I drammi del casentinese per la Consuma (by A. Marioni)

Quando un casentinese si allontana dalla sua vallata, piange due volte: la prima perché abbandona la sua terra, la seconda perché sa di dover percorrere una strada di merda.
Conosciamo bene il traffico della statale Umbro-Casentinese per raggiungere “Rezzo”, così come ci è noto il male di vivere nel momento in cui è necessario andare in Romagna tramite il passo dei Mandrioli o la magica Calla.
Ma la strada che noi tutti percorriamo più spesso, per mille motivi, è quella che porta alla bella Firenze, ossia il Passo della Consuma.
Quali sono i principali disagi che ci troviamo continuamente ad affrontare, arrivando quasi ad amarli?
Scopriamolo insieme.
10) LA NEVE
Superare la Consuma d’inverno è come trascorrere un capodanno senza alcolizzarsi, come guardare il grande fratello senza imprecare, come ascoltare un album intero di James Blunt senza tentare il suicidio: difficile, ma non impossibile.
Infatti, il casentinese, a costo di metterci 5 ore, la “prova Consuma” la supera. E poi esulta.
ALBERTO TOMBA
9) LE BESTIE
Cinghiali, cervi, caprioli, gatti, volpi, novantenni in bicicletta: qui la biodiversità  è impressionante. Il mercoledì sera ci sono più animali a Vaiano che persone a Bibbiena.
Questa strada è sempre meglio farla di pomeriggio.
ARCA DI NOE’
8) LE CURVE
Da bambini, scanare per la Consuma è quasi un rito di iniziazione. Qualcuno continua anche più avanti con gli anni.
Ma piano piano, tra una curva e l’altra, c’è un sentimento che s’insinua in ognuno di noi: l’amore per lo sgreppo.
E non è un’infatuazione adolescenziale: dura per sempre.
FOCO ALLE NANE
7) LA BENZINA
Lo dice la parola stessa: la Consuma consuma parecchio.
IO E TE 3 METRI CON UN LITRO
6) LA NEBBIA
La “terra di mezzo” de il Signore degli Anelli è soltanto un Ponticelli che non ha mai smesso di sognare.
In certe giornate si può solo guidare a fiducia.
A tal proposito, vorrei citare un celebre passo di Dante Alighieri:
“nel mezzo del cammin della mi’vita
mi ritrovai in mezzo a una nebbia fitta e inguastita
l’era meglio se pigliavo la sita”
PONTASSIEVE DOVE SEI?
5) LA SITA
Rimaniamo in tema.
Chiunque sa che le probabilità di trovarsi dietro ad una Sita lungo il passo della Consuma sono prossime al 100%. E, in tal caso, c’è poco da sperare: ti ritrovi dietro a quel groppone celeste per quasi 2 ore, condividendo con lui tutte le soste.
Ma alla fine, ti sembra quasi di vedere il cielo. Il colore alla fine è quello.
NEL BLU DIPINTO DI BLU
4) I LAVORI
In italia, la manutenzione delle strade dura mesi. Qui, invece, anni e a volte decenni. Del resto, è una strada che solo noi casentinesi conosciamo. Sei fiorentini su 10, se rammenti loro la parola “consuma”, associano il termine ad un rapporto sessuale.
Noi, invece, consumiamo… il tempo davanti ai 15 semafori delle Sieci.
DA ROSANO SI FA PRIMA (forse)
3) I CARTELLI STRANI
Siamo nel podio.
Molti di voi avranno notato il disagio che emerge dai segnali stradali nella Consuma, perché è qualcosa di unico.
Tre esempi:
– il cartello di Borselli, seguito da una scritta enorme VIOLA: “Borselli viola”
– Poco prima del paesino della Consuma, c’è un cartello pubblicitario dello zoo di Poppi, con un tempo di percorrenza indicato di 15 minuti.
In aereo forse
– Sempre da quelle parti, in una casina dell’ANAS, appare una scritta enorme: “Ti amo HOMKABIUR, come può uno scoglio arginare il mare?”
Devo farvi una confessione: il nome Homkabiur, che lascia vagamente trasparire l’immagine di un latin lover tunisino, non esiste. Ho cercato su google.
HOMKABIUR PALESATI TI PREGO
2) IL TRAFFICO
Trovare lo spazio per superare una macchina per la Consuma è un po’ come cercare la donna della tua vita in un convento, eppure c’è chi riesce in entrambe le imprese.
Gli incontri ravvicinati con i tir, i trattori con le rotoballe, le api e le panda 4×4 verdi, i furgoni ruspanti saranno molteplici.
Ah, a volte i camion devono anche scambiarsi. In tal caso, chiamate casa e dite pure che non tornerete per cena.
SLOW AND FURIOUS
1) GLI AUTOVELOX
Sono ovunque, anche qui.
Il più famoso è a Diacceto, e ti invita a rallentare anche se vai a 20.
Il fiorentino accetta e prosegue cauto, ma non tutti hanno la stessa natura.
Il casentinese, infatti, si calma per un attimo, guarda la telecamera, sorride, e una volta superata ricomincia a volare.
Perché il casentinese non frena,
MA PIGIA.