Noi Guerriere sempre in prima linea: quando la malattia ti rende più forte

Ronzano in testa una sequela di domande alle quali non è facile dare, da sole, una risposta. Sottopongo allora queste stesse domande che si affollano confusamente nella mia mente e nel mio cuore, alle Guerriere. Le Guerriere del libro “LE MIE GUERRIERE. QUEL BASTARDO DI TUMORE AL SENO” di Marina Martinelli.

Le risposte non tardano ad arrivare e mi stupisco di come mi appaia subito evidente che un sottile, invisibile filo ci accomuna, ci unisce e ci fortifica e che queste risposte, uguali nella loro diversità, siano la chiave del nostro impegno e desiderio di condivisione e divulgazione. Sono le parole di  Cristina, Laura, Luisa, Monica, Silvia, Donatella a rispondere ai miei quesiti e dubbi.

Diventate Guerriere nella malattia, dopo avere messo il nostro cuore nelle mani e nella penna della scrittrice Marina Martinelli, dopo le prime tentennanti, timide ma pur sempre emozionanti apparizioni in pubblico (e con un pubblico di non sole donne), comprendi che stai trasformando la tua esperienza di paura, dolore, incertezze, in qualcosa di positivo, che può aiutare altre donne che si trovano nella medesima situazione, che questa malattia si può affrontare, sconfiggere, conviverci e noi ne siamo la testimonianza vivente. Che puoi loro spiegare che non sono le sole, che il bastardo non guarda in faccia nessuna e che nessuna deve avere la presunzione di esserne esonerata. E soprattutto che non sono sole, che possono contare sulla nostra presenza, direi quasi una missione per noi. Che parlarne fa bene, che per molte di noi è stato un atto liberatorio, come se, insieme alle parole, si buttasse fuori quello che  il bastardo ti aveva lasciato dentro. Che fa bene alla mente parlarne, perché si dice che il cervello aiuta fino all’80% nella guarigione, ma fa anche bene a chi ti sta accanto. Prese dal nostro dolore non ci rendiamo forse conto appieno del dolore dei nostri familiari. Vuoi sfogarti? Vuoi sapere, fare domande? Io ci sono, noi ci siamo. Che puoi confrontare i percorsi di terapia, i dubbi e tutto quello che ne consegue. La nostra fragilità è diventata la nostra  forza, è diventata  incitamento alla prevenzione, e consapevolezza di quanto la prevenzione sia  importante. Che non bisogna avere paura di sottoporsi alla mammografia,di eseguire gli screening e l’autopalpazione. Se conosci puoi combattere, la medicina oggi offre tanti strumenti di prevenzione e cura, non chiudiamoci dietro a frasi fatte come “ho paura della risposta”, “si sente dolore”, “ci penserò”. Vuoi che ti accompagni? Io ci sono, noi ci siamo.

Il bastardo ti cambia, perché cambia il punto di vista dal quale guardi la vita. Non dai più importanza alle banalità, importanti diventano i tuoi familiari che ti sostengono e che cerchi di proteggere, i medici e il personale paramedico che ti segue, le amicizie, quelle vere, quelle che non ti hanno mai abbandonato o guardato con occhi compassionevoli. La compassione non è nel nostro DNA. Guardaci dritto negli occhi e dicci: andiamo, insieme, dove vorrai condurmi. Non è importante la parrucca, ma te ne rendi conto solo dopo. Forse sono gli stessi sanitari che vogliono spostare la tua attenzione verso cose più banali, per sviare un po’ la tua concentrazione da pensieri gravi. Così ti impegni, cerchi chi ti aiuta nella scelta, la metti un paio di volte e poi non ti importa più nulla,anzi ti dà fastidio e non ti nascondi e mostri il tuo capo pelato con orgoglio: guardami, io sono una Guerriera. Non ho paura di parlarne, non ho paura di mostrarmi. In questo momento io sono così. Mi vengono le lacrime agli occhi mentre scrivo questo, ma solo perché mi emoziono.

Tante di queste cose sono nel libro ed è per questo che va letto, anche se a volte è duro, crudo, altre  cose sono in questo articolo, altre ancora e tante e diverse usciranno spontaneamente ad ogni incontro, perché ogni incontro è diverso, ogni incontro scatena emozioni, sensazioni e ricordi diversi.

All’inizio di questo percorso letterario non avevamo idea di quello che ci sarebbe successo e ci sentiamo oggi come una famiglia, sempre più desiderosa di diffondere la propria voce, gli abbracci di cui tutti abbiamo bisogno. Anche se riusciamo ad aiutare una sola persona ad attraversare questo percorso con più serenità, a darle speranza, sostegno, un sorriso, per noi  è già un successo.

Marina Cipriani
Marina Cipriani
Nasco a Misano Adriatico il 29/05/1954. Poi per motivi di lavoro di mio babbo ci trasferiamo a San Piero in Bagno e poi a San Giovanni in Persiceto. (Bologna). Frequento liceo classico a Bologna. Mi iscrivo a Giurisprudenza che però abbandono. Dal 1984 vivo in Casentino coniugata con un casentinese. Lavoro per 30 alla Tacconi Sport. Poi il magico incontro con Marina Martinelli che mi sprona a riprendere in mano la penna, abbandonata in gioventù. Ho (anzi con Claudio, mio marito, abbiamo) 6 gatti. Mi piace leggere, scrivere. Amo il giardinaggio e la cucina.

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