Intervista al Procuratore di Arezzo Roberto Rossi

Il Procuratore della Repubblica Roberto Rossi

di Francesco Ceccarelli

Roberto Rossi, classe ’59, laureato a pieni voti all’Università di Perugia, ha iniziato la sua carriera alla procura di Mantova, per poi passare a Siena ed arrivare nel ’97 ad Arezzo, (poi un anno come applicato a Perugia). Ad Arezzo, oltre alla vicenda Banca Etruria, ha gestito importanti inchieste come quella di “Variantopoli”, il caso Chimet ed Eutelia. Attualmente è Procuratore Capo della Repubblica di Arezzo
Abbiamo incontrato il Procuratore Rossi per fare un piccolo bilancio dal punto di vista giudiziario dell’anno 2016 e per capire quali siano le prospettive future in un ambito complicato come quello della giustizia sia a livello provinciale che nazionale.
Dottor Rossi, ci faccia un bilancio di questa annata densa di avvenimenti.
In effetti il 2016 è stato un anno complesso, complicato da una serie di processi ed indagini molto difficili da gestire: dall’omicidio di Guerrina Piscaglia alla vicenda di Banca Etruria questo ufficio è stato impegnato al massimo delle sue possibilità e riteniamo di essere riusciti, tramite l’abnegazione di tutti, a far fronte alle esigenze principali, ma non è stato facile e anche il futuro non sembra partire sotto le migliori prospettive.
Come mai questa preoccupazione sul futuro?
Le carenze strutturali e di organico oramai sono note a tutti. Riusciamo a contenere i danni anche grazie ai giovani volontari del servizio civile (e non sappiamo se li avremo a disposizione anche per il prossimo anno in quanto le procedure diventano sempre più difficili e complicate ed ogni volta all’ordinario si aggiunge lo straordinario). Pensate che ogni magistrato si trova a gestire sui 1000 fascicoli l’anno. Una mole di casi che, ovviamente, va ad intasare il tribunale. A questi si aggiungono anche procedure non snelle imposte dalla legge che non privilegiano la velocità di risoluzione. Purtroppo l’emergenza ormai è diventata la regola.
Per scendere nei crudi numeri, di quanto andrebbe implementata la struttura di Arezzo?
Basterebbe veramente poco: uno o due magistrati in più, 6-7 unità amministrative stabili e già saremmo in grado di coprire i pensionamenti ed aumentare l’efficienza.
A questo proposito, la procedura concorsuale per 1000 unità tra mobilità interna e nuovi innesti è partita, cosa ne pensa?
Ben vengano, ma è noto che le procedure concorsuali hanno dei vincoli e sono procedure non proprio brevi e nell’immediato porterebbero pochi effetti. Magari per certe figure professionali sarebbe stato meglio fare un concorso per titoli che avrebbe accelerato le immissioni in ruolo, anche perché ci sono figure già formate nel corso di questi anni che non necessitano nemmeno di essere seguite, ma sarebbero operative subito. Oltretutto, tali figure, una selezione pubblica l’avevano già fatta per prestare servizio nella macchina giudiziaria e si eviterebbe di andare a mendicare figure nelle altre amministrazioni meno formate per lo specifico lavoro giudiziario con una procedura anche burocraticamente complessa.
Un augurio per il futuro?
Portare a termine queste grandi inchieste in tempi brevi perché il territorio ha sete di giustizia e di risposte soprattutto sulla vicenda di Banca Etruria.
Ringraziamo per la cortesia il procuratore Rossi e speriamo (davvero) che le cose migliorino…