Intervista ad Alessandro Fabbri, mister del settore giovanile del Pratovecchio Stia

Di Francesco Ceccarelli – segretario e addetto stampa ASD Pratovecchio Stia

Alessandro Fabbri, un allenatore con 16 anni di esperienza tra i giovani calciatori casentinesi, ci racconta il suo percorso, la sua passione per il calcio e ciò che ama insegnare ai suoi giovani atleti: i valori dello sport, dell’amicizia, dello stare insieme.

Innanzitutto una rapida presentazione, Alessandro: il tuo curriculum calcistico e soprattutto come ti è venuta la passione di fare l’allenatore a livello giovanile?

Era il 2004 quando mi sono approcciato per la prima volta nel mondo calcistico, ma dalla parte della panchina; dopo la gioventù passata sui campi di calcio come atleta, quasi per caso mi hanno chiamato come aiutante allenatore di un gruppo di settore giovanile molto numeroso; devo dire la verità, la cosa, se da un lato mi intrigava, dall’altro mi incuteva anche un po’ di “timore”. Rimanevo nello stesso mondo ma lo avrei vissuto da un punto di vista diverso, non avevo mai pensato a questa eventualità negli anni precedenti, ma colsi quell’occasione e da lì è iniziato il mio percorso. Anno dopo anno la passione è cresciuta, vedere i ragazzi che durante gli allenamenti apprendono le nozioni che vengono loro trasmesse, per poi rivederle il giorno della gara, e non sto parlando solo a livello tecnico-tattico, ma anche dal punto di vista caratteriale, l’educazione e il rispetto delle regole, vedere la gioia di loro per questo sport, rivivere, anche se da un’altra angolazione, tutto quello che avevo vissuto io anni passati come la gioia di vivere il gruppo, il rapporto che si instaura tra tutte le componenti della squadra, l’amicizia tra i ragazzi… tutta una serie di cose che mi hanno indotto a continuare con passione questo percorso. In 16 anni ho allenato tutte le categorie del settore giovanile, dai pulcini ai juniores passando per gli esordienti, i giovanissimi e gli allievi. Devo dire la verità, non ho mai pensato di allenare una prima squadra, e non l’ho mai fatto a parte una piccola parentesi durata pochi mesi; per il mio punto di vista, per il mio carattere, quello che dà un settore giovanile non può darlo una prima squadra, sono cose diverse, sia l’uno che l’altra hanno le loro prerogative e danno indubbiamente emozioni e sensazioni diverse ma ripeto, per come sono fatto io, il settore giovanile è impareggiabile.

Come mai la scelta per quest’anno del Pratovecchio Stia?

Quest’estate sono stato cercato da alcuni dirigenti del Pratovecchio Stia, ci siamo trovati una sera e in pochissimo tempo abbiamo concluso in maniera positiva la riunione. Mi hanno spiegato il loro progetto, l’accordo sportivo che avevano creato con l’AC Bibbiena, ho sentito in loro l’entusiasmo in quello che proponevano, la voglia di intraprendere questo percorso e non ho esitato un attimo a dare il mio consenso per intraprendere quest’avventura insieme a loro. Un’avventura che purtroppo ha avuto una pausa e chi sa mai se questa stagione calcistica potrà proseguire. Spero vivamente che tra non molto potremo riprendere la vita di sempre e tornare sui campi di calcio perché vorrebbe dire che abbiamo sconfitto il nemico, quel nemico invisibile che porta un nome fantascientifico Covid-19. Ma per far questo tutti noi dobbiamo metterci del nostro, seguire le indicazioni delle autorità, non trasgredire, rimanere a casa per poi, tra qualche tempo parlare di questa esperienza solo come un brutto ricordo.

Un giudizio sui tuoi ragazzi?

Quest’anno ho il gruppo dei 2009, ultimo anno di pulcini, e il gruppo dei 2008, primo anno di esordienti. Il primo gruppo è numericamente sufficiente per poter svolgere gli allenamenti al meglio mentre per i 2008 manca qualche numero e all’inizio pensavo che il lavoro potesse risentirne anche perché dovevamo mettere in preventivo gli infortuni, le malattie e le assenze varie che durante una stagione sono di normale routine. Ma qui devo fare un grande ringraziamento a tutti i ragazzi, di entrambi i gruppi, per la loro serietà e la loro dedizione al lavoro, qualità queste che hanno fatto in modo di portare al campo i ragazzi garantendone la presenza in maniera quasi totale. Questo ha permesso a me e al mio vice, Biagio Carota, che qui ringrazio in maniera assoluta per la costanza, il lavoro e l’amicizia che ci lega da diversi anni, di svolgere il lavoro che ci eravamo prefissati ad inizio stagione. I ragazzi sono cresciuti sotto ogni punto di vista, ma quello che a noi preme, per questa età, è l’educazione, la correttezza e il rispetto verso tutti, compagni e avversari, arbitro e dirigenti e non per ultimi i genitori che si sacrificano per poter portare i loro figli agli allenamenti e seguirli alle partite. Questo è il primo insegnamento che noi allenatori, anzi per prima cosa istruttori, dobbiamo impartire ai nostri ragazzi. Poi viene l’apprendimento calcistico, che come ho detto è stato buono sotto tutti i punti di vista; per i piccoli, i 2009, ancora non esiste un vero e proprio campionato, ma 2 tornei, uno autunnale e l’altro primaverile con 6 partitine ciascuno. Giocano a 7 compreso il portiere, su campo ridottissimo, è una sorta di calcetto un po’ più evoluto, e oltre all’apprendimento tecnico, iniziamo a gettare le basi per il comportamento tattico individuale con un occhio ai compagni. Qui il risultato è fine a sé stesso e mai sottolineiamo o la vittoria o la sconfitta, ma soprattutto andiamo ad evidenziare l’atteggiamento tenuto. Per il gruppo degli esordienti la cosa un pò cambia, anche qui il risultato non è importante, ma i ragazzi iniziano a giocare a qualcosa che assomiglia al calcio a 11, il campo va da area ad area e giocano in 9, quindi qui il lavoro svolto si differenzia da prima, in quanto iniziamo a parlare di collaborazione tra compagni. Il lavoro svolto dai ragazzi è stato ottimo, sempre attenti e interessati a quello che veniva loro proposto, un rammarico per aver dovuto interrompere prima la stagione non avendo ultimato il lavoro prefissato

Se mai succederà come intendi approcciarti per la ripartenza?

Come ho detto prima, speriamo innanzitutto di poter ripartire, perché vorrebbe dire aver vinto la nostra battaglia, e ripartire con la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di estremamente doloroso che mai nessuno avrebbe immaginato di vivere. L’impatto che avrò con i ragazzi sarà come quando ci siamo lasciati a fine febbraio, continueremo il lavoro da dove lo avevamo interrotto, una ripartenza facilitata dal fatto che ormai conosciamo i ragazzi e andremo subito a lavorare spediti senza occupare il tempo per quella fase importantissima di inizio stagione che è la conoscenza del singolo in tutte le sue prerogative. Cercheremo di far capire loro che quello che ci è successo a tutti noi farà parte della storia e noi ne faremo parte. Prendere da esempio questa situazione per riscoprire il gusto della vita, delle piccole cose, dare ancora più valore ad una corsa in campo dietro ad un pallone perché in questo periodo è questa la cosa che è mancata al nostro gruppo; quella di vivere la giornata tutti insieme, all’interno di un rettangolo di gioco, con gli amici, correndo dietro ad un pallone.

Vorrei infine ringraziare Bimbocci Alessandro, Ariani Vasco e Milli Fabio che erano presenti quella sera alla prima riunione, ma anche il presidente del Pratovecchio Stia Beoni, il segretario Ceccarelli e tutti gli altri dirigenti della società e un particolare saluto al custode Paoli.