“Voci dal casentino”: un evviva alle cose che funzionano!

 

Non è la prima volta che scrivo di qualche fatto positivo, e continuerò a farlo, soprattutto in questo periodo in cui la positività allevia momenti che di positivo hanno ben poco. Per il lavoro che faccio è come se frequentassi giornalmente una piccola piazzetta dove posso incontrare gente con cui poter parlare, confrontarmi, con cui poter scambiare aneddoti di vita, ma soprattutto dove posso ascoltare.

Mi era capitato già un paio di volte di sentire parlare di un ambulatorio che fortunatamente abbiamo presso la USL di Bibbiena Stazione e che sembra funzionare davvero, ed è proprio di quello che vi voglio raccontare. Una mia amica mi disse che le avrebbe fatto piacere far sapere quanto le sia stato e le sia tutt’ora d’aiuto il personale infermieristico di questo ambulatorio che esercita sul territorio casentinese e che è preparato ad avere a che fare con le cosiddette: “ferite difficili”.

Nadia Basagni, una giovane donna di Borgo alla collina, ma che da anni vive nel comune di Castel Focognano, deve purtroppo fare i conti con delle brutte ferite di cui soffre suo padre a causa di alcune problematiche che ha sulla pelle, problematiche derivanti dal sole.

-L’unico sollievo che abbiamo, io e la mia famiglia, – racconta Nadia – è di poter usufruire di questo personale infermieristico, che in caso di bisogno si reca anche a domicilio.

Non ci si può rendere conto di quanto queste persone siano preparate a livello medico, ma anche e soprattutto a livello umano. Queste infermiere o infermieri hanno a che fare con gente che soffre, ma anche con i familiari di questi ammalati, che spesse volte, come nel caso di mia madre, sono ad accudire i loro cari ventiquattr’ore su ventiquattro. Poter essere rassicurati, poter parlare, confrontarsi e sfogarsi con queste persone, talvolta ha il potere di capovolgere una giornata che si preannunciava scura e che invece, grazie al loro intervento e alla loro parola, tanto scura non lo sarà più.

E’ capitato all’inizio della pandemia del Covid 19 – continua Nadia, – che mia mamma aveva preferito non far entrare nessuno in casa per la paura di eventuali contagi provenienti dall’esterno, e che sarebbero risultati letali per mio padre, allora in virtù di questo, aveva preferito disdire momentaneamente il servizio domiciliare. In realtà, una mattina a mio padre successe qualcosa che richiedeva assoluta competenza, ma era altrettanto indispensabile anche una parola che avrebbe confortato mia madre, e un’infermiera corse immediatamente ad apportare le cure del caso. Questi uomini e donne non guardano il tempo, loro si prendono cura della persona bisognosa e ci impiegano il tempo che ci vuole, è come se per loro non esistesse l’orologio quando svolgono il loro lavoro, a meno che non sia indispensabile a contare i minuti utili a una particolare medicazione.  Mi è capitato oltretutto di ricevere un piacere da un’infermiera che ci insegnò ad utilizzare il sollevatore che ci serviva per alzare mio padre, e non le sarò mai abbastanza grata per questo. Potrà sembrare una banalità, ma in certi momenti, quando non sai dove battere la testa dalla preoccupazione, non lo è affatto. Io e mia sorella, che ognuna ha la sua vita, ci sentiamo al sicuro sapendo che ci sono questi “angeli” come amiamo chiamarli, che oltre a curare ed alleviare il dolore alle ferite di mio padre, offrono la loro buona parola anche a mia madre che deve accudirlo giornalmente. –

Quando Nadia mi raccontava tutta questa situazione io cercavo di comprendere quanto tutto potesse contare per lei, ma mai avrei pensato di averne bisogno di lì a pochi giorni. Invece l’ho provato e ho potuto guardare la cura di una di queste infermiere, che ogni tre giorni si reca a casa di mia madre ad apportare la sua professionalità, la sua attenzione, l’amore e la dedizione per quel lavoro che ha scelto di fare. Devo ammettere che quando Nadia mi parlava di questi “angeli”, mi sembrava un tantino esagerata, in fondo pensavo: sono persone che fanno il loro lavoro e nient’altro. Invece mi sbagliavo, e ancora una volta nella vita mi rendo conto che bisogna sempre toccare con mano, perché non saprei davvero in quale altro modo potrei chiamare una donna che oltre a venire a medicare mia madre, mi lascia il suo numero di telefono per poterla contattare in qualsiasi momento, a qualsiasi ora, e che si consulta telefonicamente con la dottoressa affinché possa svolgere al meglio quello specifico lavoro.

Signori credetemi, a Bibbiena esiste un gruppo di infermieri domiciliari e un ambulatorio di “ferite difficili” di cui Stefano Sassoli è coordinatore infermieristico, ma anche uomo cosciente e attento al male degli altri, e Silvia Mencattini ne è la referente aziendale. Questi infermieri svolgono il loro lavoro al di là di quello che gli compete, e lo fanno con un amore e una dedizione straordinaria. Silvia tra l’altro, è colei che si prende cura di mia madre, e voglio usare il suo nome per ringraziarli tutti, infermieri e infermiere di questo ambulatorio.

Mi spiace molto di aver pensato che Nadia Basagni esagerasse a chiamarli “angeli”, perché lo sono davvero. Continuate così ragazzi, che siamo orgogliosi di voi!

Un ringraziamento particolare da Nadia e Niccoletta Basagni e anche da me!

Marina Martinelli
Marina Martinelli
Marina Martinelli nasce a San Piero in Frassino nel dicembre del 1964. Oggi vive e lavora a Poppi, dove condivide un salone di parrucchieria col marito. Ha due figli che sono la sua vita e la scrittura è la sua più grande passione, infatti ha pubblicato due libri di novelle e tre romanzi. A primavera uscirà il suo sesto romanzo che sarà macchiato di giallo. Da anni collabora con la rivista casentinese CasentinoPiù.

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