I tesori del Casentino: la pala robbiana sulla Pentecoste a Memmenano

Il 28 maggio ricorre la festività della Pentecoste (Pentecoste significa letteralmente: cinquantesimo (giorno) dopo la Pasqua); la solennità è pertanto una festa mobile, nella quale si fa memoria del dono dello Spirito Santo, che va a colmare la confusione di Babele (cfr Gn 11, 9): in Gesù, morto, risorto e asceso al Cielo, i popoli tornano a comprendersi nell’unica lingua, quella dell’amore. Nella prima metà del III secolo già Tertulliano e Origene parlano della Pentecoste come di una festa che segue quella dell’Ascensione. Nel IV secolo la Pentecoste è una festa già comunemente celebrata a Gerusalemme, come ricorda la pellegrina Egeria, e propone il tema del rinnovamento che la venuta dello Spirito ha operato nel cuore degli uomini. Alcuni aspetti della discesa dello Spirito Santo (il fragore e il fuoco) ricordano la teofania di Dio sul monte Sinai descritta nell’ Esodo (19,16-18) mentre in alcune parti dell’Antico Testamento, come la Genesi (1,1-2) e il Primo Libro dei Re (19,11-13), il vento impetuoso è simbolo della potenza di Dio. La predicazione degli apostoli in altre lingue è invece un elemento nuovo e significa che il messaggio di Gesù non è destinato solo agli ebrei ma è universale. Per Sant’Agostino si tratta di un evento prefigurativo, perché il prodigio continua a sussistere in quelli che partecipano alla Chiesa, che è diffusa in tutto il mondo, parla tutte le lingue, ma rimane unica.

Nel Vangelo di Giovanni è lo stesso Gesù risorto che trasmette lo Spirito Santo agli apostoli, alitando su di loro durante la sua apparizione nel cenacolo avvenuta la sera di Pasqua. L’episodio viene chiamato Pentecoste giovannea, per distinguerlo dalla Pentecoste descritta negli Atti degli Apostoli e chiamata Pentecoste lucana. Secondo alcuni studiosi si tratta dello stesso evento, ambientato dai due evangelisti in due momenti diversi. Altri autori pensano invece che l’effusione dello Spirito Santo possa essere avvenuta in due tempi diversi: nell’episodio giovanneo avrebbe riguardato il gruppo degli Undici, mentre nell’episodio lucano si sarebbe allargata a tutta la nascente comunità cristiana.  L’episodio è raffigurato nella grande pala in terracotta invetriata, attribuita ad Andrea della Robbia e al figlio Luca il Giovane, conservata nella chiesa di San Matteo a Memmenano (Poppi). Databile ai primi anni del secolo XVI, la pala è mancante dell’originaria cornice a festone di fiori e frutti tipica dell’artista. Dai documenti sappiamo che l’opera originariamente si trovava presso l’Oratorio della Compagnia laicale dello Spirito Santo detta anche dei Neri che aveva sede a Bibbiena, all’inizio dell’attuale via Dovizi detta delle Compagnie. A seguito della soppressione delle soppressioni da parte del Granduca Pietro Leopoldo nel 1785, la pala fu collocata all’esterno dell’oratorio e solo a seguito dell’interessamento del parroco Don Angiolo Martini, con l’intercessione  del vescovo aretino Albertino Albergotti, fu effettuato il trasferimento nella chiesa di San Matteo a Memmenano, dove ancora di trova, dall’anno 1789, nella cappella laterale di destra. L’artista discostandosi dalle tradizionali fiammelle raffigurate sopra le teste degli apostoli, a simboleggiare la discesa dello Spirito Santo, affida il messaggio simbolico del fuoco o fonte di calore spirituale, al grande disco solare da cui emerge potente il busto di Cristo. La colomba in volo, simbolo dello Spirito Santo è collocata al centro come la figura di Maria.  La grande pala centinata ritmata da una monumentalità che si manifesta in particolare nei voluminosi e paludati panneggi dei mantelli degli apostoli, mostra una severità formale che si addice al luogo di destinazione. I toni aspri e ieratici rimandano alla scultura tardoantica che si riflette nelle teste dei personaggi che mostrano affinità stilistiche con quelli raffigurati alla Verna nella pala dell’Ascensione di Gesù, opera dello stesso Andrea, artista dalle notevoli capacità plastiche. Il nome della famiglia che applicò l’invetriatura alle sculture in terracotta, deriva da Robbia che è pianta erbacea spontanea e perenne dalle cui radici veniva estratto un colorante rosso intenso ruber impiegato nella tintura delle pelli e della lana o per ottenere una buona lacca da pittori. La pianta poteva essere anche coltivata; fra Tre e Quattrocento sono documentate piantagioni nel territorio di Cortona. Il commercio della robbia potrebbe essere stata l’attività iniziale della famiglia di Andrea che si sarebbe arricchita al punto da derivarne addirittura il casato.

Alberta Piroci Branciaroli
Alberta Piroci Branciaroli
Laureata in Lettere e Filosofia con indirizzo in Storia dell’Arte presso l’Università degli Studi di Firenze e specializzata in Arte Medievale e Moderna (corso post-laurea) presso lo stesso ateneo, docente di Lettere negli Istituti Secondari di primo grado, ha collaborato con la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Arezzo per la catalogazione dei beni mobili del territorio provinciale. Vive e lavora in Casentino, collabora con il Centro Creativo Casentino e con il Parco Letterario Emma Perodi e foreste casentinesi. Collabora con la rivista online Park Time dei Parchi Letterari. Numerose sono le pubblicazioni: La Verna. Guida al sacro monte. (Collana curata dal Prof. Brilli. Le guide del viaggiatore raffinato) Ed.Edimond, Città di Castello, 2000 Arte e Architettura religiosa del Seicento. La decorazione barocca della chiesa dell’Eremo di Camaldoli, in “Il Seicento in Casentino”, catalogo mostra, Castello di Poppi, Ed. Polistampa, 2001 Temi iconografici legati alla devozione, loro diffusione nelle pitture del territorio casentinese, in “Il Seicento in Casentino” Catalogo Mostra, Castello di Poppi, Ed. Polistampa, 2001 Da Mercurio a San Michele: un percorso iconologico, in Intersezioni, Rivista Ed. Il Mulino, vol. XXII, 2002 Il polittico della Misericordia, in Piero della Francesca. Il Museo civico di Sansepolcro. Silvana editoriale,2002 Camaldoli, il monastero, l’eremo, la foresta. “Guide del viaggiatore raffinato. Edimond, Città di castello,2003 La città immaginata. Aretium, Ed. Edimond, Città di Castello, 2005 Le collezioni artistiche, in Tesori in prestito. Il Museo della Verna e le sue raccolte, Ed. Industria Grafica Valdarnese, San Giovanni Valdarno, 2010 Curatrice della mostra e del catalogo “Nel segno di Leonardo” La tavola Doria dagli Uffizi al Castello di Poppi. Ed. Polistampa, 2018 Approfondimenti didattici nella pubblicazione di Paola Benadusi “Fiabe magiche per grandi e bambini, Tau Ed. 2019 La valle dei racconti. In Casentino con Emma Perodi, Paolo Ciampi e Alberta Piroci, Aska ed. 2019 Alberta Piroci Branciaroli, San Francesco messaggero di pace, Ed. Helicon 2020 Curatrice della mostra NEL SEGNO DI DANTE. IL CASENTINO NELLA COMMEDIA, Ed. Polistampa 2021 Commenti storico-geografici nella pubblicazione di Paola Benadusi, Sette Fiabe gotiche, Tau Ed. 2021 Con Emma e Dante in Casentino, pubblicazione tramite sito online Bonconte ultimo atto, alla confluenza dell’Archiano con l’Arno, Ed. Mazzafirra, 2021 Curatrice della mostra e del catalogo: Nel segno della vita: Donne e Madonne al tempo dell’attesa. Ed. Polistampa, 2022

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