, in un viaggio (tour, appunto) che li impegnava per diversi mesi, se non per diversi anni. Ogni itinerario e ogni meta culturale non potevano però prescindere e avevano sempre, come fulcro comune e irrinunciabile, la penisola italiana. E la città di Roma in particolare.

A completare questo straordinario quadro (parola quanto mai indicata), non poteva mancare, nel giorno dell’inaugurazione, il professor Attilio Brilli, uno dei più insigni studiosi della materia. Uomo di cultura e stimato ex docente universitario, Brilli ha affrontato numerosi studi nell’affascinante mondo del Grand Tour, realizzando opere di levatura internazionale e impegnandosi a creare, in prima persona, una sezione interamente riservata al “viaggio” nella biblioteca di area umanistica dell’Università di Siena (sede di Arezzo), dove, ai volumi dedicati al tema e in continuo sviluppo, viene assegnata una collocazione a sé stante.