“TI PORTO A RICCIONE”, Marco COMAKEMA sbarca in Romagna: l’intervista

Marco Comakema e la copertina di "Ti porto a Riccione"

«Ho scelto di utilizzare un nome d’arte, perché voglio separare la sfera privata da quella lavorativa. Oggi viviamo nel mondo della “no privacy”, ma per me è importante e voglio mantenerla».

Così esordisce uno dei principali organizzatori di eventi del Casentino, Marco Comakema, parlando di se stesso e del suo percorso artistico e lavorativo.

Residente a Poppi e originario di Corezzo, il dj e musicista che ha fatto ballare generazioni di conterranei nonché giovani della Toscana e d’Italia, oggi imprenditore con 3 aziende diverse, che si occupano di produzione musicale, organizzazione eventi e non per ultima, comunicazione. A tal proposito, da poche settimane è uscito il nuovo singolo “Ti porto a Riccione”, pubblicato in collaborazione con il locale “Samsara” del noto Comune della Riviera romagnola.

Marco, entusiasta dei primi risultati del disco, ci racconta la sua storia, e quella del suo ultimo brano, che ha tutte le carte in regola per diventare un tormentone estivo.

Come ti sei avvicinato al mondo della musica? È sempre stato il tuo lavoro?

Fin da bambino ho studiato musica e chitarra classica. Mio padre era un musicista professionista ed è stato lui a farmi scoprire la passione per la musica: fin da adolescente lo accompagnavo a suonare ogni fine settimana. Proprio dopo la sua prematura scomparsa, mi sono ritrovato solo con tanta attrezzatura e strumentazione musicale. La scelta era tra vendere tutto oppure provare a realizzare un’idea concreta. Iniziai a mettere su un piccolo impianto, e fare live a 18 anni e da lì non mi sono più fermato. Ancora lavoravo in ufficio alla Mabo come responsabile marketing: nel 2013 mi dimisi e detti vita a Casentino Promotion, dedicandomi alla creazione di grafica e stampa e in contemporanea all’organizzazione di eventi.

Da dove nasce il nome d’arte Comakema?

È un gioco di parole. A 16 anni mi firmavo “Coma dj” che poi è diventato Comakema. Anche adesso il mio pseudonimo viene spesso abbreviato in “Coma”: è un cerchio che si chiude.

Il tuo singolo appena uscito si chiama “Ti porto a Riccione”. Com’è nata l’idea del disco?

Intanto vorrei precisare che “Ti porto a Riccione” era stato composto già nel 2021, ma l’uscita è stata posticipata a causa della pandemia. L’idea era quella di creare un singolo che prendesse come riferimento la spiaggia romagnola, ed è stata realizzata grazie al contatto tra Danilo Secli’, dj resident del Samsara e il vocalist Alessio Saracini, che ha proposto il brano ai proprietari del locale riscuotendone l’approvazione.

Nella copertina del brano sono indicati numerosi collaboratori: vuoi parlarci di loro?

Senz’altro. La Smile Gang è un gruppo di tre amici che ho conosciuto alcuni anni fa grazie a Nicola Lucioli. Ben presto decidemmo di fare musica insieme e, visti gli ottimi risultati del nostro primo singolo, non potevamo di certo fermarci. Emma del Toro è una tik-toker con quasi un milione di followers, mentre Tommaso Petri è un trapper e paroliere.
Alessio Saracini, come ho già detto, è un vocalist molto apprezzato, e Nicola Lucioli un dj molto conosciuto nell’ambiente club. Tutti i collaboratori sono toscani: Alessio e la Smile Gang provengono dalla Valdichiana, Nicola è aretino, Emma è di Sinalunga mentre Tommaso è di origine casentinese.

Un anno fa il tuo primo disco, “La solita storia”, è stato un grande successo. Te lo saresti mai aspettato?

Questo disco, registrato nel 2020, che racconta una divertente serata trascorsa tra amici è nato per gioco e, alla fine, senza alcun tipo di promozione. Considerando tutte le piattaforme, siamo arrivati allo straordinario risultato di oltre 300.000 ascolti, peraltro in un periodo dove non era possibile fare live. Il nostro gruppo di produzione adesso si chiama proprio “La solita storia”, e ha una pagina instagram. L’anno scorso eravamo finalisti al Cecchetto Festival, e avremmo avuto la possibilità di aprire il concerto di Max Pezzali a Milano, poi annullato a causa dell’emergenza Covid.

Quanti ascolti ti aspetti per il nuovo singolo?

Abbiamo riflettuto sul successo che abbiamo ottenuto, arrivando alla conclusione che con una pubblicità adeguata possiamo raggiungere il milione di ascolti.

L’ultimo biennio è stato particolarmente critico per chi lavora nel mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento. Come sei riuscito a fronteggiare un periodo così complicato?

Il periodo è stato critico chiaramente per i fatturati, perché gli aiuti arrivati ai professionisti della musica sono stati pochissimi. Siamo sopravvissuti grazie ai pochi eventi che ci è stato possibile organizzare, e senz’altro ha contribuito il pagamento posticipato delle tasse. Chi vive esclusivamente di musica si è trovato in enorme difficoltà: in questi due anni sarebbe stato fondamentale essere tutelati da un albo creato per sostenere i musicisti. Spesso e volentieri ci viene chiesto se cantare e suonare sia davvero il nostro lavoro. È una domanda molto spiacevole, perché noi siamo professionisti, abbiamo studiato per tanti anni e nella nostra attività, impieghiamo tempo, facciamo investimenti, siamo attività a tutti gli effetti. All’estero la nostra categoria è stata supportata in modo più concreto. Ad esempio, un amico residente in Olanda che fa il dj ha ricevuto un sostanzioso aiuto economico subito a inizio lockdown. Durante la pandemia non avevo solo quest’azienda, ma anche l’attività legata a Casentino Promotion, ossia di pubblicità, grafica, stampa, siti web, promozione territoriale. Anzi, proprio l’anno scorso, approfittando della stasi del mercato, abbiamo deciso di investire e abbiamo aperto una seconda sede a Monte San Savino, che si affianca a quella principale di Ponte a Poppi.

Cosa significa organizzare eventi in Casentino, una valle non sempre orientata a nuove idee e caratterizzata da una forte stagionalità degli eventi?

Il Casentino presenta delle difficoltà strutturali, innanzitutto perché non ha un’autostrada vicina che lo collega ai grandi centri, al contrario della Valdichiana, della Valtiberina e del Valdarno. Questo è un vantaggio a livello di conservazione ambientale e di mantenimento dei valori, ma dall’altra parte porta meno ricambio e meno aria fresca. La nostra vallata ha scelto di essere “conservatrice” ma questo comporta il rischio che i giovani se ne allontanino non vedendo molte strade di fronte a sé. Forse un’altra “pecca”, se così vogliamo chiamarla, è la mancanza di coordinamento, che ci permetterebbe di risparmiare e non sovrapporre i “big events” soprattutto nel periodo estivo. Oltre a questo, molto spesso, chi organizza eventi, non sempre si preoccupa di assumere o ingaggiare regolarmente professionisti del settore, nella speranza che non succeda mai niente. È chiaro che questo, oltre a mettere a rischio gli organizzatori stessi, mette a rischio le amministrazioni, che spesso non ne sono al corrente.

Credi di aver dato un contributo a smuovere la nostra valle dal suo torpore?

Sì, specialmente con il gruppo Supreme on tour, perché senza dei meravigliosi compagni di viaggio, non avremmo mai raggiunto così tanti successi. Siamo arrivati ad organizzare 40-50 eventi all’anno in Casentino. Per darti un’idea numerica, nel 2018 abbiamo coinvolto circa 100.000 giovani, e adesso siamo pronti a ripartire con lo stesso entusiasmo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Intanto vogliamo far funzionare il nuovo brano, il cui video uscirà a metà maggio, e successivamente continueremo a produrre nuovi singoli. Un altro importante obiettivo è rendere Supreme on Tour sempre più autonomo e strutturato. Ci tengo a ringraziare in particolare Sara, compagna di lavoro e non solo, che in questi anni ha subito più di tutti la mia poca presenza, e quelle persone che hanno creduto in noi e apprezzato il nostro impegno.

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Sono cresciuto a Stia prima di trasferirmi a Firenze, dove ho studiato all’università e oggi lavoro. Ho una laurea in Economia, ma non tratto mai il PIL e lo spread: mi trovo più a mio agio a scrivere sul mio amato Casentino, in cui ho lasciato il cuore. Mi piace il calcio, dalla Champions League ai campi fangosi di periferia, il nuoto in piscina, in mare e nell’Arno, e anche il teatro. Ho scritto qualche monologo e alcuni testi, per lo più comici. Preferisco una risata che fa riflettere a discorsi articolati privi di sostanza: "chi non ride mai non è una persona seria." (Foto di Federico Ghelli)