Progetto all’Asilo nido di Soci, la “teoria gender” non c’entra niente!

di Rossana Farini

Sogniamo tutti, o meglio, parliamo tutti di un mondo migliore fatto da nuovi adulti meno violenti, lontani dagli stereotipi che considerano il “vero maschio” diverso dalle femmine, dove non esistano bullismo, omofobia e violenza di genere. A tutti piace parlarne. Fa molto chic, ti mette al centro nei social, ti fa sentire una persona onesta e corretta.
Questo a parole. E neppure scelte bene. A parole a caso, catturate qua e là dal web, senza un vero interessamento, senza un reale approfondimento.
Quando si passa ai fatti, a progetti concreti si grida allo scaldalo e parte, inevitabile, la caccia alle streghe (è banale far notare che in questo non si cambia mai genere, è sempre quello, femminile ad oltranza).
Vi racconto una storia per giustificare questa lunga premessa.
Qualche giorno fa, da giornalista – e lo sono anche se lavoro presso un ufficio stampa – ho scritto un comunicato stampa su un progetto che mi ha letteralmente conquistato: da donna, da giornalista, da madre, da cittadina. Si tratta di un breve ma significativo percorso contro gli stereotipi di genere adottato dall’asilo nido di Soci su un percorso finanziato dalla Regione Toscana.
Una cosa bellissima che ho considerato immediatamente per quello che è: una bella notizia, qualcosa che portava il Casentino “al centro del mondo”, un progetto innovativo di grande valore e di un significato profondo. Come non pensare ai tantissimi percorsi adottati in altri paesi. A Parigi si lotta contro gli stereotipi sessisti da anni. In Svezia già nel 1998 il Ministero dell’Istruzione ha messo nero su bianco l’obiettivo per le scuole dell’infanzia di contrastare gli stereotipi di genere. Ma gli esempi sono tanti anche in Italia e nella nostra evoluta Toscana.
Eppure cosa succede a questo punto? Alcune persone, molte della quali di sesso femminile, chiamano a destra e a manca puntando il dito su questa “caduta di stile”, su una presunta “teoria gender” imposta ai bambini. Insomma, uno scandalo con tanto di richiesta poco velata di “rettifica”. Mi chiedo e chiedo loro: rettifica di cosa? Innanzi tutto tra la teoria gender (esistente o meno) e un percorso contro gli stereotipi di genere a scuola c’è un abisso. Detto in parole spicciole: non sono la stessa cosa.
Poi cosa dire… forse sarà necessario per tutti un approfondimento serio sul lessico. Sì, perché le parole contano, e pesano e tra orientamento sessuale, identità sessuale, ruolo di genere, identità di genere, ci sono differenze immani, da sondare, capire, approfondire. Come? Innanzi tutto spogliandoci – sì, spogliandoci – di tutti i pregiudizi che ci portiamo addosso non come vestiti, ma come gabbie comportamentali e mentali (una volta ci mettevano il busto o corsetto, sarà un caso?).
A queste signore così profondamente impaurite e sopraffatte da siffatto affronto alla loro cultura, vorrei dire tante cose, ma non voglio rubare spazio e tempo a chi legge, dico solo alcune cose a spot. Ravviso un pericolosissimo ritorno al passato, sento uno scollamento irragionevole in questa società, noto con profondo dispiacere la guerra della donna contro la donna e il radicalizzarsi di prese di posizioni che trovano ad ognuno il proprio cubo in cui sostare per l’esistenza.
Mi complimento, invece con le insegnanti, con i genitori, gli educatori dell’asilo di Soci e con tutti coloro che vivono ogni giorno sul campo e sul campo costruiscono faticosamente queste piccole identità, guardando al loro bene e al bene di una società che ha bisogno di uomini che aiutano le donne e di donne che aiutano gli uomini nel reciproco rispetto, senza violenza, senza sopraffazione alcuna. Forse se in futuro riusciremo a debellare la piaga vergognosa del femminicidio sarà anche grazie al loro sforzo silenzioso.
Io, nel frattempo, mi metto a pulire la mia dimora con un aiutante ormai preparato e sinceramente entusiasta , ovvero mio figlio Massimo che da vero “maschio” spolvera e spazza, esattamente come fa sua sorella Matilde. Cosa spero? Che crescano senza pregiudizi e scelgano il loro futuro non da “femminuccia” affettata o da “maschietto coraggioso”, ma da persone libere.