Chi sarà il nuovo presidente dell’Unione dei Comuni?

Il prossimo 15 aprile scadranno i due anni e mezzo di incarico del presidente dell’Unione dei Comuni Montani del Casentino. In merito all’elezione del nuovo presidente abbiamo chiesto e ricevuto il parere di un esperto in materia di regolamenti della pubblica amministrazione. L’autore del parere però, per motivi personali, preferisce non comparire. Nonostante questo, come per altro prevede la “Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” (art. 10) e come sancito dalla “Corte europea per i diritti dell’uomo” di Strasburgo in materia di protezione delle fonti, abbiamo deciso di pubblicare la sua opinione che riteniamo autorevole.

“L’ultimo incarico di presidente dell’Unione dei Comuni è stato affidato con delibera di giunta n.96 del 15 ottobre 2018 al sindaco di Castel Focognano ed effettuato in successione da Massimiliano Sestini e Lorenzo Remo Ricci.

L’avvicinarsi della scadenza sta provocando una certa agitazione fra cittadini collocabili in aree politiche diverse ed è quindi opportuno chiarire con termini semplici e comprensibili che questo tipo di elezione è vincolato al rispetto di precise disposizioni amministrative e non si può risolvere sempre con un voto a maggioranza.

L’elezione del presidente è così disciplinata dall’art.21 dello statuto dell’Unione:

  • il presidente è eletto dalla giunta a rotazione fra i sindaci dei comuni aderenti
  • l’elezione avviene a maggioranza assoluta e quindi occorre il voto di almeno 5 degli 8 sindaci
  • il presidente dura in carica due anni e mezzo e l’elezione è riservata ai sindaci che non hanno già ricoperto l’incarico
  • il sindaco eletto nelle elezioni comunali, in sostituzione del presidente dell’Unione, subentra nella carica per il periodo residuo necessario a completare il mandato di due anni e mezzo
  • il soggetto che sostituisce il sindaco nei casi previsti dalla legge regionale, come avviene attualmente per il sindaco di Poppi, non può ricoprire la carica di presidente.

Le norme ora riportate hanno due caratteristiche importanti:

  • considerano paritari i comuni, indipendentemente dal numero dei residenti, allo scopo di sostenere gli enti più piccoli, nello spirito delle leggi sulla montagna, a partire dalla n.1102/71
  • non si riferiscono a persone o candidati, ma ai sindaci in quanto figure istituzionali.

In pratica lo statuto garantisce ai cittadini di ogni comune, per quanto piccolo o poco abitato sia, che il loro sindaco li rappresenti per due anni e mezzo al vertice dell’Unione.

Volendo chiarire a quale sindaco spetti il prossimo incarico di presidente, dobbiamo quindi premettere che:

  • i sindaci di Montemignaio, Ortignano-Raggiolo, Poppi e Talla non hanno mai esercitato l’incarico di presidente
  • il sostituto del sindaco di Poppi non può essere eletto presidente, come lo stesso sindaco, in quanto dipendente dell’Unione, a meno che non si licenzi o pensioni, cosa che attualmente non risulta
  • i sindaci di Chiusi della Verna, Chitignano e Castel Focognano hanno già effettuato un mandato completo
  • il sindaco di Stia si dimise da presidente per assumere un altro incarico, ma il fatto non rileva perché il comune di Pratovecchio-Stia non fa parte dell’Unione
  • il mandato del sindaco di Castel San Niccolò fu interrotto da una sfiducia dichiarata illecita sotto il profilo amministrativo, quindi reintegrato e questa volta sfiduciato a norma di statuto.

Riassumendo, vi sono tre sindaci (Montemignaio, Ortignano-Raggiolo e Talla) che possono ambire all’incarico di presidente, ma va chiarita la posizione del sindaco di Castel San Niccolò e del suo mandato di presidente interrotto due volte e non completato nella durata di due anni e mezzo. E’ rilevante accertare se l’interruzione del mandato di Agostini si applichi anche al diritto del sindaco di Castel San Niccolò, e quindi ai suoi cittadini rappresentati, o se rivesta carattere personale e si applichi quindi alla sola persona di Agostini e non al sindaco pro-tempore del comune di Castel San Niccolò.

E’ evidente che sia la prima illegittima delibera di decadenza sia la seconda mozione di sfiducia, regolarmente approvata dalla giunta con delibera n.13 del 5 aprile 2016, si applicano esclusivamente alla persona di Agostini che svolgeva in quel momento le funzioni di presidente dell’Unione e non al sindaco di Castel San Niccolò, incarico che Agostini ha conservato fino al termine del mandato elettorale, continuando a far parte della giunta dell’Unione.

Il completamento del mandato di presidente dell’Unione, persistendo l’ostilità nei confronti di Agostini, poteva essere possibile solo con l’elezione di un nuovo e diverso sindaco di Castel San Niccolò, come avvenuto nel 2019. Nel frattempo, in modo legittimo era stato eletto presidente il sindaco di Castel Focognano nelle persone di Sestini prima e di Ricci poi.

Agostini era stato nominato presidente con delibera della giunta n.74 del 5 giugno 2014, fatto decadere dopo un anno un mese e 27 giorni con delibera n.103 del 31 luglio 2015, reintegrato nella carica di presidente con sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale il 3 marzo 2016 e sfiduciato dopo un mese e tre giorni il 5 aprile 2016, esercitando l’incarico di presidente per una durata complessiva di un anno e tre mesi, esattamente la metà di quanto stabilito dallo statuto.

E’ quindi necessario che, prima di riavviare la rotazione fra gli altri sindaci, sia completato il mandato presidenziale del sindaco di Castel San Niccolò, nel rispetto di questa figura istituzionale e dei cittadini rappresentati. Soltanto dopo il completamento dell’ulteriore mandato di un anno e tre mesi, la giunta potrà affidare l’incarico di presidente al sindaco di uno dei tre comuni finora esclusi dalla rotazione ed eventualmente anche al comune di Poppi, se verranno meno le attuali condizioni di incompatibilità da parte di chi ricopre l’incarico di sindaco. Scelte diverse da parte dell’Unione potrebbero dar luogo a un contenzioso amministrativo attivabile anche da singoli cittadini di Castel San Niccolò in quanto parte lesa e mettere a rischio la stessa esistenza dell’ente intercomunale.”

Lettera firmata