Ci avviciniamo alle elezioni amministrative e, tanto per cambiare, è iniziata la sagra delle liste civiche. Ormai è una gara a chi è più civico, più trasversale, meno politico o, ancora meglio, più antipolitico.
Noi crediamo che quello delle liste civiche trasversali sia il più grande e indecoroso imbroglio nei confronti dei cittadini.
Insomma si vuol convincere la gente che ci si candida non per posizione politica, ma solo nell’interesse del popolo!
Già, questo “popolo” è diventato il mantra di tutti i nuovi politici, Crediamo che la definizione migliore di “popolo” sia una fulminante vignetta di Altan. “Babbo, cosa è il popolo? Risposta:“Una banda di individui”.

Credevamo fosse finita la moda delle liste civiche, dopo le deludenti esperienze che anche nella nostra realtà abbiamo potuto constatare. Basterebbe vedere l’esperienza di Bibbiena, dove il civico Bernardini, presentatosi come prestato alla politica provvisoriamente, (ma prima appoggiatosi al centrodestra, poi diventato renziano, ora risvoltato a destra) è lì da 10 anni e ha fatto le fedi false per restarci, anche in barba alle leggi. Andatagli male con il referendum sulla fusione, ora si dice che candiderà una sua controfigura a sindaco, che gli permetterà di rimanere suo vice e continuare a comandare!

Ma al di là dei casi particolari a noi interessa un ragionamento di principio: che senso ha presentare una lista contro la politica?
Chi si presenta per governare non può che farlo sulla base di un progetto politico anche a livello locale. Per fare un esempio: non è la stessa cosa pensare ad un comune che vuol progettare una città ordinata a misura d’uomo, utilizzando le sue competenze urbanistiche, o pensare invece ad un comune che vuol utilizzare le stesse competenze per liberalizzare l’uso del territorio, favorendo così i più potenti e distruggendo lo stesso territorio. Ma lo stesso discorso potremmo farlo per le politiche sociosanitarie o per la pubblica istruzione.

Quindi chi si presenta deve avere un suo progetto politico chiaro, che non può mettere insieme destra, sinistra, centro (e chi più ne ha, più ne metta) in nome dell’interesse del “popolo”
Perché c’è qualcuno che si presenta per danneggiare il “popolo”?
Questo sì che è un modo per aggirare la gente, i cittadini tentando di far credere che, lottando contro la politica, si è dalla parte della gente.
Il problema non sono i simboli di partito (purtroppo spesso delegittimatisi da soli), ma la chiarezza delle idee e delle prospettive.

I cittadini hanno il diritto di chiedere a chi si presenta per essere eletto quale è il suo progetto politico, quali sono le sue idee portanti. Un comune non è una monade senza porte e senza finestre. È un organismo autonomo, ma che ha bisogno di collaborazione, di colloquiare con gli altri livelli istituzionali. Non può essere politicamente neutro. Altrimenti vuol dire che si chiede ai cittadini di votare a scatola chiusa, di fare un atto di fede al buio.
Noi siano contrari a liste civiche traversali che non abbiano una connotazione politica chiara.
Avere un progetto politico esplicito è l’unico modo di presentarsi ai cittadini con onestà e trasparenza.
Come dimostra l’attuale governo nazionale, non basta avere una maggioranza numerica per governare in modo serio. A meno che non si voglia il potere per il potere! Ma per questo a Bibbiena basta il Bernardini.

Comunicato stampa
Movimento Arturo, Circolo Bibbiena e Poppi
Luca Tafi, Giorgio Renzi
1 febbraio 2019