Becarino, a La Cava la natura diventa una galleria d’arte a cielo aperto

Vi è mai capitato di riconoscere il volto di un uomo sulla corteccia di un albero? L’atto di questi artisti è ripassarne le linee e rendere pienamente espressa una forma, che, dalla natura, è soltanto abbozzata.
Siamo alla casa vacanze La Cava, località Becarino, dove si sono tenuti tre giorni di work-shop o ‘artist residence’, conclusisi il 29 aprile con una mostra aperta al pubblico. Il progetto ‘La natura come luogo di incontro artistico’ nasce dall’idea di Albien Alushai, un artista, Armaan Andrea Baracchi, proprietario de La Cava, operatore olistico e Andrea Ricci, coordinatore dell’evento e ricercatore dell’INRA (Istituto di Ricerca su Agricoltura e Allevamento). All’iniziativa hanno partecipato nove artisti internazionali residenti in Toscana: Arber Elezi, Albien Alushaj, Faranak Zaboli, Lori Lako, Dhimitraq Kote, Vittorio Mauro, Gianluca Trusso, Mathijs Zeegers e Carlo Regoli. Il risultato è un percorso artistico in natura, in cui le opere vengono trasformate nell’interazione con l’ambiente, gli artisti hanno infatti sperimentato un nuovo modo di fare arte, nato dalla condivisione di idee e dalla relazione con la natura, come spazio ritrovato e in cui ritrovarsi. L’evento è stato ripreso dal film-maker olandese Mathijs Zeegers della New York film Accademy di Firenze. Quest’ultimo ha documentato i giorni di convivenza, decodificando i lavori degli artisti attraverso la realizzazione di un unico lavoro filmico.
Le opere sono esposte all’aperto, sotto il soffitto del cielo, sparse nello spazio naturale, che ne è galleria. Lo spettatore per procedere segue il suo istinto e in niente è guidato: non ci sono didascalie, titoli, ordine; solo la voce dell’ artista, che, insieme allo spettatore, richiama il suo percorso artistico, spiegando l’idea che sta dietro una credenza in legno, messa al centro del prato come contenitore del paesaggio e finestra sul paesaggio.

Le opere nascono da due impronte perfettamente fuse: quella della natura e quella dell’artista, dalla cui relazione nasce una nuova forma, un nuovo luogo, arte. Il rapporto uomo-natura, solitamente visto in modo utilitaristico e quindi distruttivo, in questo caso è soltanto creativo. Gli artisti, nell’avvicinarsi alla natura, si riconoscono parte di essa ed in questo dialogo sviluppano un linguaggio coerente ma sempre diverso, che si manifesta nel gesto di sottolineare con lo scotch le venature in rilievo sulla superficie di una roccia o in quello di costruire un cubo di rami e foglie poggiandosi sui quattro angoli resi da quattro alberi al centro del bosco.
Al tavolo, per l’intervista sono presenti cinque dei nove artisti partecipanti: Arber Elezi, Albien Alushaj, Dhimitraq Kote, Carlo Regoli e Marco Angiolucci, il proprietario della Cava, Armaan Andrea Baracchi e Matteo Bruni, come partecipante.
‘Il progetto nasce spontaneamente, come un’ispirazione- dice il proprietario della Cava e operatore olistico, Armaan Andrea Baracchi- per quanto mi riguarda, volevo che questo luogo, che per me rappresenta tanto, si aprisse alla creazione, alla crescita, alla condivisione. Ho scelto di realizzare un ‘artist residence’ perché nell’artista riconosco chi decide di abbandonare l’aspetto razionale, per abbracciare l’irrazionale. Un percorso simile a quello che, interiormente, ho intrapreso da tanti anni, quando ho scoperto di essere malato di sclerosi multipla. Ma non parliamone, oggi l’attenzione deve essere tutta su questo!’ e con un gesto delle braccia avvolge la tavolata, la Cava e tutto il verde che c’è.
Dhimitraq Kote , artista, 28 anni
‘In quanto artisti comunque non abbiamo niente di esclusivo. Siamo stati noi a fare esperienza di questi quattro giorni di convivenza e condivisione, ma potevamo essere anche altri. Il centro di propulsione è stato La Cava, dentro la casa infatti, grazie alla guida di Andrea, che è stato il nostro ‘curatore spirituale’ ci siamo confrontati, conosciuti, autogestiti, ‘nutriti’ con la meditazione, il dialogo e un’alimentazione sana .Le idee sono nate lì, tra quelle mura, e solo in un secondo momento le abbiamo portate fuori e concretizzate nelle opere.’
Albien Alushaj, artista, 27 anni
‘In questo spazio abbiamo ritrovato la libertà di una creazione autentica, fuori da logiche di mercato che dell’arte fanno una merce, un business. Non abbiamo voluto metterci sotto un’istituzione, né cercare un curatore, tutti limiti che tendono a condizionare il linguaggio dell’arte. Il nostro è stato anche un atto di denuncia sociale contro i danni che, in questi anni, sono stati fatti all’ambiente. E’ necessario recuperare il contatto originario con la natura, in quanto uomini prendere esempio da essa, per ritrovarvi uno spazio di auto comprensione, dialogo e creazione.’
Il progetto è solo all’inizio e si svilupperà nell’estate con date ancora da decidersi. Il Casentino è stato scelto per la sua natura incontaminata e tra gli intenti c’è quello di ripensare un nuovo tipo di turismo sostenibile, attratto dall’unione tra natura e arte. Che sia la giusta formula?
Per ulteriori informazioni:
https://www.facebook.com/events/448108262052995/