“Il governo del fare… male!” Lettera aperta di un archeologo sull’attualità

“Parlando straordinariamente al presente…”
La consueta fuga nel passato della mia penna è stata bruscamente ricondotta al presente, dal quale di solito disdegnosa torce il muso, da fatti che hanno toccato profondamente i miei interessi e smosso la mia coscienza. È con un certo imbarazzo che mi trovo a rilevare che quello in carica è il peggior Governo che la mia diretta esperienza ha potuto registrare. Non posso dire di averlo votato, perché nessuno l’ha votato, come ricordano spesso le opposizioni, ma dovrebbe essere comunque espressione di quella che, senza adesioni entusiastiche e con vari distinguo, sarebbe la mia parte politica; ciononostante si è permesso di dire e fare cose che, se fossero state dette o fatte dalla parte politica avversa, probabilmente ci avrebbero spinto in piazza coi forconi nelle campagne e con le barricate nelle città. Non è che mi aspettasi di più e di meglio dal nostro Presidente del Consiglio: palesemente non ha le mie stesse idee, né idee almeno vagamente compatibili col concetto di Sinistra, e non l’ho votato alle primarie per il segretario, né ho partecipato al plebiscito delle europee, in cui mi son visto costretto con poca convinzione ad importar sinistre dalla Grecia… Non volevo però chiudermi la possibilità di ricredermi: pur avendo cominciato male, essendo giunto al governo con un pugnalata alla schiena ad Enrico Letta (#staisereno), coi soli voti dei fiorentini di destra dalla sua (nelle solite primarie PD aperte a cani e porci, i fiorentini di destra, prevedendo la solita vittoria della sinistra, si recarono in massa a votare il candidato di sinistra più di destra), non volevo ignorare tutto quell’entusiasmo che avvertivo nel partito, anche tra scafati compagni coi capelli bianchi, e sarei stato pronto a cambiare volentieri opinione, se la tanto reclamizzata “politica del fare”, che ha conquistato tanti consensi, fosse stata più precisamente un “politica del fare BENE”! Non è stato così e anzi in questi giorni e in questi mesi direi che si è decisamente orientata sul “fare male”, imponendomi di intervenire, per quel che può contare la mia voce, come libero cittadino pensante e votante… almeno fino alle ultime elezioni: nelle prossime vedremo cosa prevarrà in me tra l’impulso ad astenermi e quello (diomiperdoni) a votare a destra! 
Vediamo cosa abbiamo nei primi posti della classifica del “fare male”: vogliamo parlare dei famosi, famigerati ottanta euro? Già mi perplimevano a prescindere e volevo aderire a qualcuno dei comitati intenzionati a denunciare Renzi per voto di scambio, poi, quando me li sono visti assegnare inaspettatamente, sono rimasto scettico ed ho provato ad informarmi: margini che potessero spettarmi pareva ci fossero, ma in realtà nessuno aveva ed ha le idee chiare al riguardo, nonostante le segreterie amministrative di ditte e cooperative si fossero e si siano trovate a dedicare alla cosa gran parte del proprio lavoro dalla primavera dell’anno scorso! Mi sono così ritrovato per qualche mese in busta paga una cifra oscillante ma compatibile con quella indicata e, al momento del conguaglio di fine anno dell’anno scorso, mi furono rimborsate anche le mensilità mancanti, facendomi pensare che a questo punto mi spettassero davvero… almeno fino alla denuncia dei redditi, in occasione della quale ho scoperto di dover restituire di tasca allo Stato circa 500 euro! E quest’anno? Quest’anno è andata diversamente… ma non meglio, e le poche mensilità di “credito fiscale” riscosse le ho dovute restituire tutte e subito nel conguaglio di fine anno: la cooperativa per cui lavoro nei fine settimana mi ha così consegnato una busta paga di dicembre col netto del mese pari a -124,21 euro!
Ma parlando di soldi, lo scherzetto più bello del Governo è stato quello della notte del 22 novembre… È  stato bellissimo la mattina dopo scoprire nella mia filiale “di fiducia” di Banca Etruria che il Governo, anticipando a sua discrezione dei paventati provvedimenti europei, aveva azzerato 10.000 euro miei e del mio babbo! Ebbene sì, da quel giorno sono rientrato nella categoria, di cui ignoravo precedentemente il nome e l’esistenza, degli “obbligazionisti”, all’interno della quale, oltre ad essere stati truffati (da una banca che ai propri vertici ha avuto anche il padre di uno dei ministri del governo firmatario del documento), si viene anche visti dall’esterno come sempliciotti che hanno cercato di speculare finanziariamente e che un po’ se la sono meritata questa cosa, perché avrebbero dovuto conoscerli da soli i rischi che correvano, contrariamente a quanto gli veniva detto e garantito dai professionisti del settore, di cui i “sempliciotti” pensavano fosse loro diritto e dovere fidarsi come del medico. E per quali guadagni poi? Ho letto che per il livello di rischio effettivo, che anche gli organi di vigilanza si son ben guardati dal palesare, il tasso doveva essere del 20% minimo e non del 5 lordo… e forse il 20% avrebbe insospettito anche gli sprovveduti come noi (dichiaratisi tali anche nel modulo del profilo di rischio), i quali potevano anche intuire la pericolosità delle azioni, ma non potevano certo immaginare che delle obbligazioni in qualche foglio indicate come “sub” (il termine “subordinate” ha cominciato a circolare esplicitamente solo a caso esploso) potessero prevedere, prima volta in uno stato di diritto, l’azzeramento dei propri risparmi, garantiti dalla Costituzione (articolo 47)!
Ma basta con questa vergognosa vicenda, cui dedico anche troppo tempo, soprattutto nelle notti insonni, vicenda per la quale aggiungo alle colpe di Renzi anche quella di avermi fatto trovare d’accordo nei talk show con Brunetta e simili, e veniamo alle cose più recenti: è ancora fresca, per così dire, la mia firma digitale sulla petizione “Salviamo l’archeologia italiana” contro il provvedimento del ministro Franceschini! Abolire le Soprintendenze, togliere la voce dell’archeologia preventiva nelle gare d’appalto, puntare sul volontariato invece che sui professionisti per la gestione di musei e aree archeologiche… che garanzie di tutela e valorizzazione dà per il nostro patrimonio archeologico, storico, artistico, che non è solo nostro ma è patrimonio dell’Umanità? E perché togliere lavoro ai sottopagati professionisti per ottenere chissà quali risparmi e chissà quali guadagni da beni culturali squalificati e svenduti al mercato del turismo, come una merce qualunque, dispensabile da chiunque? Non è così che si trasforma la cultura in risorsa e inoltre, come per gli altri provvedimenti in altri campi, in un regime democratico non si agisce in maniera unilaterale, senza coinvolgere le parti in causa, e magari poi facendo approvare tutto al parlamento con l’ennesimo voto di fiducia!
E per concludere, in questo desolante quadro in cui, mi si perdoni l’espressione che cerco di addolcire, più della metà della popolazione italiana lo prende in quel posto, siamo proprio sicuri che la priorità del momento sia quella di preoccuparsi di chi ce lo prende volentieri? Per rompere il ghiaccio, inizio così, con una battuta politicamente scorretta, il mio discorso su coppie di fatto, unioni civili, adozioni gay… Essendomi così già conquistato il titolo di omofobo, che tocca sempre a chiunque affronti l’argomento anche con la massima cautela, posso almeno parlare liberamente e dire tranquillamente la mia, senza fondati timori e vane autocensure. E comincio col dire, però, che trovo più che giusto che debbano essere riconosciuti diritti alle coppie omosessuali, di ambo i sessi, e che in quest’ottica le unioni civili hanno un senso; ce lo hanno meno nel caso di coppie eterosessuali: loro possono già regolarizzare la propria posizione per lo Stato attraverso un istituto che già esiste, quello del matrimonio! Se rinuncio ad assumermi la responsabilità di sposarmi, accettando diritti e doveri connessi, perché mi devono essere comunque riconosciuti i diritti che come coppia ho rifiutato non ufficializzandomi nella forma riconosciuta dal mio Stato? E ci saranno comunque coppie che non vorranno neanche formalizzarsi come unione civile o coppia di fatto: anche a loro andranno poi riconosciuti diritti nel momento in cui, per esempio, un partner sarà fatto uscire dalla camera di ospedale in quanto non parente o congiunto del ricoverato? Diverso il caso delle unioni di persone dello stesso sesso, per le quali il matrimonio non è previsto, ma che devono veder riconosciuti in qualche modo i propri diritti di coppia, dopo anni si amore e rispetto reciproco. Diritti che però non possono giungere all’adozione (salvo specifici casi su cui si esprimeranno i tribunali, come quello di figli già esistenti per precedenti relazioni eterosessuali), perché semplicemente una legge dello Stato non può sovvertire le leggi di natura! Soprattutto comunque uno Stato non può prevedere, né soltanto tollerare, una pratica aberrante come quella dell’utero in affitto. L’essere contrari non è una presa di posizione ultraconservatrice e ipercattolica come vogliono farci credere, anzi è la pratica che si pone contro qualsiasi forma di tutela della dignità della donna e anche contro qualsiasi idea di giustizia sociale… istanze queste progressiste, femministe, di sinistra! Come si può pensare senza sentirsi sporchi nella coscienza che sia giusto che una ragazza, sicuramente non benestante, possa crescere dentro di sé una vita per lunghi mesi e poi partorire al solo fine di ricevere in cambio qualche migliaio di euro? Se poco sopra scrivevo contro la mercificazione dei beni culturali, immaginate quale possa essere la mia opinione sulla mercificazione del corpo della donna! E poi in conclusione ne possiamo fare provocatoriamente anche solo una questione di pura coerenza: in uno stato in cui è tendenzialmente illegale la prostituzione, ha senso vietare di noleggiare una vagina per qualche minuto e consentire invece di affittare un utero per nove mesi? 
Riccardo Bargiacchi