Quarantenando, il periodo “vietato” per un bambino di sei anni

La mia rubrica dal titolo quarantenando, ha voluto raccontare la realtà di alcune tipologie di persone. Vi ho raccontato della quarantena vissuta da un’adolescente, quella di una donna costretta in sedia a rotelle a causa di un incidente, quella di due ragazzi che ci hanno tenuto compagnia sui social, invece questa volta voglio raccontare come sono stati i giorni vietati dal Covid 19 per un bambino di neanche sei anni.
Ho scelto il piccolo Umberto Bigiarini perché a lui sono molto legata. Prima di tutto voler bene ad Umberto avviene naturale perché è lui il primo a volertene, e questo grazie anche ai suoi genitori che lo lasciano “essere”. Oltretutto Umberto, col suo parlare un ottimo italiano e quell’aria intelligente e curiosa che ha, mi ricorda tantissimo il mio ormai bambino grande e di quando aveva la sua età.
Veronica, la mamma di Umberto è stata davvero carina ad accettare la mia intervista e le sue risposte non sono state per niente avare, anzi!

Immagino che sia stata dura trovare modi sani e costruttivi per far passare così tanto tempo a casa ad Umberto, specie quando il tempo era brutto.
Beh, all’inizio mi sono dovuta organizzare non poco perché mio marito era spesso al lavoro e io rimanevo da sola col bambino. Poi, quando anche le ore lavorative di Christian sono diventate di meno, allora è stato sicuramente meno pesante.
Qual è stato il gioco più preso in considerazione da Umberto?
Di giochi ce ne sono stati tanti, diciamo che imparare ad andare in bicicletta senza le rotelline lo ha gratificato davvero molto perché aveva messo un pochino da parte l’idea, e poi a un certo punto si è sbloccato finalmente. Non che la cosa avesse chissà quale importanza, ma adesso crede un po’ più nelle sue possibilità, le sue capacità.
Umberto nei giorni vietati avrà cercato più spesso di guardare la televisione immagino, o magari ti ha chiesto di leggergli storie o racconti…
Sinceramente la televisione mi è tornata utile magari nel tempo che anche io lavoravo da casa, per cui certe volte, qualche cartone animato mi è tornato utile. Invece le storie più che leggergliele o raccontargliele, lui preferisce guardare le figure e raccontarci sopra la SUA storia inventata.
Questo tempo ci ha donato anche giorni di sole e so che voi abitate in campagna. Sarete stati anche all’aperto immagino!?
Nei giorni buoni siamo stati molto in giardino. Fortunatamente abbiamo uno spazio fuori e quindi ce lo siamo goduto anche in questa stagione perché solitamente non era mai stato possibile in quanto Umberto all’asilo e noi genitori al lavoro, invece quest’anno nei giorni di sole, malgrado tutto ce lo siamo davvero goduto, e Umberto ha avuto così l’opportunità di vedere la trasformazione delle piante da frutto, della loro metamorfosi, di quanto crescevano e si arrossavano le fragole, di quanto diventava alto il prezzemolo e così via. La cosa bella è che alla fine è stato lui a ripropormi di andare a vedere come fosse cambiata questa o quella cosa. Mi rendo conto che per i bambini che non hanno potuto usufruire di uno spazio all’aperto, sia stato sicuramente più difficile, soprattutto per i genitori.
E nei giorni in cui il giardino era fuori uso a causa del maltempo?

Abbiamo riscoperto i giochi con le carte, tipo: rubamazzo, scopa, ora ci stiamo provando con scala quaranta. Suo padre ad esempio si è dato da fare a preparargli delle divertenti cacce al tesoro, dove alla fine Umberto trovava anche dei piccoli premi. Devo dire che mi sono divertita anch’io a guardarli giocare, e un po’ anche a giocare. Abbiamo fatto anche dei giochi da tavolo, chiaramente dei giochi alla sua portata, ma più che altro si divertiva a giocare con le carte, e come ci teneva a vincere!
Umberto vi ha fatto domande che lasciavano intuire l’essersi accorto del momento particolare?
In realtà non ci ha fatto troppe domande perché lo abbiamo messo morbidamente al corrente della situazione, per cui abbiamo fatto in modo che sapesse come era giusto sapere per la sua età. Certo, è capitato che alle volte gli sia mancato il suo cuginone che è il suo mito, oppure qualche amichetto o compagno di asilo, e allora diceva che il coronavirus era cattivo, che era ingiusto. E come dargli torto! Ma poi passava tutto, fortunatamente.
Nelle settimane più “ristrette” avete avvertito Umberto più nervoso o magari più pensieroso del solito?
Direi di no. Forse nei primi giorni un pochino più lagnosetto, ma poi ha fatta sua la situazione e tutto è andato da sé.

Nelle tue ore lavorative non deve essere stato semplice riuscire a gestire il tutto…
Umberto è abituato a vedermi lavorare perché ci sono giornate, anche nel periodo normale, che ho da fare con la correzione dei compiti e per la preparazione delle lezioni, per cui lo avverto, gli faccio capire che mamma ha un pochino da fare e allora lui si rende autonomo. Umberto si gestisce abbastanza bene da solo se gli si spiegano le cose, è stato sempre così, anche quando era più piccolo. E poi comunque io ero e sono sempre per casa.

E così abbiamo conosciuto meglio il piccolo Umberto Bigiarini, lo abbiamo un pochino invaso per farcene dono, perché Umberto un dono lo è davvero. Ed io che sono la sua “amica grande” ve lo posso mettere per iscritto… In realtà l’ho già fatto!

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Marina Martinelli
Marina Martinelli nasce a San Piero in Frassino nel dicembre 1964. Oggi vive e lavora a Poppi con la sua famiglia, condivide un salone di parrucchieria col marito Claudio Barolo e ha due figli che ritiene i suoi “gioielli”, Lenny di 31 anni e Claudia di 13. La sua più grande passione è la scrittura, infatti Marina ha pubblicato 3 libri, due, di brevi storie che raccontano le problematiche di tutti i giorni, raccontate in maniera tale che possano dare un messaggio anche ai ragazzi più piccoli. I libri di novelle si intitolano: “Le brevi novelle della Marina” e “L’uomo alla finestra”. A settembre di quest’anno ha pubblicato il suo primo romanzo dal titolo “Occhi cattivi”, una storia che lancia un messaggio forte e purtroppo attuale, infatti il libro parla di abusi ai minori. Marina collabora da anni con Casentino Più, un magazine locale casentinese che l’ha aiutata ad allenare la sua scrittura, dal quale trae grande soddisfazione.