“Radiosa Aurora”, l’opera della nota ceramista Fanette Cardinali in una villa veneta

Fanette, cosa ti ha motivato a realizzare questo complesso bassorilievo?
Sono rimasta stupita nel vedere una mostra di Joan Mirò che conoscevo nel periodo surrealista francese pieno di colori e di giochi pittorici… Invece ora mi ero trovata davanti opere della maturità, dove i colori sgargianti hanno fatto posto alle costellazioni, a quadri bruciati, neri, stranamente essenziali e scarni per l’artista spagnolo che conoscevo.
Insomma una rivelazione… quelle stelle hanno acceso in me qualcosa.
Ricevendo questa commissione da clienti di Vicenza ho iniziato a lavorare a molti schizzi…sono usciti soli, stelle comete, paesaggi lunari.
Avevo la possibilità per la prima volta di lavorare per una grande parete… fino ad allora avevo fatto sì grandi pannelli in legno e poi lavorati con carte, pigmenti, resine.
Sentivo il bisogno di realizzare un lavoro importante che lasciasse un segno per chi lo vedesse e che desse respiro nella splendida abitazione predestinata.
L’idea del trittico mi è apparsa subito, mi permetteva di lavorare su quasi tutta la parete senza però appesantirla. Fin dai primi schizzi è nata l’idea di un’aurora, volevo ricreare la sensazione di calore avvolgente del Bosco delle Fate ai piedi della Verna.
I colori caldi della terra, del muschio, delle foglie, la materia minerale inebriante del mondo della foresta era perfetta per la dimora spaziosa, accogliente della casa veneta.
Per questo la scelta è ricaduta sul ferro, pannelli corten, due saldati assieme ed uno più distante che avrebbe raccolto l’albero, il ramo ed il grande sole… il tutto ricco di “materia” in rilievo, da voler toccare.
Quali materiali hai usato?
Impasto semi-refrattario cotto a 1.200°, sabbia, allumina, tela, pittura ad olio.
L’intento poetico che ho voluto ricreare è un omaggio alle antiche stampe giapponesi del Settecento, Ottocento, al mondo fluttuante dove la natura era la portavoce nel ricreare atmosfere “altre” con l’intento a rigenerarsi al suo cospetto e oltrepassare così il quotidiano con un’aspirazione spirituale della vita.

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Maria Maddalena Bernacchi
Maria Maddalena Bernacchi, nata a Compito, Chiusi della Verna, vive e lavora tra Compito ed Arezzo. Negli ultimi anni dell’istituto magistrale “Vittoria Colonna” di Arezzo ha collaborato al settimanale “La Voce” ed al quotidiano “La Nazione”. Specializzata in fisiopatologia ha insegnato ad Arezzo per quarant’anni. Quale insegnante tutor di storia per il Provveditorato agli Studi di Arezzo ha tenuto corsi di formazione sulla didattica della storia contemporanea pubblicando “Il campo-profughi di Laterina” e “Dal locale al globale, esperienze per l’insegnamento della storia”. Per la nipote ha scritto e pubblicato “Ninne-nanne, filastrocche, proverbi e… Una nonna si racconta”. Collabora con Casentinopiù dal 2010, tenendo, con la figlia Silvia la rubrica “Storia e Territorio”.