“Oggi ti regalo…”, terza puntata (Camilla Latronico)

Camilla e il figlio Davide

Il nostro terzo dono arriva da una casentinese di adozione recentissima.

Lei si chiama Camilla Latronico ed è nata a Matera, una giovane madre che adesso vive qui per amore. Ha infatti seguito il marito che da pochi mesi è il Capitano dei Carabinieri della Compagnia di Bibbiena.

Camilla è una psicologa e psicoterapeuta in formazione. Ha studiato a Firenze e poi a Pavia, dove ho vissuto per circa dieci anni lavorando a stretto contatto con bambini e adolescenti presso la Neuropsichiatria Infantile dell’IRCCS Fondazione Mondino.

Attualmente frequenta una scuola di specializzazione in psicoterapia psicoanalitica di gruppo (Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo I.I.P.G.) a Roma.

Camilla commenta: “Come psicologa e psicoterapeuta in formazione, mi sento direttamente chiamata a supportare chi necessita di uno spazio di ascolto e rielaborazione di ciò che accade fuori e dentro di sé. Il lavoro e la riflessione professionale, inoltre, per chi come me si occupa anche di gruppi sociali, è una sfida impegnativa. Siamo chiamati a riflettere continuamente su come il nostro gruppo sociale reagisce all’ansia e alla paura circa il possibile contagio, a leggere le reazioni emotive e le scelte che i gruppi, a partire dalle famiglie, effettuano, provando a introdurre elementi di cambiamento e trasformazione”. 

Ecco dunque il nostro regalo di oggi: Camilla offre un supporto psicologico telefonico gratuito aperto a tutti in questo periodo di grande difficoltà (dal lunedì al venerdì dalle ore 14:30 alle ore 16:30). 

Il numero di riferimento è il seguente 333-5977721

Camilla ci spiega il perché di questo gesto: “Il dono simbolico che vorrei fare ai lettori non è frutto di dissertazioni scientifiche, né tantomeno elenchi di disposizioni da adottare di cui è pieno il web e sono sature le nostre menti, ma un desiderio sincero di condivisione rispetto alla necessità di coinvolgere ragazzi e bambini nei dialoghi quotidiani sul tema. 

Il principale rischio è lasciare da soli bambini e adolescenti alla sovraesposizione di informazioni, non sempre corrette, che possono diventare per loro fonte di grande angoscia. Il linguaggio utilizzato spesso non è adatto alla loro età e questo potrebbe indurre nei bambini paure ed incrementare fantasie negative. Allo stesso modo anche il senso di malessere e di ansia generalizzata che possono vivere gli adulti che li circondano, può essere ulteriore fonte di disagio”. 

Camilla continua a spiegare cosa stanno vivendo i nostri ragazzi: “Si è passati da un iniziale entusiasmo per le vacanze anticipate, ad una progressiva apatia e a tratti tristezza e rabbia per l’impossibilità di incontrare amici e frequentare luoghi e persone, con genitori sempre più affaticati nella gestione familiare e affannati nella ricerca di riempitivi a tempi ormai biblici. 

L’assenza prolungata da scuola può suscitare nei bambini domande molto diverse, in base all’età, e non sempre di facile risposta. I più piccoli, ad esempio, faticano ad identificare il pericolo in un virus invisibile e si chiedono se sia la scuola ad essere un luogo pericoloso in sé oppure se sia la situazione in generale. Per i più grandi, invece, lo scenario complessivo è più chiaro ma vedendo gli adulti di riferimento smarriti, entrano anche loro in uno stato di “allerta”. 

Camilla ci spiega perché è importante l’ascolto gli uni degli altri: “Perché questo momento di difficoltà possa essere per tutte le famiglie affrontato nel migliore dei modi, come prima cosa è importante dedicare uno spazio all’ascolto reciproco di emozioni prima ed informazioni dopo. È importante per i genitori riconoscere le emozioni prima dentro di sé e poi nel proprio figlio; in situazioni di grave emergenza uno dei possibili meccanismi di difesa è la negazione di ogni emozione…più utile sarebbe riconoscere le proprie angosce e comunicarle liberamente modificandone il linguaggio secondo l’età del bambino. Ad esempio, piuttosto che dire: “Sono spaventato per la mia vita”, si potrebbe dire: “Oggi mi sento molto preoccupato”, piuttosto ancora che affermare “Non c’è niente di cui avere paura”, questa sarebbe una bugia”.

Vorrei ringraziare Camilla e alcune colleghe che la aiuteranno, per questo gesto che va ben oltre quello che con il Direttore pensavamo di fare con questa “rubrica solidale”.

Noi continueremo a scrivere e con questo a portare la testimonianza di tante persone che possono donarci messaggi di bellezza e di aiuto in questo momento in cui lottare significa anche resistere e resistere significa anche sentirsi meno soli.

Rossana Farini