Le parole di odio che offendono anche il Casentino

Il mito di Prometeo è alla base della nostra cultura. In questo mito, in estrema sintesi, si dice una cosa essenziale: che all’uomo sono necessarie due cose, ovvero il rispetto dell’altro e il senso della giustizia. Nella cultura greca al centro di tutto c’è la città, essenziale, alla costruzione della nostra identità personale. Altro messaggio fondante di questo mito è l’educazione, ovvero il difficile e doveroso esercizio di trasformare i giovani in persone civili e razionali.
Oggi, ciò che leggiamo su Facebook e sui social in generale ci dimostra che la poca cultura sta uccidendo la nostra società. Molti dicono che la cultura “non si mangia”, ovvero è poco utile alla sopravvivenza. Purtroppo è esatto il contrario: senza cultura siamo destinati ad estinguerci in fretta. Non c’è bisogno di grande scienza per capirlo.
Il Casentino è stato offeso oggi da un post che mischia odio politico, omofobia e ignoranza. In questo post si inneggia all’odio nei confronti delle persone che hanno un orientamento sessuale diverso (da chi va poi capito bene) e si glorifica alla mancanza di rispetto nei confronti di coloro che hanno idee diverse (anche in questo caso dovremmo capire “da chi”).
La persona in questione non è un cittadino qualunque, fermo restando che anche per un “cittadino qualunque” non è concesso dalle leggi che regolano la convivenza civile usare espressioni come quelle che stanno girando indisturbate.
La persona che ha scritto quelle parole non solo faceva parte di una compagine politica (uso il passato perché è notizia di stamani che la compagine politica di cui era membro ha diramato un comunicato in cui ha preso le distanze da quanto affermato e lo ha espulso dalla lista) ma anche di gruppi organizzati che parlano di rispetto dell’altro, di famiglia e di cose buone e giuste.
Ma nel post si va oltre, tirando in ballo la Mostra del Libro per Ragazzi. In un esercizio deduttivo che parte da premesse assurde, si evince che qualcuno avvelena le coscienze dei più piccoli.
La conclusione anche qui ci permette di andare oltre l’umano: forse ci viene suggerito di bruciare i libri che educano i nostri figli al rispetto reciproco, e non solo di chi è uguale, ma soprattutto di chi è diverso?
In tempi di incertezza il passato ritorna.
La cultura ci insegna che le parole sono importanti, perché fanno essere. Passare dalle parole ai fatti il passo è breve. Anche qui la storia è maestra. Ma anche la storia non andrebbe studiata come un mero esercizio estetico, ma piuttosto capita, ossia vissuta quasi sulla pelle.
Il Casentino verde, il Casentino legato alle tradizioni, il Casentino accogliente cosa dovrebbe fare oggi?
Beh, forse è ora di schierarsi. Purtroppo tra i tanti indignati, ho sentito molti altri dire “ma lasciamo perdere” e giù una risata; altri “forse sono state usate parole un po’ forti”. Il che significa schierarsi semplicemente a favore di ciò che oggi Facebook ci ha regalato.
Come donna e madre non posso e non voglio fare finta di nulla. Non voglio lasciare i miei figli nelle mani di queste parole. Non sono parole forti, sono parole violente.
Oggi mi piacerebbe leggere le indignazioni attive di madri e padri che vorrebbero educare secondo giustizia e con senso del rispetto i propri figli; quelle dei politici che in Casentino si stanno apprestando ad andare alle urne e quelle di cittadini che davvero si sentono liberi; il dissenso di quei gruppi di persone più o meno vicini a chi ha scritto quelle parole, delle associazioni di volontariato, giornalisti, imprenditori. Le vorrei vedere, leggere, sentire… perché non possiamo essere indifferenti, perché indifferenza è connivenza. E’ necessario schierarci facciamolo ora, facciamolo qui.