Danilo Ottaviani, dallo Stabile di Torino ai palcoscenici americani

L'attore Danilo Ottaviani

Di Eleonora Magnanelli

Danilo, un artista a tutto tondo tra le luci scintillanti di Manhattan

Hello casentinesi,

se non bastasse l’emergenza Covid-19 a legare instancabilmente gli Stati Uniti e il Casentino, mi sento di dire con certezza che un filo rosso che vi lega con New York è senza dubbio che i teatri sono ancora di fatto non funzionanti. Qui in verità sono proprio chiusi e la loro riapertura è prevista non prima del prossimo anno. Teatri piccoli, grossi, Broadway, off Broadway, off off off Broadway. Le sale prendono polvere, i riflettori sono spenti e gli applausi del pubblico sono solo un ricordo per i tanti attori costretti a fare spettacoli davanti alla telecamera di un computer su Zoom.

Il settore dell’intrattenimento infatti, secondo le direttive del governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo, sarà l’ultimo che vedrà effettivamente un ritorno alla normalità.

E mentre aspettiamo che le luci si riaccendano negli storici luoghi dello spettacolo a stelle e strisce ho parlato con Danilo Ottaviani, attore e doppiatore italiano, che a soli 23 anni è arrivato a New York dal Teatro Stabile di Torino con un sogno e la voglia di avere successo in un paese dove la macchina dello spettacolo, che sia teatrale o cinematografica, vale miliardi di dollari.

Danilo è arrivato a New York da ormai sette anni, e per dirlo con le sue parole: “in tutto questo tempo, ho vissuto una delle più belle avventure che la vita mia abbia regalato. […] Ripartirei altre mille volte, ricomprerei quel biglietto e rifarei questa pazzia”.

Perché effettivamente ci vuole pazzia, coraggio e una grande forza d’animo per venire a vivere in questa metropoli sempre diversa, sempre bellissima, sporchissima e stressante.

Danilo Ottaviani in una delle sue performance teatrali

Danilo, ma perché proprio New York?

Come tanti qui anche io ho sempre avuto “il pallino” di New York, influenzato crescendo dall’immaginario cinematografico. Anche se in verità fin da piccolo mi sono immaginato a vivere in una metropoli confusionaria e piena di luci. Quindi finita l’Accademia è stato naturale pensare: o lo faccio ora o non lo faccio più. Sono partito con l’idea di stare un anno e invece dopo sette, eccomi ancora qui.

Come è fare l’attore in questa città? Come si è evoluta la tua professione?

Appena arrivato qui ho iniziato a lavorare come doppiatore per uno studio di registrazione con cui facevo cartoni animati per il canale K2, che è disponibile anche in Italia. Dopo ho iniziato a fare teatro sia in città che nello stato limitrofo del New Jersey. Uno dei progetti che ricordo con più affetto e che mi ha donato tantissime soddisfazioni – non monetarie magari, ma di arte – è però il teatro di strada. Mi esibivo infatti tra i vicoli di Little Italy, da solo e poi con l’amico e collega attore Francesco Meola (con cui abbiamo creato il duo “Cristoforo e Amerigo”) facendo piccoli sketch comici e a leggendo poesie (da Totò a Rodolfo Valentino). Un modo unico di andare in scena, che ci ha fatto divertire da matti e connetterci in un modo unico con gli spettatori-passanti.

Poi come si è evoluto il tuo lavoro?

In questi anni ho continuato a fare doppiaggio, molte pubblicità, ma anche teatro. Ho ottenuto inoltre diversi ruoli in serie true-crime – dove sono stato spesso scelto per i ruoli del criminale – per il canale Investigation Discovery (su Amazon Prime Video il programma si chiama Shadows of doubt). Sono poi con il tempo entrato a fare parte del Lambs Club. Uno storico club privato attivo dal 1874 per attori e artisti provenienti da tutto il mondo, di cui hanno fatto parte anche Fred Astaire e Mark Twain. Insieme ai membri abbiamo iniziato poi a mettere in scena gli “Atti unici” di Anton Cechov (iniziando con la “Proposta di Matrimonio”), che tra le altre cose è stato selezionato per un importante festival russo nella stessa città dell’autore. Degli spettacoli questi, che sono molto divertenti ed è un piacere portare di fronte al pubblico. Il teatro e il palcoscenico rimangono infatti la mia vera passione (importante per la mia carriera è stato per esempio recitare al Teatro Shakespeariano del New Jersey nella opera di Moliere “Lo stordito” nel 2017), ma come tutti, alterno questi progetti più in linea con la mia indole a quelli che mi “riempiono il conto in banca”. Come pubblicità di un certo livello o doppiaggio di rilievo. Forse il più importante è stato quello in motion caption – quindi indossando un casco che riprendeva le mie espressioni facciali – di uno dei giochi più famosi al mondo: Read Dead Redemption II.

E invece il futuro cosa ti porterà?

Il futuro prossimo mi vedrà sul palco dell’ancora non finito Berrymore Film Center in New Jersey (un innovativo centro per le arti) insieme al vicepresidente del Lambs Club. Un progetto molto importante a cui tengo in modo particolare. Purtroppo però il futuro è molto incerto, visto che i teatri sono stati i primi a chiudere e saranno gli ultimi a riaprire. Ma non vedo l’ora di risalire sul palco!

Danilo Ottaviani
L’attore Danilo Ottaviani