“Arbé”, al secolo Alberto Berti: artista e inventore stiano

Alberto Berti

Di Marco Taddei e i ragazzi del Liceo di Poppi

Siamo a Stia. È una bella giornata molto calda e su proposta del nostro tutor, Marco, decidiamo di andare a intervistare “Arbé”, un personaggio ben conosciuto nella zona di Pratovecchio Stia, che possiamo definire, come minimo, curioso e particolare. Perché è così conosciuto localmente? Perché Arbé, al secolo, Alberto Berti, 72 anni, è una sorta di inventore-artista, un individuo che nel suo piccolo laboratorio sullo Staggia, accanto al Museo dello sci, gioca con la sua intelligenza, creando macchine, meccanismi, marchingegni e sculture che suscitano stupore in chi ha l’occasione di vederli e di vederli funzionare: come può accadere davanti al movimento multiplo e complesso delle sculture in acciaio mosse dal vento e illuminate dal sole che si trovano all’interno del parco del Palagio Fiorentino, sempre a Stia, davanti al suo laboratorio ma sulla sponda opposta dello Staggia. Arbé, come si capisce già da quanto appena detto, è una persona fuori del comune, unica e che sembra uscita da un’altra epoca: nel suo piccolo laboratorio richiama alla mente la figura di un artista-artigiano rinascimentale; però, lo si capisce dall’intervista, è anche un individuo che non si prende molto sul serio: anche se gentile e disponibile è modesto, essenziale nel parlare, e molto autoironico. Dopo averci mostrato buona parte delle sue invenzioni, delle sue sculture e la riproduzione di macchine utilizzate per la didattica della fisica nei musei e nelle scuole, cominciamo a porgli delle domande.
Perché il soprannome di “Arbé” ?
Perché negli anni ’60 un mio amico romano, per pigrizia, mi chiamava così invece che Alberto
Come ti definiresti, un artista, un inventore?
Un “gingillone” (ride)
Quando e come ti è nata la passione per quello che fai?
Praticamente da quando ero bambino; mi piaceva cercare giocattoli rotti per smontarli e tentare di ripararli…

Troverete l’intervista completa nel numero di Casentinopiù attualmente in edicola