Salvatore Vecchioni: se n’è andato l’ultimo baluardo della resistenza italiana

Salvatore Vecchioni è morto. La Resistenza italiana ha perso il suo ultimo baluardo. E lui lo era davvero e lo è stato fino all’ultimo respiro.

Ogni volta che il nostro paese perde un volto, un testimone di questi anni così duri, cosi pieni di segreti, così sanguinosi e così estremi, ci troviamo a piangere qualcosa che va al di là di tutto.

Si piange per l’uomo che ci lascia, ma tanto anche per ciò che ha rappresentato.

Si leggono tante cose diverse in questi frangenti. E questi giorni sono pieni di voci e di rumori. Qualcuno assordante. Ognuno si erge a giudice della storia. Mi sento un po’ a disagio, ma adesso voglio dare spazio ai sentimenti.

Ho conosciuto Salvatore, sono stata accolta in casa sua tante volte e sono stata ad ascoltarlo per ore. Un tempo impiegato bene, dico oggi, che di quel tempo ho un ricordo bellissimo e quella sensazione di pienezza e di bellezza che poche incontri sanno lasciarti addosso.

Salvatore è stato partigiano di nome e di fatto. Ha scelto da che parte stare e lo ha fatto sempre, da sempre. Le vicende che lo hanno travolto in gioventù si facevano spazio tra lo  sguardo fiero e l’atteggiamento da condottiero.

In quella guerra di liberazione – perché ciò è stata innanzitutto – lui si è fatto avanti e non ha mai smesso di rivendicarne le ragioni. Oggi che possiamo fare se non salutare una persona che ha segnato un periodo storico tra i più tragici della nostra storia? Che possiamo fare se non accompagnare questo saluto con una gratitudine che è quella di una generazione che può dirsi libera anche grazie a ciò che Salvatore ha fatto?

Sì c’era morte, sì c’era sangue. C’era il buio in tutto quel passato. Ma ci sono stati uomini che hanno sofferto anche per chi, come noi, oggi si appresta a fare dei distinguo continui. Si scelgono parole che non si scontrino con sentimenti tiepidi. Ci si barcamena in quel “ni” che evita chirurgicamente di prendere una qualsivoglia direzione.

Credo che coloro che da tutta quella guerra di liberazione si sono sentiti esclusi lo abbiano fatto in coscienza. La guerra di liberazione è stata una guerra di popolo e c’erano uomini e donne di tutte le estrazioni e di tutte le idee politiche.

Oggi, in queste giornate di mezza festa in cui si torna però a sentire il fetore di parole come fascismo e nazismo come fossero le cose più normali del mondo, dovremmo ripensare molto a ciò che qualcuno ha fatto per liberarci da idee tanto pericolose e vischiose come quelle.

Salvatore è stato uno di loro e dovremmo rendergli onore, facendo parlare la sua vicenda umana.

Altri lo faranno e lo hanno fatto con la scienza  e la conoscenza. Io cerco di farlo con il sentimento, un po’ confusa e sorpresa da una tristezza che si è incagliata dentro al cuore.

Salvatore, ho gli appunti che ho preso mentre mi parlavi e il tuo sguardo dentro al mio. Di tutto questo ne farò tesoro prezioso. Ciao comandante.

Rossana Farini