È proprio vero quel detto che dice: al peggio non c’è mai fine

Comunicato Stampa
È di oggi la notizia che l’Unione dei Comuni della Valtiberina, ha mosso vigorosi passi per rivendicare la propria sopravvivenza, a fronte delle politiche di riforma sanitarie inaugurate con l’introduzione delle aree vaste Rossiane.
Non entriamo nel merito per loro rispetto, ma poiché tra le proposte avanzate alla Regione  Toscana, si parla anche di Casentino, alcune domande sorgono spontanee.
Prima domanda. Sapevano i nostri sindaci che un territorio molto simile al nostro che è la Valtiberina, ha richiesto in alternativa alla loro battaglia per il mantenimento di un distretto autonomo, l’accorpamento non con Arezzo, ma proprio con il Casentino, di cui appunto se ne condivide tutti i problemi legati alla marginalità?
Seconda domanda. Escludendo a priori che di questo se ne possa essere parlato all’Unione del Casentino (Ente ben impegnato ormai da mesi a risolvere le sue guerriciole per le poltrone a spese nostre, ma non a risolvere i problemi dei cittadini), la conferenza zonale ha mai affrontato con un approccio comune alla Valtiberina il problema in Regione?
Si rendono pertanto conto certi sindaci, come proprio un diverso approccio di metodo rispetto a quello che li spinge senza ritegno addirittura a mettere come relatori di scelte politiche in incontri politici (logo del PD ben in vista) dirigenti della ASL, ci avrebbe intanto consentito di scongiurare la firma sulla chiusura del punto nascita nei recenti patti territoriali, chiusura che semmai doveva essere accettata e digerita, si poteva in ultima ipotesi condizionare allo studio di fattibilità di un più forte distretto montano, che raccogliesse magari due vallate omogenee come il Casentino e proprio la Valtiberina?
Diamo intanto appuntamento a tutti i cittadini all’incontro pubblico di sabato alle ore 17.00 presso il lanificio di Stia.
Avremo qualche domandina da fare. Se ci sarà concesso.
Coordinamento dei Consiglieri Comunali di Minoranza del Casentino