Capolona capitale della Psicosintesi. L’eredità di Roberto Assagioli

Durante il Novecento, uno dei periodi più cupi della storia mondiale, in un’epoca in cui il culto delle identità risucchiò l’umanità in un vortice di odio e sofferenza, vi erano alcune figure che, sprezzanti della follia che regnava intorno a loro, si rifiutarono di lasciarsi improgionare, tentando di perseguire un fine più profondo. Tra questi personaggi, emerge sicuramente il medico psichiatra Roberto Assagioli che da Capolona diede il via a una delle più rivoluzionarie teorie della moderna psicoanalisi. A dispetto degli studi del periodo che cercarono di definire le differenze tra le varie etnie, sfociate nel più complesso fenomeno del razzismo, Assagioli tentò di avvicinare l’uomo alla sua parte più intima e vera, rendendolo capace di cercare dentro sé stesso le ragioni per raggiungere la feicità. Viaggiando contro corrente, lo psichiatra teorizzò la nascita di una nuova disciplina che identificasse l’uomo come la perfetta “sintesi” dei suoi aspetti fondamentali: quello fisico, quello psichico e, soprattutto, quello spirituale; trovando interiormente la propria forza di cambiamento. Oggi che ricorre il 129esimo anno dalla sua nascita, il 27 febbraio 1888, lo ricordiamo come il fondatore della “Psicosintesi”, una teoria innovativa che puntava a guardare oltre la stessa psiche e lo stesso inconscio, puntando l’attenzione nell’angolo inesplorato e nascosto di ogni individuo; quello dello spirito. Una visione pioneristica che trova la sua fortuna ancora oggi.

Di origine ebraica, Roberto Assagioli nasce a Venezia a fine Ottocento e si forma come medico presso l’Università di Firenze. Qui porta a termine gli studi con una tesi sulla psicanalisi preparata perlopiù presso l’Ospedale Psichiatrico “Burghölzli” di Zurigo; luogo che gli permise di stringere conoscenza, e poi una forte amicizia, con l’inventore della psicologia analitica Carl Gustav Jung. Figura con la quale ebbe più affinità rispetto a Sigmund Freud, dal quale invece si allontanò ancora giovane. Fondatore della rivista “Psiche” nel 1911, collaborò con numerosi altri periodici di spessore del panorama culturale italiano. Come “Leonardo” e “La Voce” entrambe di Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini e la “Rivista di psicologia applicata”. Appassionato di filosofia e anche di sedute spiritiche, come si legge nel volume “Roberto Assagioli. Profilo biografico degli anni di formazione” (1965) scritto da Alessandro Berti per le Edizioni Istituto di Psicosintesi, nel 1926 crea a Firenze l’Istituto di Cultura e di Terapia Psichica, che prenderà presto il nome di Istituto di Psicosintesi. Chiuso nel 1938 a seguito del crescente antisemitismo formalizzatosi con le Leggi Razziali, riaprirà dopo il conflitto mondiale nel 1946. Dal 1940 in poi (www.archivioassagioli.org), si trasferisce, più o meno stabilmente, nella tenuta estiva di Capolona con la moglie Nella Ciapetti che aveva sposato nel 1922 a Firenze. La villa del paesino in provincia di Arezzo divenne luogo di incontri degni di nota; fu sede dei primi due convegni internazionali di Psicosintesi nel 1956, il secondo dei quali vide ospiti illustri come il filosofo naturalizzato tedesco Hermann Graf Keyserling e un rappresentante del famoso psicanalista Erich Fromm. Prima ancora, però, da segnalare il piacevole incontro in Casentino con lo stesso Jung, anche se tramandato solo verbalmente, come riporta il libro “Roberto Assagioli. Luce gioia” dello psicologo Gianfranco Barbanera per le edizioni Calosci-Cortona (2003), da collocarsi, perché non datato, tra il 1920 e il 1930. Continuando la sua opera divulgativa e scientifica in Italia e nel mondo fino agli ultimi anni della sua vita, morì, circondato dall’affetto dei suoi familiari e dei suoi allievi, il 23 agosto 1974 proprio a Capolona. Tutto il percorso formativo dello psichiatra, il suo insegnamento e la sua eredità sono oggi raccolti nel film documentario “Roberto Assagioli: lo scienziato dello spirito”, un prodotto Fez Film, realizzato da Maria Erica Pacileo e Fernando Maraghini presentato proprio nei giorni scorsi nelle sale di Capolona e Arezzo.

Consapevole della straordinaria energia che ognuno di noi può essere capace di esprimere e considerando egli stesso che, dietro ogni grande uomo, si cela sempre un periodo di raccoglimento e di rigenerazione interiore, richiamiamo ancora una volta il suo pensiero con alcune delle parole che risuonano nel film:

“Il raccoglimento, l’esame di coscienza, la meditazione, la preghiera, la contemplazione, insomma tutti gli elementi essenziali del lavoro interiore non costituiscono soltanto la preparazione indispensabile per l’azione esterna, ne sono i continui e necessari ispiratori e ravvivatori… il perenne alimento”.