Sul “caso Agoghé”: una riflessione di Rossana Farini

In questi giorni imperversa la polemica sul campo nazionale degli identitari lanciato da Azione studentesca che verrà fatto a Badia Prataglia dal 26 al 28 luglio prossimo. Per formazione sono abituata a considerare le cose senza pregiudizi, ovvero quelli che rischiano di portarci lontano dai nostri obiettivi: una verità condivisa e negoziata che esige appunto rispetto reciproco.

Sul web ho rintracciato il comunicato stampa dell’azione studentesca riferito alla promozione di questo campo. Le parole sono importanti perché è un fatto che il pensiero plasma la realtà.  Questo non ci può sfuggire. Quando ci viene detto “sono solo parole” facciamo in modo che il nostro senso critico protesti in modo vibrante dentro di noi e soprattutto insegniamo ai nostri ragazzi a fare altrettanto.

Riporto testualmente: “Azione Studentesca vuole studiare, vivere e difendere l’identità. Abbiamo una storia e una terra, apparteniamo ad un popolo e ad una nazione. La nostra è la civiltà delle legioni di Roma e dei miti greci, dell’aratro e della spada, delle grandi cattedrali e dei dolci paesaggi, dell’arte e della navigazione, dei santi e degli eroi, della letteratura e del diritto. Siamo l’Europa delle patrie e delle identità, della famiglia naturale, dello spirito e delle tradizioni: il nostro destino non può esserci imposto dalla società multietnica dell’immigrazione senza regole, dai poteri globali e dall’ideologia gender. La scuola deve trasmetterci la fierezza di essere italiani ed europei, deve renderci orgogliosi di appartenere a tutto questo, affinchè possiamo iniziare a difendere ciò che abbiamo imparato ad amare”.

Non ci sono dubbi su quello che abbiamo appena letto: l’incitazione a “difendersi” da immigrazione, ideologia gender (ma quale?) e alla società multietnica è qualcosa di pericoloso.

Qui la questione non è quella di “vedere fascisti ovunque”, come qualcuno ha scritto. Qui è una questione di rispetto dell’altro, base essenziale per la convivenza civile.

Dicono sempre testualmente di “Costruire, partendo dalle scuole, un’alternativa antropologica, culturale e politica al grigio orizzonte del gregge consumista: riaffermando la sovranità dell’azione, contemplando più alti orizzonti, edificando avamposti fisici e incarnando la ribellione ostinata e contraria. Per risorgere e tornare a combattere, nel dolce trambusto della buona battaglia: essere la prima linea del riscatto, oltre il vuoto della rassegnazione”.

Anche in questo caso l’analisi è immediata: no al gregge, sì all’Agoghè, un altro feroce gregge; più azione e tanti slogan; battaglia e riscatto. Purtroppo sono certa di aver già letto questo parole, di averle studiate a lungo e in modo approfondito e non sui “libri dei vincitori”, come mi sono sentita dire e ridire un miliardo di volte nella mia purtroppo passata gioventù. No, ho studiato e tanto e quelle parole le ho già viste, analizzate, so già – dalla Storia – a cosa portano e cosa insinuano.

Un’altra espressione che si trova nel sito di Azione studentesca è la seguente: “Il futuro si conquista combattendo”. Perché dovremmo piegarci a questa espressione? Il futuro non si conquista, ma si costruisce insieme come comunità dialogante e multietnica e soprattutto non si fa “combattendo”, ma accogliendo. Il contrario porta alla fine inevitabile di questo futuro.

Veniamo alla parola che più caratterizza Azione studentesca  “identità”.  Ci sarebbe da scrivere un libro ( e molti lo hanno fatto) su questo concetto. Uno di questi è Massimo Cacciari che ha analizzato il principio di identità, fondamento del pensiero. Ogni entità non può che essere uguale a se stessa. Ma questa entità, per essere tale, deve essere altro rispetto ad altre entità. Questo essere altro si dice che è “immanente” all’ente stesso ovvero ne costituisce la sostanza. Questo porta a comprendere che siamo noi stessi sono nella relazione.  Infatti, se ogni «qualcosa» necessita dell’altro per definirsi, la formazione di una identità non può compiersi senza un sentimento di appartenenza all’altro e al diverso.  Ovviamente su questo punto dobbiamo pretendere chiarezza assoluta: non viene affermato che l’identità non esiste, che non vanno difesi i principi, i valori e così via. C’è l’identità, ma proprio voler affermare l’identità ci fa uscire da quel “mondo ideale” in cui vorremmo arroccarci e difenderci.

Detto questo rimane la questione del Campo a Badia Prataglia. Fortunatamente viviamo in un stato dove il rispetto delle idee rimane una pietra miliare della vita democratica. Ma le idee non possono essere idee che inneggiano alla riconquista, alla battaglia, alla ribellione e le parole non possono essere parole di odio. Le istituzioni hanno il dovere di far rispettare le idee che hanno dato i natali alle nostre democrazie perché ne sono sostanza e anima; ma hanno altresì il dovere di avversare quelle che al contrario le hanno mortificate e insieme mortificato il concetto di rispetto della persona.

Azione studentesca farà il campo a Badia Prataglia, non ci sono dubbi e parleranno della difesa per l’identità italica contro l’immigrazione, il diverso ecc. E noi, cittadini “normali” che cerchiamo ogni giorno di insegnare ai nostri figli il rispetto dovuto verso chi è diverso, il debole, che utilizziamo parole di pace per riempire quell’altrove – il loro futuro – di luce e prosperità  e non di guerra, cosa dobbiamo fare?

Qualcuno dirà “niente” o perché non serve a niente o perché non è dovuto. Invece io credo il contrario.

Senza riempirci di retorica antipatica – che continua a dividerci senza portare argomentazioni nuove – potremmo utilizzare ognuno i nostri canali per indignarci, per esprimere distanza da idee che mettono in pericolo la nostra convivenza pacifica e quindi il nostro mondo che esiste proprio perché ha saputo accogliere sempre la diversità. I maestri degli slogan direbbero “Basta un clic”.