Scuola, siamo solo un voto? (Una riflessione di Rossana Farini)

La scuola è iniziata da pochissimo. Ne sono testimoni viventi le nostre strade al mattino, così come i social dove ormai immortaliamo ogni istante della nostra vita (cartelle, nuovi arrivati, pagine di libro, foto di libri, qualche selfie a colazione o nell’intervallo, vecchi e nuovi amici, sorrisi col grembiulino nuovo).

Una disamina sulla scuola è impresa ardua e sdrucciolevole. Meglio rinunciare.

Non rinuncio, invece, a fare una riflessione aperta su alcune cose che percepisco, vedo, comprendo sia come genitore che come osservatrice.

E per fare questo inizio dalla cosa che solitamente sta alla fine, ovvero il voto.

Non sono arrabbiata con i numeri, ci mancherebbe, ma con i metodi.

Il voto è una valutazione e non un giudizio, verissimo. Ma il voto ti inchioda ad un numero. Tu sei quel numero. E purtroppo questa trasposizione, per i bambini più piccoli, è immediata. Chi è genitore non fatica a comprendere tutto questo e a percepire il senso di sconfitta che c’è dietro a quella cifra che sta lì, muta, schiacciata sul quaderno o sulla scheda.

Gli stessi bambini si chiedono insistentemente l’uno con l’altro “Quanto hai preso?” e di conseguenza comprimono il volto del compagno con quella cifra. “Giovanni ha preso 6… è 6”, “Sara ha preso 8…è 8”.

Una compagna di mia figlia ha girato per anni per la classe con un foglietto in mano nel quale registrava il nome dell’alunno e il voto delle verifiche per riportarlo alla mamma. La speranza è che qualcuno abbia spiegato alla ragazzina ( per dirlo alla madre) che un dieci non avrà mai ragione su quel comportamento.

Purtroppo questo strapotere del voto si traduce in un insegnamento orribile che ci porta dritti ad un individualismo sfrenato, un egoismo cieco, un nichilismo pericoloso. Detto in modo più semplice, abbiamo perso il senso della “persona”.

Quando vado in classe per le sessioni di filosofia con i bambini e ci chiediamo insieme cos’è una persona, vengono fuori tante cose, ma solo “esteriori”: due braccia, due gambe, la testa ecc… anche se sollecitati, ben poche volte e da soli arrivano a dire che la persona è anche idee, sentimenti, paure, emozioni, dolori. Non è colpa loro, se di colpa proprio dobbiamo parlare. E’ la nostra cultura che ci ha portato lontano da ciò che siamo.

Ma chi siamo? E’ questo il punto. Siamo tutto ciò che ci hanno dato gli altri, tutto ciò che ci hanno riconosciuto. Ecco il senso della comunità, della classe e della persona che diventa importante nel contesto di questa stessa comunità pensante, democratica e rispettosa.

Alla luce di questo non siamo mai il voto che portiamo, perché non siamo in quei banchi per fare una prestazione ad alto livello (a cui sono sottoposti, ahinoi, i padri e le madri sul posto di lavoro), ma per costruire insieme agli altri un futuro della e nella comunità.

Allora non dovremmo più parlare di intelligenza ma di intelligenze, ognuno la sua, ognuno il suo percorso, ognuno il suo preziosissimo contributo a questo mondo.

Il problema centrale è che ormai la tecnica ci pervade e ci sostanzia e siamo diventati macchine ad alto rendimento, dove il voto rimane un punto di arrivo. Ma allo stesso tempo continuiamo a perdere per strada qualcuno, tanti, troppi. La Provincia di Arezzo ha un tasso di dispersione scolastica significativo.

Che dire… peccato!

Chiudo con un’immagine, quella che ho scattato in una scuola primaria del Casentino lo scorso 16 settembre. Una maestra di matematica, il primo giorno di scuola ha scritto sulla lavagna: “Che cos’è la matematica per te? Racconta la tua storia con la matematica. A cosa serve secondo te la matematica. Se la matematica fosse un fiore sarebbe… Se la matematica fosse un sapore sarebbe…se fosse un odore sarebbe … se fosse un luogo sarebbe… se fosse una stagione sarebbe”.

Questa cosa mi ha commosso e ho pensato che di insegnanti bravi ce ne sono ancora tanti, di insegnanti ai quali interessa la “persona” e il suo vissuto e non la sua prestazione al alto livello. Il fatto che sia un insegnante di matematica a fare questo è bellissimo: prima dei numeri, il racconto, la storia…. Che è poi ciò che dovrebbe interessare noi adulti quando ci troviamo davanti un volto bambino. E che ci dovrebbe interessare sempre di ogni persona che incontriamo per la strada… ma questa è una storia da grandi.

Buona scuola a tutti!