Oggi, 31 marzo, è lutto nazionale: una riflessione di Rossana Farini

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Questo è un numero. Freddo come queste giornate di Primavera.

E’ il bollettino di questa pandemia fermo a ieri 30 Marzo alle ore 18.00.

Oggi è giorno di lutto nazionale. A ricordarcelo i nostri sindaci con il capo chinato sul tricolore e gli occhi stanchi di chi è costretto ogni sera a fare la conta.

Quello che l’Italia ha fatto fino ad oggi è un percorso di dignità. Tanti sbagli, vero, ma anche tanto lavoro. Tante polemiche, certo, ma anche tanta forza e grandezza.

I medici sono in prima linea perché sono coloro ai quali ci affidiamo. Ma nelle retrovie ci siamo tutti noi. Resistiamo.

Difficile non usare la metafora bellica davanti a certe situazioni e a tanti morti. Le parole sono essenziali, ma davanti a quello che stiamo attraversando si sbriciola anche la nostra voglia di trovare un altro senso al tutto. Anche se doveroso.

Oggi però non è il giorno dei distinguo, delle dissertazioni linguistiche o filosofiche, ma il giorno del lutto. Siamo rimasti orfani di nonni, zii, cugini e parenti. Siamo legati a loro da un destino comune. E non ci sono differenze. Le croci sono di tutti indistintamente.

Oggi è lutto per tutti coloro che hanno perso qualcuno lontano e non hanno avuto neppure la consolazione di un abbraccio, di un ultimo sguardo prima di andarsene.

Ma lo è anche per tutti quelli che hanno un nonno o un genitore in una casa di cura e non possono vederlo, ma solo immaginarlo nella solitudine a resistere anch’esso sperando che il virus non se lo porti via nel silenzio doloroso di stanze sconosciute.

E’ lutto negli occhi che hanno visto in tv o peggio ancora, dalle loro case, i camion dell’esercito pieni di corpi che saranno ridati alla polvere in posti lontani dalle loro case di origine.

Noi dobbiamo ancora difenderci con l’isolamento come gesto di civile vicinanza e di amore per la nostra terra e per i nostri cari che se ne sono andati.

Le ferite che dobbiamo curare sono tante, prima quella della solitudine in cui i nostri vicini di casa europei ci hanno lasciato fino a poco tempo fa.

Poi quelle inferte da chi ha fatto ironia su un’Italia contagiata e contagiosa.

E ancora da chi fa della finanza una vera arma di distruzione di massa.

Ma oggi è e rimane il giorno del nostro lutto personale e nazionale e credo che ci sia dovuto il tempo per rielaborarlo e il silenzio per accettarlo dentro di noi.

Mi viene in mente adesso il video che accompagnava il pezzo di Leonard Cohen “Dance me to the end of love”. I posti lasciati vuoti da chi non c’è più in un eterno canto di amore.

Mi fa pensare alle tante persone che hanno perso i loro compagni eppure quel violino infuocato suona ancora per loro. “Sollevami come un ramoscello d’ulivo e sii la colomba che mi riporta a casa” dice ad un certo punto la canzone. Un violino scioglie il nostro pianto e ci libera nelle lacrime, ma con una speranza molto vicina al cuore. E questa non ce la toglie nessuno.

Parlare di guerra non è esatto. La guerra ha in sé l’odio. Da oggi dovremmo parlare di un mondo nuovo che verrà dopo che tutto questo sarà finito. Un mondo che dovrà parlare di solidarietà ma soprattutto di Amore.

Rossana Farini