Fuga dall’inferno di Alcatraz – Il diario del Fazzi –

È sabato mattina quando l’ambulanza che mi trasporta arriva all’Ospedale dove sono già pronti per operarmi.

Mi fanno i peli con la lametta al volo, appena il tempo che la Baby arrivi per un saluto e mi portano giù in sala operatoria. Sono le ore 12.00.
Non ho paura l’ho già fatto più volte, mi preoccupa solo il dopo, ma mi dicono che per sicurezza starò il rianimazione almeno un giorno.
Non so quanto tempo dopo ma ad un certo punto mi sento risvegliare. Sicuramente sono intubato. Prendo un po’ conoscenza. Inizio a percepire suoni, rumori, poi finalmente vedo un orologio sul muro.
Quello sarà il mio unico punto di riferimento.
Sono le 9 di sera.
Da lì inizia il mio Inferno.
Mi rendo conto che sono una postazione in mezzo a non so cosa. Ognuno diviso da delle tendine. Io sono pieno di fili, tubi, aghi. Sento dolore ma sopratutto, freddo, poi caldo e sudo. Intanto mi accorgo di essere davanti ad una specie di cattedra dove si accavallano dei Signori che indirizzano altri, ordinano, scrivono, redigono: Il Tribunale delle Anime.
Ogni volta chiudo gli occhi un incubo mi assale. Mostri ovunque che mi vogliono prendere, uomini che mi circondano e che spariscono quando li apro. Ma ho sonno e non so come fare, chiudo e mi sento trascinare, come fossi un treno, all’indietro e sempre con un senso di paura che mi assale. E poi c’è lei che inizia a farsi strada dentro me: la solitudine. Sono solo, mi sento perso, come nessuno sappia dove sono finito, un luogo oscuro da dove ho paura di non uscire più.
Sento i lamenti degli altri. Sento anche la Morte. La sento, la percepisco e poi vedo redigere dal computer del Tribunale : deceduto alle ore…

Io dalle 21 della sera alle 9 della mattina vivo l’incubo più lungo e grande della mia vita.
Paura. Solitudine. Morte.
Ogni volta che ci penso a distanza di giorni piango.
Penso che ormai sono morto, che ormai nessuno mi verrà più a cercare, eppure vedo i volti delle mie figlie, di mia moglie e dico a me stesso: cazzo io voglio uscire da questa prigione, io voglio uscire da qui!
Ad un certo punto arrivano anche due strani individui vestiti di viola, un incrocio fra i Teletabbis e il Gabibbo.
-Adesso ti laviamo tutto, va bene?
-Sì, va bene. Dico poco fiducioso.
Iniziano invece con fare sapiente e mi rimettono al mondo, alla fine anche lavaggio di schiena e la perla finale lavaggio gengive e colluttorio.
Intanto il Tribunale delle anime non si ferma un attimo e le cartelle si affastellano sempre di più visto che il Giudice è anche chiamato per le urgenze.
Sono le 10 quando il mio fascicolo viene preso in mano dal Giudice, il quale dopo aver analizzato emette la sentenza:
-Chiamate il reparto e allertate la Squadra che questo si manda di sopra.
Un tuffo al cuore. Forse mi salvo. Poi però emette l’ultima postilla.
-Prima di andare ci vuole una trasfusione di sue sacche di sangue, l’emoglobina è scesa.
Cavolo, da lì in poi un altro calvario. Oltre a tutti i buchi ora si prepara anche quello per il sangue che richiede tutta una procedura particolare. Richiesta, codici di carico e scarico e poi quanto ci vuole a fare questa trasfusione, un tempo infinito.
Nel frattempo senti l’infermiera che si lamenta perché fuori il tempo è bruttino e lei disperata che ha messo i gerani sul balcone che senza sole non risaltano la loro bellezza! DIO CARO penso fra me mentre il freddo mi assale, tra i lamenti, i colpi di tosse, altre infermiere che urlano Luciano! Luciano! Non so il motivo. E una infermiera che viene spesso a trovare sua mamma e sento che sta fissa a dirle: – Mammina dammi un bacino! E lo ripete di continuo.
Mi riprende un freddo, un freddo allucinante, mi sembra di essere sdraiato nudo su di una lastra di ghiaccio in cima all’Himalaya. Provo a dirlo ma la vecchia infermiera è talmente presa con questa trasfusione che sembra pazza. Non ce la posso fare. Due sacche di sangue! Vi prego fatemele e mandatemi via!!!
Poi succede qualcosa: il cambio turno degli infermieri. La nuova infermiera prende le consegne. È bionda, mi sembra un angelo e sopratutto mi sembra l’Ombretta, la moglie del mio amico Basa, sì è lei, finalmente hanno mandato qualcuno, penso. Si prende cura di me,  mi copre dal freddo e poi prende lo spremi sacche per accelerare la trasfusione.
Il Tribunale delle Anime intanto continua il suo lavoro. Io non stacco mai gli occhi dall’orologio a muro davanti a me, ma il tempo non sembra passare. Ad un certo punto, quando anche la seconda sacca è stata trasfusa nel mio corpo che segna ancora febbre a 38,8, si sente una voce di donna che si rivolge al Tribunale:
-È qui Piantini Fabrizio da prelevare?
-Sì.
-Potete mandare qualcuno con me a recuperare la squadra che deve portarlo in reparto perché si è persa?
L’Ombretta mi guarda e io guardo lei. Silenzio.
Passano altri venti minuti. I più lunghi. Si presentano due giovanissime infermiere una araba tutta coperta, per carità devono essere brave ma appena quest’ultima tira fuori un blocchetto notes con penna bic annessa per segnarsi tutto quello che avevo attaccato e cosa doveva fare, mi sento sprofondare ancora.
-Guarda, gli spiega Ombretta, è tutto scritto nella cartella.
Poi gli cade la bombola di ossigeno e un vapore si dissolve nell’aria, mezza bombola andata in fumo. Per trasbordarmi da un lettino all’altro credo ancora di morire. Per fortuna arrivano in soccorso. Ultime manovre e finalmente con un in bocca al lupo poco rassicurante parto!
-Ragazze scusate la strada del ritorno la sapete, sì?
-Sì sì, bisogna stare solo attente a tutti questi drenaggi, fili e… di nuovo si piega la bombola dell’ossigeno e altro vapore si disperde nell’aria.
Ore 17 arrivo in reparto, stanza 10. Ancora non mi sento salvo però. Cerco un telefono che gentilmente mi viene dato, chiamo l’unico numero che conosco a memoria:
-Baby sono in reparto! Dove sei ??
-Sto arrivando!
-Vieni non ce la faccio più!
Ancora la guerra non è finita so che inizia la seconda parte ma ora lontano dalle sale buie, grigie e tetre di Alcatraz è tutta un’altra storia.

❤️🌈🌹🌼❤️
“E seppellire lassù in montagna
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
E seppellire lassù in montagna
Sotto l’ombra di un bel fior, fior, fior …..”🌼

Dedico questa canzone meravigliosa di Coraggio e Libertà ai miei miei nonni Guido e Iole e Santina che mi hanno assistito da lassù.❤️

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Fabrizio Piantini
Laureato in Economia Commercio nella Facoltà di Firenze nel 1999, dal 2000 ho intrapreso la professione di Consulente Finanziario per Banca Mediolanum. La mia attività lavorativa è stata ed è una vera e propria Scuola di Vita che mi ha permesso di sviluppare i miei talenti e dedicarmi nel tempo a numerose passioni. Sono un esploratore mai domo della vita in tutte le sue forme, mi sono dedicato alla conoscenza dei vini diventando Sommelier, sulla soglia dei quarant’anni mi sono innamorato della corsa fino a cimentarmi in due maratone. Amante degli animali, oggi ho un piccolo Jack Russel, il gatto Stella e il mio cavallo Romeo. Ho sempre amato scrivere poesie e racconti per esigenza dell’anima e per esprimere tutte le mie emozioni che vivo al massimo, sennò, come dice il mio cantante preferito loro mi fanno fuori. Ah, dimenticavo, dall’8 marzo 2019 (non a caso la festa della Donna), ho perso una gamba, non è stato un dramma, in fondo come dico : è solo una gamba.