La mia quarantena atipica

In un mondo di politica, economia e lavoro, gli adolescenti sono come dei piccolissimi, fragili granelli di sabbia, che spesso vengono dati troppo per scontato.

L’adolescenza, quel bellissimo periodo di incertezze, cambiamenti continui, quel periodo in cui sorgono le prime domande esistenziali, in cui si cerca di capire chi siamo e chi vorremo essere in futuro, insomma un periodo piuttosto difficile che diventa ancor più difficile se si limitano i contatti sociali ad uno schermo, se l’attività fisica e la necessità di muoversi si ristringono tra quattro mura e se per prendere quei pochi minuti di aria bisogna affacciarsi dalla finestra. Ecco, in questo caso non si parla di adolescenza, ma di sopravvivenza.

Molti pensano che per noi adolescenti sia facile, che per noi non sia cambiato nulla e che quindi ci basta semplicemente il telefono, le serie tv o qualche pacchetto di patatine per passare il tempo, ma non è così. Questa quarantena è difficile per tutti perché, diciamocelo, c’è una grande differenza tra lo scegliere di restare a casa e il dover stare a casa.

Sono sempre stata una persona molto sociale, molto attiva, uscivo molto spesso e potete ben immaginare che appena iniziato il lockdown un crollo psicologico è stato inevitabile. Non sapevo letteralmente come passare il mio tempo e nonostante non fossi mai stata un tipo da “stai sempre al telefono”, quella era per me l’opzione migliore, se non la mia unica opzione. Poco tempo dopo mi sono resa conto che in realtà stavo solo sprecando tempo, lo stesso tempo che poteva essere tranquillamente impiegato in maniera molto più produttiva.

Con il lavoro, gli impegni, la scuola, le uscite con gli amici ci siamo trascurati, abbiamo perso il contatto con noi stessi, ed ecco come ho deciso di sfruttare la quarantena a mio vantaggio: ho iniziato a vedere questa quarantena come un’opportunità per dedicare tempo a me stessa, per finire tutte quelle cose che ho lasciato a metà, ho imparato ad apprezzare quelle piccole cose che la vita normale ci concede e mi sono anche dedicata ad attività che mai avrei pensato di iniziare. La quarantena è noiosa, dannatamente noiosa, dobbiamo ammetterlo. Ma dobbiamo anche imparare a conviverci, accettarla; non dobbiamo alzarci la mattina pensando a quanto potrà essere noiosa la giornata, ma dobbiamo alzarci con il sorriso, pensando a tutte quelle cose che prima non abbiamo avuto il tempo di fare e soprattutto dobbiamo imparare ad apprezzare tutte quelle cose che abbiamo da sempre dato per scontato perché, almeno a parer mio, questa sarà la più grande lezione che la quarantena ci avrà mai insegnato.

Giulia Mariani