Sulle orme del Giak: Edoardo 14 anni e una passione incontenibile per il calcio

Probabilmente Sceila e Ferdinando, non immaginavano. Quando 8 anni fa iscrissero Edoardo alla Scuola Calcio dell’Ac Bibbiena, non immaginavano che con quella scelta, fatta per la voglia di far frequentare uno sport al figlio di 6 anni, perché “qualcosa questi ragazzi devono pur fare” avrebbero segnato l’inizio di una storia d’amore. Di una passione.

Sì perché per i ragazzi, a quell’età, è abbastanza normale ritrovarsi, giocare; il pallone è un momento di socializzazione, di svago, di scarico delle tensioni. Ma per Edo appare fin da subito qualcosa di più.“Il pallone è sempre stato la sua costante, sempre a tirare calci, da solo, in compagnia, qui fuori, in giardino, al muro, una cosa da non credere”. E velocemente il talento viene fuori; Edoardo diventa quasi un piccolo eroe per i compagni, un mito (tu? in che ruolo giochi? Io faccio il Pareggi). E’ bravo Edoardo. E non passa molto tempo che qualcuno si accorge di lui. Proprio durante il Torneo Città di Bibbiena. Un osservatore nota la punta centrale. E non è un osservatore qualunque. Arriva la chiamata dall’Atalanta.

Il provino presso il settore giovanile della squadra bergamasca, e i 5 gol realizzati,  producono subito i primi effetti: una rivoluzione nella vita del giovane casentinese e della sua famiglia, che, giocoforza, è proprio il caso di dirlo, inizia a seguire Edoardo negli allenamenti a Bergamo, nei tornei, San Benedetto del Tronto, la Lituania. E a districarsi nella moltiplicazione delle richieste, delle chiamate, nel tam tam delle squadre che lo rincorrono per averlo con sé.

“Non è stato facile – mi dice la madre- dover improvvisamente fare i conti con la realtà di un figlio che, ancora adolescente, deve trasferirsi armi e bagagli in una città così lontana. Significa perdere di vista la sua crescita, la sua evoluzione. E poi scelte obbligate, un convitto, una immediata autonomia, una scuola che non era esattamente il suo sogno. Ma l’avremmo fatto. Pur di non privarlo di questa opportunità.”

Il sogno scolastico di Edo. Sì perché il giovane calciatore in realtà è anche uno studente impegnato, già minisindaco di un microconsiglio comunale scolastico, ed ha idee molto chiare sul suo futuro. “Voglio fare l’ITS (Istituto Tecnico Sportivo ndr) perché è una scuola che prepara ad affrontare il mondo dello sport anche dal punto di vista della gestione. Dà molte opportunità di lavoro. Anche non praticando uno sport specifico.”

Ci sembra molto consapevole questo giovanissimo calciatore. Consapevole del fatto che, per dirla con lui  “sfondare nel calcio è una cosa complicatissima, non voglio legare il mio futuro solo a questa speranza”. E, a nostro avviso, è oggi proprio questa concretezza, questa umiltà di fondo, il suo stimolo migliore. Il più sano.

Oggi che, complici alcune problematiche di salute che gli hanno impedito di continuare l’impegno nel settore giovanile dell’Atalanta, e che l’esperienza con il vivaio bergamasco può considerarsi conclusa, nella macchina infernale dei nomi e dei veloci avvicendamenti che squadre di tale portata possono permettersi, è oggi che si apre una nuova fase per Edo.

E la scelta, definitiva, tra tante  richieste.

Il 16 Agosto Edoardo Pareggi inizierà così il percorso di preparazione con il Perugia. E una nuova vita, in una città vicina, e la scuola dei suoi sogni. Sì perché a Perugia l’ITS c’è.

Perché va bene sicuramente puntare alla serie A, ma, a quattordici anni, è sempre meglio farlo avendo in tasca un Piano B. ;-).

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Roberta Fabbrini
Roberta Fabbrini, nata a Bibbiena (AR), (ma cresciuta a Cetica ndr) vive e lavora in Casentino, dove fin dal 1996 svolge la libera professione di Architetto. Appassionata di Arte, Architettura e Paesaggio, e di Recupero del patrimonio storico, collabora stabilmente con Casentinopiù fin dal 2010, tenendo una sua rubrica dal titolo Architettura & dintorni. Appassionata verso tutto ciò che riguarda il Casentino e i casentinesi , scrittrice sempre per passione, si è scoperta da poco tempo anche amante dell'escursionismo naturalistico e del trekking. E della buona tavola. Ma questo da sempre. Tutti settori che rendono il Casentino la sua terra ideale.