“Vivere o morire”: una lettera giunta in redazione

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che ci ha mandato Annunziata Mormori, una nostra lettrice e amica

Vivere o morire

«È necessario per me scrivere queste righe in quanto siamo alla fine di agosto e proprio il 28 di questo mese esattamente un anno fa stavo entrando dentro a un tunnel a dir poco terribile. Il ricordo dell’immenso smarrimento quando mi resi conto che stavo cadendo per terra come un sacco vuoto, battendo il viso dove poco tempo prima era stato buttato del catrame che serviva a coprire una buca, è ancora vivo in me. Rammento che il dolore al naso e alle ginocchia, dove per altro ho delle protesi, era davvero grande e quando qualcuno mi rialzò da terra, avevo pezzetti di catrame ovunque ed ebbi davvero paura di essermi rotta qualcosa, e se mi si fossero rotte proprio le protesi cosa avrei fatto?!

Ma accanto a me c’era un angelo, ovvero mia sorella gemella Tina che se ne era andata ben otto anni prima ma che era sempre presente dentro di me, come del resto tutti i miei cari. L’unica cosa che ricordo bene è quando all’ospedale di Arezzo, (reparto Covid) ho incontrato un ottimo personale, rammento quando mi tolsero gli abiti e un uomo alto alto e molto gentile, ma poi caddi nell’oblio della febbre che era oltre quaranta gradi, provocata da una broncopolmonite.

Mi prestarono tante cure per la mia età e le mie problematiche di salute, e devo dire che sono stata assistita da medici e infermieri con davvero tanto amore. Sento che la vita mi è stata donata una seconda volta e so bene che se ne sono andate persone ben più giovani di me per il Covid 19, che tra le altre cose mi ha portato via l’udito, e ormai sento solo qualche rumore, ma più che altro suoni particolari, e questo succede di notte e di giorno, è come sentire acqua corrente, quando invece il rumore si trasforma in una sorta di sirena, e io divento più incerta e anche tutto il mio cammino lo diventa.

Comunque la cosa a me più dolorosa è di non poter più cantare in chiesa, perché il canto è stato una sorta di motore per me, per assopire tutti i problemi della vita, quelli che mi hanno sempre accompagnato. Oggi alle volte faccio fatica a respirare e mi aiuto con uno spry, perciò riesco a sorpassare l’ostacolo ogni volta. A distanza di un anno anche le cose più semplici da svolgere sono diventate insormontabili perché i miei polmoni hanno subito un grande danno.

Ho trascorso tre mesi in ospedale ad Arezzo e uno a Bibbiena, poi per poter ricominciare, anche a Montevarchi dove ho potuto far terapia giornaliera. Il 7 dicembre 2021 sono tornata a casa grazie a Dio, perché sono anziana e con tanti problemi di salute, ma mi rendo conto di essere fortunata nonostante tutto perché tanta gente è andata via col signor Covid e io sono qui a raccontare un anno della mia vita.»

Annunziata Mormori

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