Il Capitano Giuseppe Barbato scagionato dall’accusa di detenzione di materiale pedopornografico

La fine di un incubo e di un periodo molto duro per il Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Bibbiena


Bibbiena (AR) – Il 6 ottobre del 2023, a seguito di una segnalazione di Google, il Capitano Giuseppe Barbato ricevette un avviso di garanzia riguardante file di natura pedopornografica che sarebbero stati rilevati nei suoi account. Quella data, probabilmente, al Capitano Barbato rimarrà scolpita nella memoria per molto tempo. Quel giorno cominciò un incubo personale e professionale che solo oggi, con l’archiviazione del caso, può dirsi finito. In realtà la decisione del PM di archiviare il caso e di non procedere con il processo è del febbraio scorso, ma solo oggi se ne ha notizia. “Una richiesta di archiviazione – commenta l’avvocato Fabio Appiano – che dice chiaramente che nei dispositivi del Capitano non è stato rinvenuto alcun materiale pedopornografico.” Ma allora come è possibile che Google li abbia individuati e di conseguenza segnalati alla Polizia Postale che nell’ottobre scorso eseguì la perquisizione? È possibile – spiegano sempre i legali di Barbato – perché il Capitano tra il 2019 e il 2022 ha svolto specifiche indagini proprio per una brutta vicenda di pedopornografia e l’ipotesi è che a causa della sincronizzazione degli account, alcune immagini siano transitate sui suoi account personali, ma che di personale non avevano assolutamente nulla essendo prettamente materiale di indagine. Da lì la segnalazione di Google, la notizia che forse troppo frettolosamente e in maniera molto imprecisa trapela alla stampa e la vita del Capitano e della sua famiglia che viene stravolta. E lui che da stimato ufficiale dei Carabinieri attivo su ogni fronte del Cyber Crime, si trasforma improvvisamente nel “mostro”. Una vicenda che ha fatto parlare per molto tempo tutto il Casentino, ma che, soprattutto, ha gettato una famiglia nello sconforto più assoluto. Oggi, come riferisce l’avvocato Appiano, la vicenda può dirsi conclusa. “Se fossimo arrivati al dibattimento – prosegue l’avvocato – ci sarebbe stata un’assoluzione con formula piena.” Fortunatamente il giudice ha stabilito che non sussistevano i motivi per andare a processo e ha messo la parola fine a tutta la vicenda. Nel frattempo il Capitano Barbato non è mai stato sospeso, come erroneamente riportato da alcuni organi di stampa, ma semplicemente posto in malattia. Malattia che, purtroppo, si è allungata a causa di un melanoma. Attualmente, a livello professionale, al Capitano Barbato è stato proposto un incarico in un’altra regione. Decisione che, alla luce di quanto emerso dalla vicenda legale, i legali dell’ufficiale chiederanno di rivalutare in sede amministrativa.

Un’accusa infamante, terribile per chiunque, forse ancora di più se tocca un carabiniere. Le voci di paese che si rincorrono incontrollate fino a gettare tutto e di più nel tritacarne dell’infamia. Una famiglia nata da poco con bambini piccoli che precipita in un incubo lungo un anno. Una carriera che rischia di essere distrutta e con essa la reputazione di una persona. Questi gli ingredienti di una brutta storia che dovrebbe far riflettere tutti: le autorità, noi della stampa e anche voi…


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Christian Bigiarini - Direttore Responsabile
Christian Bigiarini - Direttore Responsabile
Christian Bigiarini è nato a Roma nel 1971, ma scrive a Ponte a Poppi, in Casentino, dove vive. Sposato con Veronica, babbo di Umberto, direttore del periodico Casentinopiù dal 2013, è anche “scrittore”, giornalista, tabaccaio, “ciclista”, "padelista" e “tennista”: quasi tutto rigorosamente tra virgolette.

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