I giochi di una volta in Toscana

Il modo di giocare di giovani e meno giovani è stato radicalmente rivoluzionato dall’avvento di internet, anche se più in generale il riferimento dovrebbe andare al mezzo tecnologico in toto. La diffusione del digitale nelle case della maggior parte delle persone ha cambiato modi, tempi e soprattutto spazi destinati al gioco, ma più in generale il modo di vivere. Se in passato i luoghi adibiti a questo erano i giardini, le piazze e le strade dei principali paesi, il mezzo tecnologico ha fatto sì che ora sia la propria camera o, più in generale, la casa il vero luogo del gioco. Questo perché mediante la connessione sul web è possibile intrattenere partite con giocatori distanti migliaia di chilometri, con lingue e culture differenti dalla propria, accumunati semplicemente dall’utilizzo del medesimo titolo. Questo vale anche per i giochi considerati più tradizionali come gli scacchi o la dama, anch’essi presenti pressoché ovunque sul digitale. Coloro che consultano abitualmente il web, passano in rassegna giudizi, critiche e recensioni quigioco o delle altre principali piattaforme, sanno bene come lo stesso accada anche per i giochi di carte, dal tavolo verde del poker al blackjack, ma anche briscola e scopa.

A volte può rivelarsi particolarmente interessante andare invece ad indagare quali fossero i divertimenti di una volta, magari anche con grandi differenze tra le diverse realtà regionali che compongono l’Italia. Prendendo in esame la Toscana, tra i passatempi più gettonati se ne ritrovano alcuni che in realtà sono presenti ancora oggi senza distinzione geografica. Il riferimento va a nascondino ad esempio, ma anche mosca cieca, guardie e ladri, palla avvelenata o ancora 1,2,3..stella! A questi giochi però conosciuti da tutti, si sommano attività squisitamente regionali come quattro cantoni, tocco ferro o strappacipolla. Va poi precisato che la Toscana è una realtà con una cultura locale molto marcata e molte città, rivali tra loro nei secoli passati, conservano gelosamente le proprie tradizioni. A Firenze, ad esempio, il già citato gioco della mosca cieca veniva chiamato la Beccalaglio, pur avendo le medesime regole. Sempre nel capoluogo toscano erano famosi anche la civetta e le pallottole. Il primo era giocato da un gran numero di ragazzini grazie al regolamento estremamente semplice: uno dei giocatori indossava un cappello o berretto e il compito di tutti gli altri era cercare di toglierlo. Il secondo gioco citato era invece una delle varianti del gioco delle bocce, ancora oggi praticato.

Tra le attività ancora praticate oggi vi è invece il calcio fiorentino storico, che con le regole del calcio oggi note a tutte non ha però quasi nulla a che fare. La somiglianza risiede unicamente nella presenza di due squadre che si sfidano tra loro. Gli uomini in campo non sono però 11 per parte ma ben 27, soprannominati calcianti. L’obiettivo del gioco è simile al calcio odierno, cioè fare caccia (oggi si dice invece gol) nella rete dell’altra squadra, ma per farlo è possibile passarsi il pallone con le mani. È uno sport molto più duro e fisico rispetto al calcio moderno, si potrebbe anzi definire più somigliante con il rugby dal momento che sono ammessi i placcaggi. Questi sono anche particolarmente numerosi dal momento che il campo risulta essere molto più ristretto rispetto a quello canonico del calcio.

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