Das Übermensch

Severn Suzuki è un’attivista Canadese di 40 anni, che nel 1992 aveva appena tredici anni.

Se l’”attività” umana fosse tutta sussumibile al lavoro, Severn Suzuki sarebbe stata privata dell’infanzia; ovvero, seguendo un’espressione più attuale, “sarebbe dovuta andare a scuola” (Greta Thunberg) invece di trovarsi al di là dell’oceano. Severn Suzuki, nell’espletamento della sua attività extra curriculare (vale a dire fuori dall’attività scolastica), si ritrovò a Rio de Janeiro durante la c.d. Conferenza di Rio (United Nations Conference on Environment and Development, acronimo UNCED): quella sull’ambiente e lo sviluppo.

Sconosciuta ai più, Suzuki (la persona e non il motociclo) è passata alla storia come “la ragazzina che zittì il mondo” … “per 6 minuti”: ciò a dire che, sei muniti dopo, il mondo riprese imperterrito a rigirarsi sul proprio asse. Ciò non di meno, il video della ragazzina ambientalista, che arringava i capi di stato sull’indisponibilità di giungle e farfalle allo sviluppo, ha contribuito enormemente all’edificazione di una coscienza collettiva in termini ambientalisti: non a caso vi ricordate benissimo il nome (Severn Suzuki, dicevamo) quanto l’evento.

Fatto sta che Greta Thunberg è figlia di quel “movimento”.

Lasciando stare che lo sviluppo (economico, naturalmente) è scivolato dal petrolio al carbone, l’ascesa della c.d. green economy è seconda solo allo sviluppo dell’information economy: tanto è cambiato il mondo dal 1992! Se vi basta il colpo d’occhio, nel ’92 non c’erano cellulari né internet e l’unico solare disponibile scaldava le caldaie. Oggi, tanto i pannelli solari quanto gli i-phones e le turbine eoliche sono prodotti in Cina, che risponde al proprio fabbisogno energetico-industriale soprattutto col carbone. Per questo, si diceva, siamo scivolati dal petrolio al carbone. Dettagli.

Al netto di altre minuzie, quali le parole “famose” (you don’t know, “voi non sapete”, ovvero how you dare! “come osate!”), il discorso di Severn e quello di Greta sono speculari e si riferiscono, lato senso, alla c.d. “lotta di specie”. In pochi spiccioli, la “lotta di specie” presuppone la lotta dell’uomo per la sopravvivenza della specie umana: senza distinzione di razza, sesso, religione, nazionalità, talento, classe, età, e qualsiasi altra categoria che vi capiti pensare. Protagonista della “lotta di specie” sarebbe il c.d. “uomo nuovo”. L’evento, futuro ed incerto, che darà lo scacco all’”uomo vecchio” (quello condizionato dall’utilitarismo cieco ed irresponsabile) non sarà la crisi di sovrapproduzione ma la crisi ecologica. Segnatamente una crisi di magnitudo “estinzione di massa” (NDR: nel discorso di Suzuki non si fa riferimento all’estinzione di massa ma solo per difetto perché, per superare di slancio la frammentazione del genere umano, o c’invadono gli alieni, o ci fulmina un qualche evento imprevedibile che fa la storia ma non la politica, o ci vuole una specie di suicidio di massa). Ma intanto, l’”uomo nuovo” è già tra noi.

L’”uomo nuovo”, per come ce l’hanno presentato, è giovanissima e di sesso femminile.

Così era Severn Suzuki ma anche chi poteva contendere il podio a Greta Thunberg (Autumn Peltier e Mari Copeny) non lo sono di meno. Certo, le altre pretendenti alla leadership del “movimento” partivano già con handicap (una nativo-americana ed una afro-americana) ma il discriminante, fidatevi, non è quello. La “lotta di specie”, per funzionare ed innescare l’azione, ha bisogno dell’estinzione di massa: quanto un profeta ha bisogno di Dio! Autumn Peltier e Mari Copeny si sono attivate in favore dell’acqua pulita ma questa, da sola, non evoca l’apocalisse che Greta Thunberg, a dispetto della scienza, ha avuto il coraggio di evocare.

Il riscaldamento globale, inteso come dato e non come mito, non presuppone, purtroppo, l’estinzione di massa. Non la esclude, certo, ma la riduce ad un’ipotesi remota ed improbabile: vale a dire non è il copione d’Interstellar. In effetti, anche il film di Nolan mette in scena la “lotta di specie” ma con ben altro sfondo. I campioni sono un maschio (e padre) e la figlia femmina, l’antagonista è maschio e celibe, lo scienziato mente e la “lotta”, com’è probabile, si risolverà nel possesso dell’ultima astronave. Come in 2001 Odissea nello Spazio, finisce per spuntarla la vecchia scimmia: quella sospettosa.

Ecco; la “lotta di specie”, fortunati voi che ci credete, non coltiva lo spirito critico: quello di chi non accetta nessuna affermazione senza interrogarsi sulla validità.

Un normo dotato, in termini critici, troverebbe esilarante che una bambina svedese, a proprie spese, si decida a raggiungere New York in barca a vela. Un monomaniaco, di converso, lo troverebbe del tutto naturale: Greta è ecologista; l’aereo è un mezzo di trasporto altamente inquinante; la barca a vela si muove ad emissioni zero; si prende la barca a vela. Ovviamente, cosa sfugge al monomaniaco, è il fatto ovvio che l’emissione zero della barca a vela è un costo improponibile anche per chi, comunque in minoranza, a New York è andato almeno una volta nella vita. Ma Greta, mi chiedo io, non poteva proporsi con una video chiamata? Dalla prua del veliero, poi, Thunberg ci ha informati sulle difficoltà della navigazione in diretta Instagram: manco fosse Colombo alla ricerca delle Americhe.

Personalmente nutro dei forti sospetti nei riguardi della “lotta di specie” e non credo nell’”uomo nuovo” se questo implica il sacrificio del proprio spirito…

critico.