“Voci dal Casentino”: la Misericordia di Poppi

Questa voce è la mia…

Nella passata rubrica di “Quarantenando”, se ricordate, tra le altre cose ho voluto ringraziare l’infermiera dell’ambulatorio di ortopedia dell’ospedale di Bibbiena, per quanto è stata professionale durante la vicenda negativa che da gennaio tormenta mia madre a causa di una grave rottura a tibia e perone.

Purtroppo la rottura scomposta di queste ossa le hanno tagliato la carne mandandole il piede in necrosi, anche a causa della microcircolazione compromessa per via di un morbo raro. Sono passati più di sei mesi dall’incidente, e adesso finalmente cominciamo a intravedere una lucina in fondo al tunnel.

Questo lungo periodo è stato tosto soprattutto per mia madre che ha dovuto lavorare sodo per salvaguardare il piede infortunato, e per cercar di non crollare a livello psicologico. Ma direi che è andata anche questa fase “stronza” della vita. Adesso siamo arrivati alla fisioterapia, e il progetto è quello di reimparare a camminare, anche sé sostanzialmente, il peggio dovrebbe essere passato, come si dice in questi casi.

Nel tragitto di questa esperienza abbiamo incontrato di tutto, anche se le positività sono state più spesse delle negatività, sono state assolutamente più palpabili.  Ritengo che durante il percorso dell’esistenza tutti viviamo essenzialmente di esperienze, e da queste alcune volte ne usciamo amareggiati per colpa di chi incontriamo nel cammino, ma altre volte, e fortunatamente sono di numero maggiore, almeno per quanto mi riguarda, imbattiamo in positività, create da gente semplicemente bella.

Mi piacerebbe molto citare una ad una, queste persone, anche quelle meno belle, che comunque servono sempre a far brillare di più l’altra categoria, però mi limiterò a ricordarle, qualsiasi ruolo abbiano svolto.

Invece ho tutta l’intenzione di raccontare che cosa ho raccolto dal meraviglioso gruppo della Misericordia di Poppi e voglio farlo per sottolineare quanto sia importante, anzi, direi essenziale il fatto che esistano questi volontari.

Immaginate una donna di settantadue anni, in questo caso mia mamma che abita al secondo piano di una palazzina comune, e immaginate anche che il suo appartamento sia servito da ben trentasei scalini, esattamente nove scalini per rampa. La signora però ha una gamba fissata da dei ferri esterni che le trapassano l’osso in più parti, e che questo ambaradan le arriva fino al ginocchio, per cui si trova con la gamba completamente rigida e immobilizzata, da non poter assolutamente appoggiare il piede per terra, infatti, per tutto questo tempo si è servita della sedia a rotelle che le ha permesso di muoversi da una stanza all’altra, esclusivamente dentro casa.

Nonostante tutto, alla signora non sono mancate né le medicazioni settimanali, né i controlli e raggi x mensili, né tantomeno le riabilitazioni quotidiane, e questo grazie ai volontari della Misericordia di Poppi, che sono stati veri e propri angeli, angeli di quelli che si prestano, che lasciano indietro le loro cose per servire il prossimo, assolutamente in maniera gratuita, ripagati soltanto dal sorriso e dai ringraziamenti della gente bisognosa, e dai loro familiari.

Non c’è stato una volta che Lorenzo Paggetti, volontario di Poppi, non abbia tirato su di morale mia madre, facendola sorridere ed esultando ad ogni suo progresso. Oppure, i ragazzi che l’hanno accompagnata costantemente per le riabilitazioni, ragazzi di cui non conosco il nome ma che ringrazio di cuore.

Questi uomini e donne sono gente comune che ha voglia di donare e di donarsi, prendendosi a cuore le situazioni incresciose degli altri. Loro, tutti si sentono persone qualunque, semplici volontari che svolgono la loro mansione assolutamente col cuore, ma per me, per la mia famiglia sono stati veri e propri “salvavita”. Credetemi, non so come avremmo potuto fare altrimenti.

In questo lungo periodo mi è venuto da pensare alle persone che passano l’intera esistenza ad aver bisogno di questi volontari, e questo mi fa sentire in colpa per tutte le volte che mi sono lamentata.

In particolare vorrei ringraziare Luciano Rossi, vice governatore della stessa misericordia, che è sempre stato disponibile ad accogliere tutti gli appuntamenti di mia madre senza mai farmi pesare niente. E tutte le volte che con un pochino di mortificazione, a causa delle mie richieste, lo chiamavo per l’ennesima volta, lui mi rispondeva: – sono qui apposta Marina, sono qui apposta, non devi preoccuparti, l’importante è che Germana guarisca. –

Queste persone, e soprattutto Luciano mi hanno dato una bella lezione di vita ed è quella di cercare di esserci per gli altri, di esserci il più possibile. Non ci rendiamo conto dell’indispensabilità di questi volontari finché non capita il bisogno, ma gli imprevisti sono sempre in agguato, anche quando svolgiamo le cose semplici di tutti i giorni, proprio come è successo a mia madre.

Vorrei lanciare un appello, un appello più simile ad un invito: A te che stai leggendo queste righe fatte di vita, se hai del tempo a disposizione, se il tuo lavoro te ne lascia un pochino, o magari hai avuto la fortuna di andare in pensione e sei ancora pieno di energie, oppure a te, che lavori facendo i turni e ti ritrovi sempre mezza giornata libera, pensaci, pensa a come sarebbe bello investire del tempo aiutando chi ne ha bisogno, prendendoti indietro i grazie fatti di commozione di coloro che sono malcapitati in un banale incidente, e che poi si sono trovati bisognosi di assistenza.

Intanto non sono stata a guardare e mi sono associata alla misericordia di Poppi, poi, quando potrò riprendermi un pochino di vita, vorrò diventare una di loro, loro, che tanto ho ammirato e che ammiro profondamente!

La misericordia di Poppi, affonda le sue radici dai primi del 1.300 e racchiude nel suo nome “miseri con dare” un significato importante, fondamentale. E’ provvista di un importante numero di volontari, e io, insieme a mia madre intendo abbracciarli tutti!

Grazie di cuore!