Il gallo nel pollaio

Quali sono le doti di governo? In altre parole: cosa ci vuole per amministrare un paese in un dato momento storico?

La domanda, ovviamente, è capziosa: dipende dal momento storico. Quando il potere si diffonde in assemblea, non può difettare la retorica (la letteratura): basti pensare a Pericle nell’Ecclesia, Scipione in Senato, Lorenzo de’ Medici innanzi al Collegio dei Priori, De Gasperi o Togliatti in Parlamento. Quando le assemblee contano di meno, si passa ad altro; di solito allo “spirito del mondo”: che procede sempre a cavallo! Così Alessandro, Marc’Aurelio, Enrico VIII, Napoleone o Nelson fino ad Eisenhower possono essere tutti assimilati al modello del “cavaliere”.
In questo senso, di recente, si potrebbe azzardare un’alternanza fra cavalieri e letterati: fra “Re” e “Santi”, volendo scimmiottare Derrida. Ad Eisenhower, non a caso, succede Kennedy quanto Hitler e Mussolini precedono De Gasperi ed Adenauer: Clinton succede il primo Bush e Barack Obama, del quale non è ancor chiaro quale sia il nome e quale il cognome, rimpiazza il secondo Bush per essere esautorato, poi, da un altro comandante in capo. In Italia, bontà nostra, regge ancora Il Presidente!

Perché?

Perché Il Presidente Silvio Berlusconi è stato grande, grandissimo: è stato eccezionale. A prescindere dalle qualità di governo necessarie in un dato momento storico, la grandezza del politico si misura sempre sull’impronta culturale che ha lasciato: si misura con la storia. Oggi è di gran moda l’architettura ed al politico che si rispetti tocca edificare un qualche Vittoriale in scala ridotta; una Tour Eiffel, un Canale di Panama, un Grande Arche, qualche palazzina (del tipo Milano 2) od un bel ponte: benissimo quello sullo Stretto! In tempi remoti ma non meno presenti, il grande politico ha sempre segnato la scena con la propria sensibilità artistica: che dire di Pericle e Protagora o di Alessandro ed Apelle, Scipione e Terenzio, Ottaviano e Virgilio, Federico e Pier della Vigna, Lorenzo e Pico della Mirandola. Gli esempi si sprecano e non la farò lunga. Del discorso basta questo: Il segno del “grande” (inteso come ingombrante) politico rimane sempre la traccia culturale e vale anche per Hitler, Stalin o Mussolini.

Il primo Berlusconi, nella vita culturale di questo paese, entra di pedina ma poi si afferma. Per prima cosa, Il Presidente, acquista senatori al mercato: Raimondo Vianello, Mike Bongiorno, Indro Montanelli. Nessuno di questi è mai stato un politico, obietterete voi, ma solo perché vi ho risparmiato Iva Zanicchi, Jerry Scotti e qualche soubrettina come Mara Carfagna o Daniela Santanchè: dettagli. Cosa non è un dettaglio è la sostituzione progressiva del potere assembleare con qualcos’altro: un giornale, una radio, la televisione od internet che, la cosa non dovrebbe sfuggire neppure ad un lieve ritardo mentale, assemblee non sono. Insomma: se Il Presidente è un “cavaliere”, c’è un perché.
Il Cavaliere si afferma culturalmente con Vittorio Sgarbi, Vittorio Feltri e Giuliano Ferrara. La cifra che segna il successo di Berlusconi, magnificato dal teleschermo, è la legittimazione della bestialità. Lasciate che mi spieghi. Nell’inciso non intendo dire che Sgarbi, Feltri o Ferrara siano delle bestie: non meno dello scrivente. Eppure, sebbene a tutti capiti qualche imbarazzo intestinale, non per questo si permette la flatulenza, il rigurgito od il conato pubblico: a questi è permesso! Di più: cosa legittima l’esternazione bestiale è la cattedra televisiva. Vi ricordate l’effetto del telegiornale? Quello per cui la famiglia si silenziava in attesa del cattedratico televisivo? E gli sceneggiati “storici”? I documentari “scientifici”? Chi non ha appreso i rudimenti dei Karamazov con Bolchi? La litania potrebbe procedere ma, ormai, avete capito: l’insistere in televisione è di per sé legittimante. Come se, in luogo di un produttore ed un proprietario, dietro al quiz ci fosse seriamente un notaio o che, peggio, alla prova del cuoco s’accedesse per concorso. Come se la RAI svolgesse davvero un servizio pubblico, ulteriore all’intrattenimento becero per adulti limitati.

Eppure, dentro a questo quadro, la legittimazione della bestialità è l’eredità culturale di Silvio Berlusconi che, quando deve incassare i soldi degli abbonati, si guarda bene di proporre le Iene, Striscia la Notizia od un qualche talk show in pay per view! Ciò a dire che la vita di chiunque procederebbe benissimo, o forse meglio, senza l’imposizione di Vittorio Sgarbi, Roberto d’Agostino … Rocco Casalino. Ecco: in questa lunga digressione volevo arrivare qui: a Rocco Casalino.

Rocco Casalino, il dispositivo limitante del Presidente del Consiglio, di recente è passato alle cronache per un video d’annata che lo ritrae alle prese con vecchi e mongoloidi. Primi e secondi, a detta sua, produttori di “schifo”: la stessa sensazione di Matteo Salvini alla vista di Ilaria Cucchi e di Trump nei riguardi degli Ispano-Americani. Casalino sostiene trattarsi d’una provocazione e Casalino, ch’è un uomo d’onore (come Bruto nel monologo di Marc’Antonio), merita di essere creduto. Rocco Casalino che dileggia i vecchi ed i down stava simulando ed in effetti, Rocco Casalino, non sembra capace d’altro: per questo è credibile. L’unica cosa che Rocco Casalino abbia mai fatto è la televisione e non a caso, adesso, s’è dato alla politica. Io, Rocco Casalino, lo ricordo ospite fisso di Maurizio Costanzo (NDR: la moglie di Maria de Filippi) in Buona Domenica: il programma arruffapopoli fra la noia familiare. Seduto in assemblea da Costanzo, il Rocco meno dotato di quello nazionale, interpretava Vittorio Sgarbi: con lo stesso repertorio di bestialità e scazzottata finale. La stessa messa in scena entro un altro parlamento: tal Radio Londra sotto la conduzione di Giuliano Ferrara. Protagonisti: lo stesso Ferrara, Sgarbi e d’Agostino impegnati nel comico; la rivisitazione dello sketch di Andy Kaufman, Jerry Lawler e David Letterman nell’omonimo show!

Nessuno dei tre uomini di spettacolo Americani s’è mai dato alla politica: in Italia è andata peggio. Vittorio Sgarbi siede alla Camera dei Deputati sullo scranno che fu d’Ilona Staller mentre Rocco Casalino simula:
simula la voce d’un Presidente del Consiglio mentre governa qualcun altro.

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Andrea Pancini
Andrea Pancini è un pettegolezzo che qualcuno ha messo in giro. I ben informati sostengono si tratti d’uno scrittore, in concorso al Premio Campiello 2017. Sembra s’interessi a quello che la gente dimentica: vane speranze, amori desolati, eroi vigliacchi, dolori addominali e varia umanità. C’è chi dice che, prima, sia stato qualcos’altro ma che, d’allora, vaghi la notte al chiarore d’una sigaretta: sempre l’ultima. Ignorato dai più, di lui si sa poco se non l’eco di buone letture: Chanel, Versace, Armani. Ad oggi, si sussurra, viva spiaggiato sullo Stretto di Scilla.