Ho letto con interesse le risposta date dai quattro candidati a Casentino Più.
Accanto alle solite cose generiche che tutti contemplano e promettono, iniziano a delinearsi differenziazioni e anche contraddizioni.
Mi fa piacere che alcuni abbiano ripreso anche temi che ho lanciato nei mesi e anni scorsi. Forse non tutto è perduto.
Vorrei dare un mio ulteriore contributo alla elaborazione dei programmi, proprio partendo dal tema del rapporto tra scuola, formazione, impresa (ognuno soffre delle proprie deformazioni professionali).
È noto che lo sviluppo economico del Casentino è avvenuto anche grazie a uno stretto rapporto tra scuola e impresa. L’istituto tecnico Enrico Fermi assieme all’istituto professionale hanno fornito gran parte delle maestranze alle nostre imprese. Ricordo che il nostro Istituto è uno dei più antichi d’Italia, uno dei primi ad avere le specializzazioni di telecomunicazioni, elettronica poi informatica. E vedeva la presenza di studenti da ogni parte d’Italia. L’IPSIA, forniva gli operai specializzati, l’ITIS le maestranze di livello superiore. Non sarebbero nate le Borri, le CEG, le Aruba ecc., senza questa scuola. Ma le stesse industrie del prefabbricato devono molto a coloro che sono stati formati da questo istituto.
Negli ultimi anni, potremmo dire almeno nell’ultimo ventennio, questa sinergia si è interrotta.
Non sto ad analizzarne le cause, vorrei vedere se, piuttosto, si può ricostruire questa sinergia, questa connessione virtuosa.
Penso che sia necessaria, e possibile, rilanciarla, se tutti gli enti locali casentinesi si renderanno conto che senza questo l’impoverimento produttivo del Casentino non potrà essere invertito.
Più di un candidato ha parlato di università telematiche, di sedi universitarie e simili. Idee giuste, ma che rischiano di essere vuote dichiarazioni se non riusciamo a individuare un percorso concreto.
Purtroppo il disinteresse delle ultime amministrazioni ha fatto perdere alcune occasioni importanti, ma forse qualcosa si può recuperare.
La prima ipotesi di lavoro che sottopongo ai quattro candidati di Bibbiena è la realizzazione, collegata all’ISIS Fermi, di un ITS (Istituto Tecnico Superiore).
Gli ITS sono Percorsi di Specializzazione Tecnica Post Diploma, riferiti alle aree considerate prioritarie per lo sviluppo economico e la competitività del Paese, realizzati secondo il modello organizzativo della Fondazione di partecipazione in collaborazione con imprese, università/centri di ricerca scientifica e tecnologica, enti locali, sistema scolastico e formativo. È una novità importante nel panorama della formazione. È un post diploma, molto simile a una laurea breve, ma con impostazione più professionalizzante, e quindi più legata al processo produttivo della realtà locale (purtroppo il disinteresse della giunta Bernardini ha fatto perdere l’occasione nel momento in cui gli ITS sono stati decisi in provincia di Arezzo).
E perché non potrebbe essere proprio San Lorenzo la sede di un possibile ITS? Magari anche unendoci la sede del CRED, con allegato ufficio di accoglienza turistica? Perché non chiamare a raccolta aziende innovative come Borri, CEG, Aruba ecc., per fare di Bibbiena un importante polo formativo nel settore delle nuove tecnologie (compresa la meccatronica su cui l’ISIS Fermi ha qualcosa da dire)?
E accanto a questo potrebbero comunque essere organizzati altri corsi IFTS (Istruzione Formazione tecnica Superiore), che agli inizi degli anni duemila l’ITIS è stato tra i primi a organizzare, reperendo importanti finanziamenti europei.
E non dimentichiamo il ruolo avuto dallo stesso istituto nel campo della formazione permanente e degli adulti.
Se riuscissimo a recuperare queste esperienze, alla luce delle nuove normative, potremmo ritrovare quella efficace connessione tra cultura, scuola, formazione professionale, impresa che può almeno bloccare questa deriva involutiva, questo progressivo impoverimento della nostra vallata.
E potrebbe essere il modo per reperire finanziamenti europei anche per il riutilizzo di San Lorenzo. I finanziamenti europei ci sono. Vorrei ricordare che molte opere di Bibbiena ne hanno usufruito (Teatro Dovizi, Palazzo Comunale, depuratori, sistema fognario ecc.).
Ed è bene ricordarlo oggi che ci avviciniamo alle elezioni europee e va di moda parlar male dell’Europa. Purtroppo è colpa nostra se usiamo pochi fondi europei, perché non siamo capaci di attivarli. E questo dovrebbe far riflettere anche sull’organizzazione istituzionale del Casentino. I piccoli comuni da soli non saranno mai in grado di accedervi. Solo uno strumento di gestione unitaria della vallata potrà facilitarci queste opportunità.
Spero che i nuovi sindaci almeno questo lo capiscano. Buon lavoro a tutti i candidati

Comunicato stampa
Giorgio Renzi
2 maggio 2019