Ciao Fazzi, ci mancherai

Fabrizio Piantini (Il Fazzi)

Il ricordo di Alberto Marioni

ALATO

Nella perenne ricerca che è la vita di ognuno di noi, ho sempre voluto vedere un “cavallo alato”.
Cosa sia non so spiegarlo, ma è un termine ricorrente nelle mie parole e nella mia fantasia.
Sono andato prima di tutto nelle stalle, che tu adoravi, nelle piazze delle città e dei paesi, eppure l’incontro che sognavo non avvenne.
Finché, un giorno, tra vari commenti su un articolo m’imbattei in un uomo che si tuffava dal bordo vasca di una piscina.
Inizialmente mi sembro’ tutto normale, a parte un’allegria molto accentuata.
Eri carico come un funaio, e già l’entusiasmo fa volare.
Nella foto vidi qualcosa di strano, e con la curiosità viscida di cui sa esser portatore l’essere umano, volli approfondire.
Effettivamente, una gamba non c’era più, ma non riuscivo a spiegarmi come riuscissi lo stesso ad andare più forte degli altri.
Poi pensai: “mica avrà le ali?”.
Ci siamo conosciuti, ci siamo scritti. Osservavo i tuoi comportamenti e cercavo di imparare. Ogni difficoltà sembrava un’occasione per migliorarsi e sprigionare una forza maggiore. Una finale da vincere.
Quante coppe hai alzato, senza saperlo.
Mi sorprese quella capacità meravigliosa di ostentare serenità di fronte al male. Un’autoironia così spiccata, in una situazione drammatica, non era spiegabile. Pensai dapprincipio che fosse un modo per alleviare il dolore, col tempo capii che non c’era finzione.
Mi feci coraggio e mi dissi “uno di questi giorni gli scrivo che è un ragazzo in gamba. Magari apprezza”.
Per paura che ti offendessi tergiversai, finché non scrivesti un post stupendo e geniale, mettendo la protesi sul suo deltoide:
“gambe in spalla”.
Li’ mi convinsi.
È alato per davvero.
Ti confesso che non mi hai fatto pena. Chi si piange addosso mi fa pena.
Tu, addosso, ti ridevi. Fino all’ultimo momento.
Non hai mai nascosto di star male, di avere un tempo limitato in questo mondo.
Volli vederti di persona prima possibile per lasciarti qualcosa di mio.
Era la vigilia di Natale, e quando ci incontrammo rimasi affascinato.
Non pensare male.
Eri alto, orgoglioso, allegro, in giacca e cravatta. Camminavi meglio di me.
Pensai “bello diocaro”.
I cavalli alati sono così, l’armonia tra la fierezza rustica e la classe innata.
Ti regalai la maglietta del canto alla Rana, e una promessa: in estate, un nuovo tuffo, l’avremmo fatto insieme.
E io, amico mio, non posso perdonare chi ci ha impedito di mantenere questo patto.
Che si chiami Dio, Destino, Caso, non ha importanza. Ma so che ha perso lui.
Perché ti ha teso mille trappole, con sadismo e senza pietà, fallendo ripetutamente.
Perché ogni volta che ti scagliava a terra, ti rialzavi.
E non sa che non ce l’ha fatta neanche stavolta, perché quelli Alati come te, vivono per sempre.

Anche la promessa sarà mantenuta.
Oggi mi butterò dalla cascata, senza filmati, senza altre parole. Sarà un momento nostro.

Non ti ho mai chiamato “alato” prima di oggi. Forse non avresti capito, da capobugio di Bibbiena avresti inteso “a lato”.
Ecco, quello proprio no.
Tu sei nel centro. E ci resterai.

Ti voglio bene Fazzi.

Tutta la redazione di Casentinopiù si unisce alle parole di Alberto e si stringe alla famiglia di Fabrizio in un grande abbraccio. Fabrizio, il Fazzi, era un nostro collaboratore da poco tempo, ma in quei pochi mesi ci aveva conquistati tutti con la sua forza, la sua tenacia, la sua simpatia e il suo gran cuore.

Ciao Fazzi

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Alberto Marioni
Sono cresciuto a Stia prima di trasferirmi a Firenze, dove ho studiato all’università e oggi lavoro. Ho una laurea in Economia, ma non tratto mai il PIL e lo spread: mi trovo più a mio agio a scrivere sul mio amato Casentino, in cui ho lasciato il cuore. Mi piace il calcio, dalla Champions League ai campi fangosi di periferia, il nuoto in piscina, in mare e nell’Arno, e anche il teatro. Ho scritto qualche monologo e alcuni testi, per lo più comici. Preferisco una risata che fa riflettere a discorsi articolati privi di sostanza: "chi non ride mai non è una persona seria." (Foto di Federico Ghelli)