La straordinaria storia di Fiorenza Mascalchi, troticoltrice 81enne, nel cuore del Casentino

La straordinaria storia di Fiorenza Mascalchi, troticoltrice 81enne, che continua a gestire da sola l’impianto di acquacoltura di Carda, immerso nel verde dei boschi casentinesi

 “Per me, gli avannotti sono come figli. Con le trote ci parlo, loro si calmano e io posso procedere con il processo di “spremitura” e  recupero delle uova. Da una vita!”

Stefani (Presidente CB2): “Dai giovani dell’Acquacoltura di Molin di Bucchio a Fiorenza che, all’età di 81 anni, porta avanti l’attività sulle montagne di Castel Focognano: gli impianti di acquacoltura sono preziosi protagonisti del Contratto di Fiume Casentino H2O e rappresentano un ponte tra tutti i Contratti di Fiume, avviati nel comprensorio dal Consorzio di Bonifica”

Ducci (Presidente UC Montani Casentino): “L’attività è  incentrata sulla ricerca e la riproduzione di specie autoctone ma anche sulla capacità delle comunità locali di resistere e di rimanere a presidiare il territorio, un territorio marginale, montano e difficile che, in loro, ha importanti “guardiani”

Guffanti (Regione Toscana): “Sforzo della Regione Toscana per mantenere in vita un impianto storico, rimasto di proprietà della Provincia di Arezzo”

Carda, Appennino casentinese. Fiorenza ha 81 anni, ne ha passati più di sessanta  tra le vasche dell’impianto di troticoltura tuffato nei boschi del comune di Castel Focognano, dove ha imparato il mestiere da piccola, seguendo il padre prima e poi i fratelli.

Da quando se ne sono andati, vive sola, immersa nel silenzio della natura. E continua ad occuparsi con passione ed entusiasmo della riproduzione, della crescita, della cura e della cessione di migliaia di esemplari di altissima qualità. Solo nel 2021, 600 mila.

La sua è una scelta d’amore per il lavoro, per i pesci e per il territorio.

Così nonostante l’età, le incertezze normative e le complessità che hanno accompagnato il passaggio di competenze dalla Provincia (proprietaria dell’impianto) alla Regione (a cui sono passate le responsabilità della gestione della fauna ittica), è andata avanti.

La sua storia è stata raccolta e censita nel corso della compilazione del “quadro conoscitivo” del contratto di fiume Casentino H2O, una delle tappe obbligate del percorso partecipativo promosso dal Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno sul tratto iniziale dell’Arno: documento che sarà presentato a breve.

E’ una delle belle storie che l’Appennino casentinese racchiude e racconta.

“Se a Pratovecchio Stia ci sono giovanissimi imprenditori che hanno sfidato tutto per rimanere aggrappati al loro territorio creando l’Antica Acquacoltura Molin di Bucchio, a Castel Focognano c’è Fiorenza: un esempio di forza, coraggio e determinazione”, commenta la Presidente del Consorzio di Bonifica Serena Stefani. “Gli impianti di acquacoltura – aggiunge – sono preziosi protagonisti del Contratto di Fiume Casentino H2O e rappresentano un ponte tra tutti i Contratti di Fiume, avviati nel comprensorio dal Consorzio di Bonifica”. Tra questi Tevere in Toscana, nato sul tratto toscano del fiume, dove  è attivissima l’associazione Mosca Club Alto Tevere che, per il ripopolamento delle acque della zona di pesca sportiva Tail Water Tevere, utilizza proprio il materiale ittico in arrivo da Carda.

Marzia Guffanti del settore Attività Faunistico venatoria e Pesca della Regione Toscana, diretto dal Dottor Simone Tarducci, riepiloga la storia dell’impianto: “Si tratta di un impianto storico che, dopo varie vicissitudini, è diventato di proprietà della Provincia di Arezzo. Successivamente alla riorganizzazione delle competenze, collabora con la Regione Toscana, a cui è stato assegnato il settore pesca. E’ da diversi anni che, in questo impianto, si sta portando avanti la produzione di materiale di pregio. In particolare di trote Fario, prima concentrando l’attenzione sui requisiti morfologici che caratterizzano il fenotipo autoctono e, da qualche tempo, anche sugli approfondimenti genetici del materiale da utilizzare per il ripopolamento dei corsi d’acqua del territorio”.

Il filo  conduttore è lei:  Fiorenza Mascalchi, ditta individuale composta solo da lei,  che con tanto amore e capacità gestisce le vasche da una vita.

“Queste trotine passano tutte dalle mie mani. Quando è il momento le “spremo”, senza tecniche invasive, per ricavare le uova da fecondare. Come faccio? Semplice. Ci parlo e loro si calmano tra le mie mani. Nel 2021 sono nati così oltre 600.000 avannotti. Per me sono come figli. Quando me li portano via ci sto male… La mia giornata? Comincia la notte. Tengo sempre d’occhio l’acqua. Alle cinque mi alzo, faccio un giro per vedere che tutto funzioni. Dopo un caffe, comincio a “governare” gli animali: pulisco le vasche, distribuisco il cibo e così via….. Queste vasche sono la mia vita!”. Fiorenza racconta con semplicità la sua esperienza che ha un sapore quasi eroico per chi non è avvezzo all’isolamento, al freddo e alle difficoltà quotidiane.

“Il Casentino ha diversi impianti di acquacoltura, ognuno con le sue caratteristiche, ma tutti incentrati sulla valorizzazione del territorio, delle sue bellezze e dei prodotti ittici di qualità. Rappresentano un importante esempio di presidio del territorio perché si trovano tutti in zone montane, in zone che, nel tempo, sono state oggetto di spopolamento. Sono un vero e proprio baluardo nelle nostre montagne e lungo i nostri corsi d’acqua. Confermano l’attaccamento delle comunità per il loro territorio. L’esempio di Carda è emblematico. Questa donna che, in modo stoico, da sola, continua a presidiare un impianto così importante, ancora di proprietà pubblica. Proprio per questo un simbolo di presidio del territorio non solo delle comunità ma anche delle istituzioni”, ha commentato Eleonora Ducci, Presidente dell’Unione dei Comuni Montani del Casentino.

C. stampa Consorzio Bonifica