Fare Comune: lo Stato è laico, no al crocifisso negli uffici comunali

Comunicato stampa del Gruppo Consiliare Farecomune Castel Focognano

Nella seduta del Consiglio Comunale del 18 febbraio 2020 è stata approvata, dalla sola maggioranza, una mozione per l’affissione del crocifisso nell’aula consiliare e negli uffici e immobili del Comune. Il gruppo di minoranza Farecomune non ha partecipato alla votazione rivendicando l’indipendenza totale dello Stato di fronte a qualsiasi religione e che l’Italia è, almeno sulla carta, uno Stato laico come prevede la Costituzione.

Nelle scuole, nelle aule di tribunale, negli ospedali e anche nelle sale dei consigli comunali troviamo spesso esposto il crocifisso cattolico. Con alcune disposizioni emanate tra il 1924 e il 1928, la presenza del crocifisso ha trovato una base giuridica che le successive novità legislative non hanno scalfito, nonostante la Costituzione del 1948 affermi l’eguaglianza di tutte le religioni di fronte alla legge. Dal 1984, a seguito della revisione del Concordato, confermato anche da una sentenza della Corte Costituzionale nel 1989, la religione cattolica non è più religione di Stato. Diverse richieste di rimozione formulate negli ultimi anni sono state invariabilmente cassate proprio in base alla mancata esplicita abrogazione delle norme del ventennio. Anche in questo caso l’esposizione viene motivata tra l’altro con l’assurda tesi che il crocifisso sia parte del patrimonio storico-culturale italiano.

Secondo il nostro punto di vista il motivo di questa mozione è solo politico: il crocifisso oggi viene usato dalle destre, Lega in particolare, come grimaldello per “colpire” lo straniero, reo di mettere a repentaglio la nostra “identità” e le nostre “tradizioni”, semplici ossessioni e paranoie di una fantomatica invasione. In Casentino, tra l’altro, ci ricordiamo tutti della raccolta firme promossa dalla Lega Nord qualche anno fa proprio per proporre l’esposizione del crocifisso nelle scuole e in altri luoghi pubblici. Riteniamo invece che laicamente un Ministro, durante un comizio, dovrebbe affidarsi alla Costituzione anziché al “cuore immacolato di Maria”, così come dovrebbe fare ogni politico nei suoi compiti quotidiani.

C. Stampa

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