“Mai una giusta”: una canzone per Nunzio Gallo

Cappello, si chiama cappello quel qualcosa che ci serve ad introdurre un articolo, o comunque un brano atto a raccontare.

Ciò che vi voglio raccontare questa volta è qualcosa di bello in qualche modo, di doloroso, di vero. Ci sono voluti cinque mesi per scrivere le parole che tra poco potrete leggere, parole scritte dalla mano ancora incerta di un amico ferito dritto nel cuore da un destino a dir poco crudele. Simone Milleri, diciottenne bibbienese è finalmente riuscito a buttare sulla carta quel peso che aveva nello stomaco, e un po’ come Guccini a suo tempo, ha voluto scrivere un brano per Nunzio Gallo e per tutte le croci che incontriamo troppo spesso per le vie della vita.

Il brano, dal titolo: “Mai una giusta”, è stato dato alla luce in casa Milleri, dove Simone ne ha scritto le parole e suo fratello Dimitri 24 anni, ormai poeta affermato, ne ha curato la composizione e l’esecuzione.

Non ci resta che leggere e ascoltare (a questo link “Mai una giusta”) queste parole dedicate al giovane Nunzio e a tutti i Nunzio del mondo e nel mondo, parole scritte affinché non ci si debba mai dimenticare chi siano stati e continuano ad essere dentro di noi! Grazie Simone

Testo:

“Mai una giusta”

Le Benzo usate come scusa da chi non ha risposte
Nella nave non c’è una via di fuga, forse
Ho sbagliato fin da subito
A credere nell’infinito
Ma quel cuore di tempera sul pavimento
Mi assicura di starti vicino

 

Avrei voluti imparare di più da te
Avrei voluto vederti per un istante
Vorrei capire se eri pronto a partire
Ma il vostro Dio che è un infame pianificava la tua fine

Sarei voluto andare al mare per il tuo compleanno
Stare svegli su una spiaggia e bere fino all’alba
Vorrei capire se eri pronto a partire
Ma il vostro Dio che è un infame pianificava la tua fine

Chiamavi Bronx i casermoni in via Mario Timossi
Essere un po’ malavitosi agli occhi degli altri
Si apre la serranda esce fumo dal bunker
Raga, chi ha uno spiccio compri le cartine lunghe
Ogni arredo ha una storia diversa
Dai festival alle serate passate in caserma
Ci andava bene così
Chi sopra un Phantom io in fondo su un Free
Scappare dai guai solo con buste e drink
Ma quando mai
Ne abbiamo fatta una giusta
Ciò che ci turba è la pattuglia

Avrei voluto imparare di più da te
Avrei voluto vederti per un istante
Vorrei capire se eri pronto a partire
Ma il vostro Dio che è un infame pianificava la tua fine

Avrei voluto andare al mare per il tuo compleanno
Stare svegli su una spiaggia a bere fino all’alba
Vorrei capire se eri pronto a partire
Ma il vostro Dio che è un infame pianificava la tua fine
E anche se passo
Guardo su in alto
Cerco uno sguardo
Ancora la rete circonda il terrazzo

Fumavi veloce dal basso
La tua iniziale in un filtro a enne
Sull’asfalto mentre piove
Chi ancora sconta i segni sulla pelle
Non trova manco le parole
Spento dalle grida del silenzio
Navigo perso tra la folla il tuo riflesso
Quando ballavi la teckno, intanto il vento
Scioglie le lacrime in chiesa, non ci tornavo da tempo
Sarà per sempre non un addio
A cosa è servito parlare al futuro
Se poi la morte guidava una Clio