Unione dei Comuni o servizi in convenzione? Intervista esclusiva con il Sindaco Nicolò Caleri

Nicolò Caleri, Sindaco di Pratovecchio Stia

Nel marzo di quest’anno organizzammo, come testata giornalistica, un convegno dal titolo “Quo vadis, Casentino?”. Lo facemmo presso le Officine Capodarno di Stia, con il patrocinio del Comune di Pratovecchio Stia e coinvolgendo molti amministratori del Casentino. L’intento era quello di parlare di una migliore governance della nostra valle e del futuro dell’Unione dei Comuni. A distanza di quasi sei mesi abbiamo incontrato il Sindaco di Pratovecchio Stia Nicolò Caleri per fare il punto della situazione e per capire se, da allora, qualcosa si è mosso nella direzione che auspicammo durante quell’incontro.

Sindaco Caleri, l’incontro pubblico che facemmo a marzo di quest’anno era ispirato da una sua pubblicazione che parlava di ideale governance casentinese. La discussione propose molti spunti di riflessione sull’assetto governativo del nostro territorio. Sono passati sei mesi, è cambiato qualcosa?

Sì, finalmente ci siamo riseduti ad un tavolo e abbiamo cominciato a confrontarci su quali servizi, effettivamente, si possa lavorare insieme. Chiaramente non è un percorso facile, oltretutto si accavalla con un periodo particolare per l’Unione dei Comuni (l’Unione dei Comuni deve traslocare dallo stabile di Ponte a Poppi perché inagibile, ndr) e i comuni che sono all’interno dell’Unione stanno facendo delle loro valutazioni e, in queste, si è inserito anche il Comune di Pratovecchio Stia e quello di Bibbiena. Quindi, la cosa positiva è che, tutti insieme, abbiamo ricominciato a parlare della futura governance del Casentino.

In un recente comunicato il sindaco di Bibbiena ha dichiarato: “L’Unione, come in tanti altri esempi italiani, non funziona; è una realtà largamente fallimentare dove i costi lievitano e si pongono distanze inutili con i cittadini, trattandosi di un ente di secondo livello. Essere usciti dall’Unione per Bibbiena si è dimostrata ad oggi una scelta felice. Questo non significa “no” al dialogo, il contrario. Con i miei colleghi abbiamo iniziato un bel percorso dal quale mi aspetto molto.” E ha ribadito la sua visione incentrata su convenzioni tra comuni per organizzare i servizi, anche in un’ottica solidaristica con i comuni più piccoli. Lei è d’accordo con Vagnoli o propone qualcos’altro?

Il punto chiave, secondo me, sono sicuramente le convenzioni territoriali. Perché se discutiamo di queste in 3-4 comuni è anche più facile, poi, concludere qualcosa e raggiungere l’obiettivo. In questo momento, per esempio, abbiamo avviato due percorsi molto interessanti per quello che riguarda il territorio dell’alto Casentino: Poppi, Montemignaio, Pratovecchio Stia e Castel san Niccolò. Il primo, riguarda la Polizia Municipale. L’unione dei Comuni ha già decretato la divisione dei vigili in due ambiti territoriali, quello di Poppi per l’alto Casentino e quello del Corsalone per il basso Casentino. A questo punto viene abbastanza logico immaginare che Pratovecchio Stia possa arrivare a mettere la propria Polizia Municipale insieme all’ambito nord dell’Unione e a quel punto coprire tutto il territorio dell’alto Casentino mediante, appunto, una convenzione territoriale. Siamo a buon punto e potrebbe essere anche un primo passo per arrivare poi ad un Corpo di Polizia Municipale unico per tutto il Casentino in cui, però, si mantengano i due ambiti sub-territoriali perché per me è condizione imprescindibile.

E il secondo percorso che avete avviato?

Il secondo percorso potrebbe essere quello che riguarda l’edilizia e l’urbanistica. Ci sono tanti pensionamenti, abbiamo tutti bisogno di assumere persone e visto che stiamo facendo anche il “piano strutturale unico di vallata”, ci è sembrato logico, prima di assumere personale per ogni comune, trovarsi intorno a un tavolo e vedere se c’è la possibilità di fare delle assunzioni concordate puntando alla creazione di un ufficio unico per l’edilizia e l’urbanistica dell’alto Casentino. Anche questo potrebbe essere un primo passo per fare un unico ufficio per tutto il Casentino, ma con due ambiti territoriali distinti: quello del nord e quello del sud. Rispetto a quello che diceva il sindaco Vagnoli io credo che queste siano le soluzioni più adatte nell’immediato e quelle che porterebbero risultati nel breve periodo. Per quanto riguarda l’Unione dei Comuni, per come è strutturata adesso, per noi non è attrattiva perché si porta dietro troppi problemi.

Se invece ci fosse l’intenzione di creare una nuova Unione dei Comuni, più snella, efficiente e con competenze diverse, Pratovecchio Stia potrebbe farne parte?

Se si desse il via ad un nuovo ciclo dell’Unione, anche in continuità con i progetti precedenti, penso al progetto delle Aree Interne o alla stessa Ciclovia, tanto per citarne alcuni, Pratovecchio Stia potrebbe farne parte. Ma io ho in mente un’Unione snella che si debba concentrare su pochi argomenti, anche molto importanti, sui quali poter davvero fare economia di scala. Se tutti spendiamo meno soldi perché ottimizziamo le risorse o con la stessa spesa otteniamo servizi migliori, allora l’Unione diventa attrattiva.

Quindi, ricapitolando, in quali ambiti e per quali servizi, in concreto, si potrebbe lavorare tutti insieme?

Per esempio nell’ambito dei servizi sociali, che attualmente Bibbiena svolge praticamente in proprio e Pratovecchio Stia in convenzione. O, come detto, con la Polizia Municipale e l’urbanistica. Ovviamente dobbiamo vedere i numeri, entrare nei bilanci dei singoli servizi e capire cosa ha veramente senso avere tutti insieme e cosa no. Il concetto di fondo è il seguente: mettersi in associato tutti insieme con una serie di vincoli e di requisiti è conveniente o no? Mi spiego meglio: la convenienza viene dall’avere servizi migliori, dall’avere servizi che come singolo comune non potrei avere perché non potrei permettermelo (e quindi avere servizi in più), oppure avere gli stessi servizi ma spendere meno.

Quali potrebbero essere i servizi “in più” che adesso non avete, ma che tutti insieme, in Unione, potreste ottenere?

Per esempio creare un ufficio con personale competente e specializzato che si occupi di intercettare i fondi regionali ed europei. Quindi sviluppare progetti specifici, partecipare ai bandi e ottenere i relativi finanziamenti. Oppure, se vogliamo parlare di risparmio energetico, io credo che un “energy manager”, a livello di vallata, sarebbe sicuramente un buon investimento. Come singolo comune è una figura professionale che non posso permettermi, ma in associato con gli altri comuni porterebbe sicuramente ad un risparmio di molte migliaia di euro. Sia per quanto riguarda l’individuazione dei migliori gestori di servizi (luce, gas, telefonia, etc), sia per quanto riguarda tutta la parte del GSE (Gestore dei Servizi Energetici, ndr); quindi conversione a led, fonti rinnovabili, conto termico, etc. Sono decine e decine di migliaia di euro che potremmo risparmiare se solo avessimo la forza, tutti insieme, di avere una figura professionale altamente qualificata che si occupasse solo di questo. Per concludere, io faccio sempre l’esempio del CRED e della Banca della Memoria. Nessun comune, singolarmente, potrebbe permettersi di avere un ufficio del genere. Tutti insieme però ce l’abbiamo ed è, dal punto di vista culturale, un valore aggiunto eccezionale per la vallata.

Nel 2021 scadrà il percorso naturale dell’Unione dei Comuni e anche i comuni sotto i 3000 abitanti non avranno più l’obbligo di farne parte. Non manca molto a quella data: urge prendere decisioni importanti, urge occuparsi seriamente della governance della valle e di un novo assetto gestionale che ci permetta di avere servizi efficienti, urge rimboccarsi le maniche e fare scelte ambiziose. Il sindaco Caleri ci ha assicurato che la volontà di lavorare tutti insieme c’è. Auspichiamo che la pensino così anche gli altri sindaci e che, davvero, si lavori per dare un futuro migliore al Casentino.