Sì o No? Ecco cosa voteranno i sindaci del Casentino al prossimo referendum

Abbiamo chiesto a tutti i sindaci del Casentino cosa avrebbero votato al prossimo referendum costituzionale e per quale motivo. Questi che pubblichiamo sono quelli che, cortesemente, ci hanno risposto, altri hanno preferito astenersi (per non influenzare i propri cittadini con le loro scelte) e altri ancora non sono pervenuti… speriamo lo facciano nei prossimi giorni.

Carlo Toni (Poppi)
Questa è una occasione da non perdere, e si deve andare a votare Sì, per due ottimi motivi: il primo è che le norme scritte in questa riforma sono per larga parte positive e condivisibili, il secondo è che da troppo tempo il nostro paese aspetta che si vada nella direzione delle riforme che semplifichino il sistema rendendolo più efficace ed efficiente.

Massimiliano Sestini (Castel Focognano)
Voterò convintamente Sì e farò campagna a favore del Sì.
Finalmente c’è la possibilità di porre rimedio al bicameralismo perfetto che è il principale elemento di lentezza del nostro sistema legislativo.
Inoltre si semplificherebbe e si renderebbe più chiaro il rapporto tra Regioni e lo Stato che sempre più porta a contenziosi che bloccano tutto il sistema. È un occasione che non possiamo perdere, se vincerà il NO tutto rimarrà come è adesso mentre con la vittoria del SI, oltre che fare delle riforme concrete e necessarie al Paese, dimostreremo a noi stessi che l’ Italia può cambiare, essere migliore, essere sempre più moderna e stare al passo dei tempi.

Massimiliano Mugnaini (Montemignaio)
Io voterò sì al referendum. Voterò sì sapendo che la riforma non è la perfezione, ma con la consapevolezza che l’Italia attende da una vita di fare questo passo avanti. Da 30 anni tutti i partiti e movimenti (basta controllare i programmi di tutti degli ultimi decenni) hanno sempre dichiarato, solo a parole, di voler fare, chi più chi meno, ciò che è contenuto in questa proposta di modifica. Adesso votando sì c’è la concreta possibilità di fare questo passo in avanti. Ascolto con molta attenzione tutte le ragioni e le motivazioni dei comitati per il no, ma onestamente a parte la legittima ambizione solo politica di tanti partiti di far fuori Renzi per rimettersi in gioco, non ho avuto supporto in contenuti. Della riforma vorrei evidenziare un aspetto poco discusso, ma per me primario e di giustizia, quello che i consiglieri regionali non percepiranno più lo stipendio attuale (in molti casi equiparato ai parlamentari), ma avranno un’indennità pari al sindaco del capoluogo.

Paolo Agostini (Castel San Niccolò)
Io voterò NO e chiederò di votare NO perché a mio parere è vergognoso che da quasi 4 mesi e per i prossimi 2 mesi il nostro governo rimanga fermo a discutere di un referendum che fondamentalmente non cambierà niente.
Sono convinto che i problemi della gente comune siano ben altri, visto e considerato che ogni anno aumentano gli italiani che non arrivano alla fine del mese, aumentano i giovani che non riescono a trovare un lavoro stabile e aumentano gli anziani che non riescono nemmeno più a morire in maniera dignitosa.
Insomma, quello che voglio dire è che se chi di dovere investisse energie e capacità per togliere una serie di privilegi che costano al nostro stato miliardi di euro… sarebbe molto meglio per la gente comune e per i giovani.
A proposito, perché in questo grande referendum non viene detto alla gente che, se anche vincesse il sì, le regioni a statuto speciale, che costano più di tutte le altre messe insieme rappresentando solo il 10% della popolazione, non verrebbero minimamente toccate?
Tanto per rimanere in tema, perché non si dice chiaramente che gli impiegati e i dirigenti pubblici costano 6 miliardi di euro di cui 2 solo in Sicilia che guarda caso è una delle regioni a statuto speciale insieme alla Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino e Friuli Venezia Giulia?
Se si vuole davvero eliminare il bicameralismo perché il Senato non viene abolito del tutto?
Penso che 600 parlamentari basterebbero per fare le leggi in Italia.
Quindi, il mio pensiero è chiaro.
I referendum li facciano, ma facciano quelli che giovano alla gente e non quelli che servono solo ai soliti giochi politici per dare sempre più potere .
Perché vedete, non è detto che cambiare tanto per cambiare serva a qualcosa. Io, per esempio, dico che sarebbe stato meglio togliere le regioni, a cominciare da quelle autonome, anziché levare le Provincie in nome del risparmio e del taglio alla politica…
È proprio vero che come diceva un uomo “IL POTERE LOGORA CHI NON CE L’HA” e purtroppo, in Italia, chi non ce l’ha è proprio la gente.

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Maria Maddalena Bernacchi
Maria Maddalena Bernacchi, nata a Compito, Chiusi della Verna, vive e lavora tra Compito ed Arezzo. Negli ultimi anni dell’istituto magistrale “Vittoria Colonna” di Arezzo ha collaborato al settimanale “La Voce” ed al quotidiano “La Nazione”. Specializzata in fisiopatologia ha insegnato ad Arezzo per quarant’anni. Quale insegnante tutor di storia per il Provveditorato agli Studi di Arezzo ha tenuto corsi di formazione sulla didattica della storia contemporanea pubblicando “Il campo-profughi di Laterina” e “Dal locale al globale, esperienze per l’insegnamento della storia”. Per la nipote ha scritto e pubblicato “Ninne-nanne, filastrocche, proverbi e… Una nonna si racconta”. Collabora con Casentinopiù dal 2010, tenendo, con la figlia Silvia la rubrica “Storia e Territorio”.