Fantasticando: “Come una piantina”

COME UNA PIANTINA

Dedicato a tutte quelle persone che sanno rinascere

Brrr che freddo! Non capisco perché la mia signora, quando mi annaffia, utilizzi un’acqua cosi fredda! Ogni volta che lo fa, e col caldo di questi giorni purtroppo, lo fa spesso, le mie povere radici si rattrappiscono, e ho la sensazione sgradevole di doverle ritirare e tenere più vicine al tronco, dove il calore è più intenso.

Ogni tanto mi espone ad un’aria sgradevole, che mi spettina tutta quanta, fino a farmi avvertire dei brividi scomposti. Temo che le mie foglie possano non resistere a questo soffiare forte; vibro e non so se di paura o per lo spostamento continuo, provocato da quest’aria insopportabile.

Molto spesso mi arrivano delle ondate dolciastre, oppure piccantine. Non ho idea di quale concime mi somministri la mia signora. È un miscuglio cosi vasto, così pieno e poi vuoto, che non saprei descrivere. Spero solo che mi faccia bene, che mi aiuti a crescere sana e bella!

Non ci crederete, ma avverto anche quando urla. Penso di avere degli steli provvisti di piccoli forellini, quel qualcosa che la mia signora chiama pori, dai quali sento tutto.

Detesto il rumore: mi spettina almeno quanto il vento. Purtroppo, però, mi arriva spesso… Credo che nella casa in cui vivo ci sia un po’ di scompiglio. Per non parlare dell’odore! Di certo è da attribuire al fertilizzante, quello per farmi essere più verde e lucida possibile!

Quanta premura! Sono fortunata ad essere stata acquistata da questa famiglia.

Ad un tratto vengo svegliata da uno strizzone, come se qualcuno mi avesse colpita con qualcosa di duro nel bel mezzo del tronco. Dio, che male! Sento scendere delle goccioline di rugiada e sento freddo, un freddo innaturale, ma non capisco. È notte, e nessuno di notte mi ha mai annaffiata. Mi sento sballottata di qua e di la; è poca l’aria che mi arriva; c’è un’umidità che mi procura un forte senso di nausea, e l’odore che mi arriva è intollerante. Non mi rendo conto di cosa mi provochi tutto ciò; è buio, un buio pesto, pauroso! Mi sento afferrare, oh mio Dio! Perché qualcuno vuole strapparmi dal vaso che mi accoglie? Sento un dolore lancinante! Lasciatemi! Sto bene qui!

Poi avverto un urlo disumano. Non so se sono io ad emetterlo; non capisco. Ora c’è aria, troppa aria, e vedo tanta luce ovattata e bianca. Santo cielo, sto sudando mentre tremo, vengo separata da qualcosa, vengo… Rimango sbigottita! Ho perso ciò che ero e ho trovato ciò che sono.

Vedo due piedini che dondolano al posto delle radici. Non ero, non sono una pianta, sono una bambina. non mi hanno strappata dal vaso, ma dal ventre di mia madre.

Mi lavano, misurano, mi pesano, dicono che sono carina e, quel che più conta, che sono sana.

Mi hanno messo una tutina morbida e calda, poi mi hanno poggiato tra le braccia della mia signora. Avverto che già mi ama… Credo che dovrò cominciare a considerarla mia madre, lei mi guarda come fossi un miracolo. Certo, la vita lo è sempre, soprattutto quando si rinasce.

Marina Martinelli
Marina Martinelli
Marina Martinelli nasce a San Piero in Frassino nel dicembre del 1964. Oggi vive e lavora a Poppi, dove condivide un salone di parrucchieria col marito. Ha due figli che sono la sua vita e la scrittura è la sua più grande passione, infatti ha pubblicato due libri di novelle e tre romanzi. A primavera uscirà il suo sesto romanzo che sarà macchiato di giallo. Da anni collabora con la rivista casentinese CasentinoPiù.

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