La vita nelle aree interne: in Casentino si continua ad investire per creare servizi e generare comunità

In occasione di VivereBio illustrati due progetti fondamentali per la strategia d’area.
 
L’Unione dei Comuni Montani del Casentino ha preso parte all’ultima rassegna di Vivere Bio che si è svolta a Pratovecchio Stia, illustrando due due progetti fondamentali per il futuro dell’area interna Casentino Valtiberina.

Sulla strategia delle aree interne, la responsabile per l’area Casentino Valtiberina Daniela Nocentini, ha fatto il punto sulle progettualità realizzate: al momento sono in attuazione 28 interventi su 30, per 1/3 dei quali lo stato di attuazione è tra il 90% e il 100%. La percentuale media di attuazione dei 30 interventi è del 51%. Sono tanti i progetti realizzati, i servizi creati e le opportunità generate in questi anni proprio grazie ai tanti finanziamenti della strategia. In Casentino e Valtiberina per la prima volta qualcosa è stato fatto per combattere lo spopolamento, per creare le condizioni affinché le famiglie possano rimanere e crescere i propri figli nelle aree di montagna. Le nuove opportunità si sono tradotte nel potenziamento dei servizi di assistenza domiciliare, nell’apertura di nuovi nidi nelle zone più lontane dai grandi centri, come a Chiusi della Verna e a Chitignano dove grazie proprio alla Strategia e al progetto Polo 0-6 sono stati aperti due nuovi servizi e offerto l’opportunità dell’apertura della scuola dell’infanzia a Chitignano, ma anche nella formazione dei giovani per creare le condizioni di un sviluppo sostenibile e nella formazione degli insegnanti. Proprio in tema di formazione, come non sottolineare la nascita dell’Officine Capodarno di Pratovecchio Stia, un centro di specializzazione sull’economia della montagna, l’attivazione del corso di formazione “Tecnico Superiore per la gestione integrata del territorio agro-forestale” e poi ancora sono stati potenziati i servizi di trasporto del trasporto scolastico ed è stato dato sostegno allo sviluppo dell’economia locale, come bosco, agricoltura e turismo.
 
L’altro progetto, denominato “La strada del legno tra l’arno e il tevere: come enti pubblici e imprese operano nello sviluppo integrato della filiera forestale”, è stato illustrato dal dott. forestale tecnico dell’Unione dei Comuni Alberto Tizzi, ed è nato dalle grosse potenzialità delle vallate interessate, Casentino, Valtiberina Toscana e Pratomagno, caratterizzate da una superficie forestale estesa, presenza di molte ditte utilizzatrici, segherie, enti pubblici che gestiscono complessi del patrimonio agricolo forestale regionale, storica tradizione selvicolturale. Il progetto è stato promosso dall’Unione dei Comuni Montani del Casentino tramite un accordo che coinvolge 23 partecipanti, 7 produttori di base, 15 ditte di utilizzazione dei boschi, commercializzazione e utilizzazione del legno e consulenza. Il tutto con lo scopo di sviluppare una filiera forestale strutturata volta all’implementazione della quantità e la qualità della materia prima, il tutto secondo il criterio della massima sostenibilità ambientale. Tra gli altri obiettivi: la promozione di nuove forme associative tra gli attori della filiera al fine di superare le criticità proprie del mercato del legno; la riduzione dell’impatto ambientale derivante dal miglioramento qualitativo delle utilizzazioni forestali; l’incremento della produzione qualificata di legno attraverso la creazione di un marchio territoriale e la certificazione delle foreste; un’equa distribuzione dei redditi tra gli attori della filiera; la valorizzazione della filiera forestale riguardante il mercato della legna da ardere e da opera, dei boschi di latifoglie e/o conifere facenti parte del patrimonio agricolo forestale regionale. Molti gli elementi positivi derivanti dall’avvio di questo progetto, come anche la comparsa di alcune criticità che potranno essere superate soltanto se verrà perseguito l’obiettivo di uno sviluppo comune, da parte di tutti i componenti della filiera, collaborando attivamente e non opponendosi al cambiamento.

Foto di carlo Gabrielli

 

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