Bibbiena, incontro sulla chiusura del “punto nascite”: spiegazioni, critiche, caos

di Eleonora Cavigli
Il Sindaco incontra i cittadini con l’obiettivo di informare la comunità riguardo ai cambiamenti previsti dal Piano Territoriale Sanitario pattuito il 29 febbraio 2016 e previsti per il prossimo giugno
Conferenzieri presenti:
sindaco del comune di Bibbiena Daniele Bernardini
Dott. Andrea Rinnovati 
Dott. Gianni Galastri 
Dott.ssa Daniela Mazzetti 
Dott. Carlo Montaini
Dott. Massimo Mandò
In data 04/03/2016 si è tenuto presso il Centro Sociale di Bibbiena un incontro tra istituzioni e cittadini promosso dal sindaco Daniele Bernardini, con la finalità di informare i presenti riguardo i Patti Territoriali per la Sanità, sottoscritti lo scorso 29 febbraio dai vertici della Asl e dai sindaci della vallata.
Il salone conferenza del Centro Sociale era sovraffollato, oltre alla moltitudine di cittadini erano presenti anche rappresentanti di vari gruppi, politici e non, che sono intervenuti nel corso della serata.
All’inizio dell’incontro i conferenzieri hanno illustrato tramite slide i motivi per cui il punto nascite dell’ospedale di Bibbiena verrà ufficialmente disattivato il 1 Giugno 2016 e i potenziamenti e gli sviluppi dei servizi previsti dai Patti Territoriali firmati lo scorso 29 febbraio.
Per garantire in tutta sicurezza un servizio come il punto nascite, gli standard sanitari impongono ad ogni distretto un numero minimo di 500 nascite ogni anno. In Casentino questa cifra non è contemplata da ormai diversi anni, e sebbene le direttive regionali avessero da tempo indicato come soluzione la chiusura del reparto, i comitati ed i sindaci sono riusciti a derogare la chiusura per diversi anni, fino ad oggi. Non sono mancate polemiche tra i presenti: brusii e grida di chi sosteneva che i Patti non dovevano essere firmati senza la consultazione dei cittadini, che la salute dei contribuenti fosse stata messa in secondo piano e che la salvaguardia di eventuali partorienti casentinesi fosse stata messa a repentaglio a causa della chiusura del reparto nascite, per via del conseguente allungamento delle distanze fino all’ospedale di  Arezzo.
Dopo diversi minuti di agitazione dovuta al surriscaldarsi della discussione, il Dr. Rinnovati ha abbandonato la conferenza a causa dei toni inaspritisi con gli interlocutori casentinesi che, esasperati, non facevano a meno di interrompere i discorsi del dottore con un concitato sovrapporsi di voci ed interventi a volte furibondi e dal linguaggio piuttosto colorito.
È intervenuto quindi il Dr. Massimo Mandò, direttore della centrale operativa del 118 di Arezzo e del dipartimento emergenza-urgenza, nel tentativo di illustrare nel dettaglio i potenziamenti previsti dai Patti, ma anche qui i toni tra i cittadini si sono surriscaldati impedendo a gran parte dei presenti di comprendere i discorsi. La polemica della platea aveva di nuovo come oggetto la distanza tra il casentino ed il presidio di Arezzo. A tal proposito il Dr. Mandò ha fatto presente che in caso di emergenza sanitaria, un paziente deve essere preso in carico NON nel presidio più vicino bensì in quello più idoneo alle sue patologie, sottolineando il fatto che un centro nascite come quello casentinese non presenta una idoneità tale da garantire sicurezza alle cittadine.
Tale argomento è stato in seguito approfondito e spiegato dalla Dott.ssa Mazzetti, che ha ribadito che nonostante il progetto di chiudere i punti nascita non idonei fosse già in discussione all’interno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità già dagli anni ’90, il distretto casentinese ha  “resistito” per diversi anni, derogando la chiusura finché possibile, anche se numericamente non rientrava nell’idoneità prevista. “Un centro idoneo”, ha spiegato la dottoressa, “è basato da una definita competenza settoriale (expertise) da parte dei professionisti sanitari. Dato che l’expertise si basa su un certo numero di interventi particolari e complicati che necessitano una determinata preparazione, e dato che il Casentino non offre un numero sufficiente di tali interventi, il centro nascite Casentino non è un centro nascite idoneo. In parole povere non ci sono abbastanza numeri da garantire personale con un certo livello di qualifica. E questo comporta una bassa sicurezza del servizio.”
Le casentinesi, continua la dottoressa, saranno comunque seguite fin dai primi giorni della gravidanza dal consultorio di Bibbiena, che le accompagnerà durante tutti i 9 mesi instaurando fin da subito una collaborazione con l’ospedale di Arezzo. La paziente non è abbandonata, bensì monitorata dall’inizio alla fine del suo percorso di maternità. Inoltre il personale del 118 sarà adeguatamente formato ed aggiornato, in modo da essere preparato di fronte ad eventuali complicazioni ed operare al meglio in caso di emergenza. Il reparto ginecologia, eccezion fatta per le nascite, non cesserà tuttavia la sua attività, anzi, secondo i Patti verrà potenziato per la salute della donna, ad esempio verrà attivato un ambulatorio specifico per la chirurgia del pavimento pelvico (muscoli che sostengono anche uretra e vescica): il reparto sarà quindi potenziato ed adattato in base alle esigenze di una vallata con un tasso di natalità basso ed un livello di anzianità in crescita.
La polemica non si è ancora spenta, alcune persone ritengono il dissestato tragitto Bibbiena – Arezzo poco sicuro per i pazienti, qualcuno sottolinea di nuovo che i sindaci avrebbero dovuto attendere miglioramenti delle condizioni della statale prima di firmare i Patti, o consultare prima i cittadini.
Il dottor Galastri ha approfondito i miglioramenti del sistema Emergenza-Urgenza territoriale previsti dai Patti: oltre i potenziamenti illustrati dalla dott.ssa Mazzetti, sarà introdotto l’utilizzo dell’auto-medica a Bibbiena operativa 24h, e verrà aggiunta un’ambulanza BLSD, così che il territorio sia coperto da due equipaggi BLSD (Basic Life Suppurt Early Defibrillation, n.d.r.) anzi che da uno solo.
Conclusi gli interventi dei conferenzieri, altre persone sono intervenute per esprimere la propria opinione alla platea, tra cui Francesco Macrì, capogruppo di Fratelli d’Italia del comune di Arezzo, Valerio Bobini, presidente del CREST (Comitato Regionale Emergenza Sanità in Toscana), che ha espresso le sue perplessità riguardo i motivi che hanno portato a definire il punto nascite Casentino non sicuro, nonostante fosse “definito fino a poco tempo prima un fiore all’occhiello per tutta la toscana”, e Andrea Quartini, medico e portavoce nel consiglio regionale del M5S.  Molti altri sono intervenuti, tra cui numerosi cittadini che hanno posto domande ed espresso opinioni, la maggior parte delle quali in disaccordo con i piani dei Patti Territoriali. La riunione si è conclusa a mezzanotte inoltrata, tra incomprensioni, molta polemica, rassegnazione da parte di qualcuno e voglia di cambiare le cose da parte di qualcun altro, oltre che una buona accettazione del Piano Territoriale da parte di qualche cittadino.