Mai come oggi è attuale il celebre grido di Gramsci “odio gli indifferenti”.
L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti”.
Gramsci scriveva queste cose del 1917! Che avesse delle visioni?
A noi sembra la descrizione di ciò che sta succedendo all’Italia di oggi, così come è successo negli anni venti del novecento.
Peggio di così? “Potrebbe piovere” direbbe Frankenstein (da Frankenstein Junior)
È vero, al peggio non c’è mai fine! Pensavamo che dopo Berlusconi e Renzi le cose non avrebbero potuto che migliorare, invece no; è arrivata la coppia Salvini-Di Maio, e ogni giorno fanno a gara a chi diffonde più odio, più rabbia e… più indifferenza! E ogni giorno si aggrava la deriva autoritaria.
I “giornaloni”, direbbero loro, si affannano a dire che questo non è fascismo. Non è autoritarismo. Rileggete Gramsci e forse qualche dubbio potrebbe venire anche ai suoi (ai loro) più accaniti sostenitori, oltre che ai grandi giornalisti giustificazionisti.
Di fronte all’avvio di un procedimento giudiziario per abuso di potere e altre bazzecole, il “capitano” continua a sbraitare: “non puniscono chi commette reati, vogliono punire me che ho difeso la Patria”. Si riferiva ai 177 migranti sulla nave Diciotti, 177 che ci avrebbero invaso, avrebbero messo a ferro e fuoco il nostro suolo patrio, avrebbero distrutto la nostra cultura, la nostra lingua, avrebbero imposto la sharìa e chissà quanti altri scempi. Lui ci ha difeso! A noi, in realtà ci ha offeso per il tono e le parole, alla Mussolini, un moderno Mussolini. Evidentemente per Salvini il giorno della memoria è diventato quello della memoria del duce, delle sue imprese di difensore della patria, di uomo della provvidenza!
Ma non finisce qui, sarebbe troppo poco! Lui, il paladino senza macchia e senza paura della giustizia, meglio il giustiziere (giustizialista è troppo poco) ha detto: “Sono tentato di farmi processare”… “tentato”, non so se ci spieghiamo; “tentato”. Per ora non ha rinunciato all’immunità parlamentare seduta stante, solo perché sta valutando se gli porterà più voti farsi processare o tenersi l’immunità. Questo è il suo unico metro di misura. Altro che difesa del suolo patrio. Difesa solo del suo potere, pieno delirio di onnipotenza, che l’indifferenza, che è complicità passiva, sempre più diffusa, ogni giorno rafforza.
No, nel giorno della memoria, nel mentre gli ormai pochi superstiti dei lager fascio-nazisti mettono le loro ultime forze per far ricordare, noi non vogliamo rimanere indifferenti, indifferenti ai nuovi rischi per la democrazia. Non crediamo che sia allarmismo. Stiamo rappresentando l’Italia di oggi così come ogni giorno è modellata da chi ci governa.
“[Sembra] che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti (Antonio Gramsci, 1917).
Non c’è altro da aggiungere. Queste parole avevano previsto la deriva fascista!
Possibile che in Italia non si impari mai nulla dalla storia!? Ma già, i nostri governanti ogni giorno si dannano a ripeterci della inutilità dello studio e della scienza. Ignoranza e indifferenza vanno molto d’accordo.

Movimento Arturo, Circolo Bibbiena e Poppi
Luca Tafi, Giorgio Renzi
27 gennaio 2019, giorno della memoria